Gli Scavi di Pompei, Hyde Park, il tetto di un palazzo, la Grande Muraglia cinese: di luoghi “strani” o suggestivi in cui una band o un cantante si sono esibiti, ce ne sono a bizzeffe. Questa volta è toccato ai Red Hot Chili Peppers che il 15 marzo hanno suonato all’ombra di una delle location più suggestive e cariche di storia dell’intero pianeta: le piramidi di Giza.

Live at Pyramids. Fonte: Account Twitter Red Hot Chili Peppers

Le tre costruzioni, di cui fa parte anche la piramide di Cheope, l’unica delle sette meraviglie del mondo antico ad essere sopravvissuta, aveva fatto da cornice a concerti di artisti del calibro di Frank Sinatra, Andrea Bocelli, Shakira e Mariah Carey. Il concerto, in questo caso, è stato promosso dal Ministero del turismo con lo scopo di riportare il paese tra le mete più visitate al mondo, dopo che anni di disordini hanno bloccato il flusso turistico. La band statunitense con trentasei anni di carriera alle spalle, aveva annunciato il live sui social e sulla pagina web all’inizio del 2019, scatenando la gioia dei fan e anche la curiosità per il posto così inusuale e al tempo stesso affascinante. L’eccitazione per questo concerto non aveva coinvolto solo il pubblico e il paese ospitante, ma anche la band. Flea, bassista e co-fondatore dei RHCP, alla vigilia dell’evento, lo aveva commentato così: “Prima di suonare in un posto nuovo il mio corpo freme per l’eccitazione ogni volta, la brama di scoprire un nuovo mistero, il fascino di una nuova cultura, la possibilità di incontrare nuovi amici, assaporare nuovi cibi, sentire nuovi profumi, assorbire nuovi ritmi. Imparare. Imparare. Imparare. Sta accadendo di nuovo proprio adesso, il mio cuore è colmo di gioia all’idea di esibirmi in Egitto. Sono così felice e grato per questa imminente esperienza”.

Prove Live at Pyramids Fonte twitter.com/ChiliPeppers

Al live sono accorse diecimila persone da sessantasette paesi diversi, che hanno potuto godere di una scenografia che non aveva bisogno di grandi effetti speciali. Sul palco, infatti, insieme ai quattro componenti della band Anthony Kiedis, Flea, Josh Klinghoffer e Chad Smith, c’era solo un impianto luci che riproduceva o almeno tentava di riprodurre la bellezza delle piramidi. Insomma, quanto di più essenziale potesse essere messo su quel palco. Ma come già detto, lo scenario e la potenza di uno dei gruppi rock più seguito e acclamato di sempre, è bastato a rendere questo concerto unico nel suo genere.

Live at Pyramids Fonte: www.instagram.com/chadsmithofficial/

Lo spettacolo è durato circa due ore tra alti e bassi della band, che forse ha subito il peso di un evento così unico e dell’emozione che si porta dietro. A dare il via al live ci ha pensato una scatenatissima Can’t stop, che da sempre è uno dei brani più ballati e cantati dal pubblico. Le diciassette canzoni in scaletta, a cui si sono aggiunti a grande richiesta tre bis, si sono alternate ad assoli e jam che avevano il duplice compito di far riprendere fiato alla band e risaltare la potenza di questi musicisti.

A momenti in cui il pubblico si è potuto scatenare con By the way, Fortune faded e Right in time, si sono intervallati momenti in cui il clima è diventato più intimo ed emozionante. Under the bridge, cantata da un Anthony Kiedis seduto e accompagnato dalla voce e dalla chitarra di Klinghoffer, è come sempre garanzia di bellezza mista ad emozione. Il chitarrista, che è ancora al centro di un enorme dilemma che lo vede coinvolto con il “compianto” John Frusciante, è stato protagonista di una cover apprezzata da tutto il pubblico. La canzone, che appare una citazione quasi scontata, è Pyramid Song dei Radiohead, grande pezzo della band inglese. Ma le cover della serata non sono finite qui; i Red Hot Chili Peppers si sono cimentati con altre due brani che hanno dimostrato, se mai ce ne fosse bisogno, quanto la potenza del gruppo, nonostante l’età e qualche minuto di pausa in più sul palco, è ancora tanta. La band ha suonato I wanna be your dog e Higher Ground, rispettivamente degli Stooges e del re indiscusso della black music Stevie Wonder. Il risultato non è stato solo quello di avere delle semplici cover, ma la band in questi due momenti dello show si è cucita addosso queste canzoni e ha dato loro una nuova veste.

Insomma, per i fortunati presenti al live egiziano, uno spettacolo in piena regola a cui non si poteva mancare. Ma i RHCP hanno pensato anche a chi tra quei diecimila non ci è potuto essere e hanno deciso di trasmettere il concerto anche su diverse piattaforme, permettendo di cantare e ballare le loro canzoni anche sul divano di casa. Il Live at Pyramids è stato trasmesso in diretta streaming su You Tube, Facebook e Twitter, raggiungendo a metà show quasi 500 mila visualizzazioni. L’esperienza non sarà stata la stessa e lo streaming ha penalizzato di molto lo scenario e l’atmosfera del concerto, però dai dati si può ben intuire che l’idea è stata più che apprezzata dai fan non presenti al live.

Le fatiche della band non sono finite qui; ai quattro della California aspettano nuove date del tour e la lavorazione di un nuovo album. Dopo il suggestivo live all’ombra delle piramidi, la band farà tappa prima in Asia per poi concludere in bellezza nella loro California e allo straordinario evento brasiliano del Rock in Rio. A distanza di tre anni dal loro ultimo progetto discografico, Getaway, i Red Hot Chili Peppers a breve pubblicheranno il nuovo album tanto atteso dai fan. A far crescere l’attesa, contribuiscono i membri della band che utilizzano da sempre i social in modo ironico e divertente. Sui loro profili, infatti, possiamo trovare foto di dita callose per la troppa fatica in studio o foto dove le dita vengono usate per un gesto decisamente meno romantico. Insomma il momento della pensione per i Red Hot è ancora lontano e il pubblico potrà godere ancora della loro energia, dei loro concerti e dei loro salti sul palco per molto tempo.

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