Torino, musica elettronica mescolata a un po’ di sano e vecchio rock, Aurora sogna, Discolabirinto, collaborazioni di tutto rispetto, Sanremo, 1999 e poghi selvaggi ai concerti. Basta unire tutte queste circostanze come in un gioco di enigmistica e la soluzione è semplice: stiamo parlando dei Subsonica. Era il 1996 quando, dall’unione di alcuni artisti made in Piemonte, nasceva la band destinata negli anni a collezionare una serie di successi. A dare il via al progetto, le colonne portanti dei Subsonica: Max Casacci, Samuel Romano e Boosta. Max Casacci, chitarrista e mago dei suoni, veniva da un’esperienza negli Africa Unite, Boosta, che da sempre incanta con la sua verve e le sue innumerevoli tastiere, e la voce del gruppo Samuel Romano, che a breve si destreggerà come giudice a X-Factor, una di quelle situazioni da cui se ne esce o da vincitori o da “ah, un altro che si è venduto alla tv”. A questi si aggiungono i nomi di Ninja e Luca “Vicio” Vicini che tuttora fanno parte del gruppo, rispettivamente alla batteria e al basso. La band non è l’unico frutto nato da un mix di esperienze e elementi; anche il nome, dopo varie proposte, nacque dall’unione tra il titolo di una canzone dei Marlene Kuntz, Sonica, e da “subacqueo”, nome proposto da Casacci. Ma qual è il disco che ha consacrato e fatto conoscere la band oltre i confini piemontesi? È il disco che quest’anno compie ben vent’anni e anche in questo caso, come in quello dei Lunapop e del loro Squerez, tutti i trentenni hanno il pieno diritto di sentirsi vecchi. L’album di cui stiamo parlando è Microchip Emozionale, uscito il 26 agosto del 1999 e in parte presentato agli MTV Day di Bologna di quello stesso anno.

Copertina Microchip Emozionale. Fonte: sito ufficiale Subsonica

È uno di quei progetti difficili da dimenticare, uno di quelli a cui tutti gli album successivi sono stati paragonati e probabilmente è quello che vince sempre in questi paragoni. Il suono era nuovo e ricercato, soprattutto in un’Italia dove la musica elettronica ancora non era contaminata con altri generi e che qui entra in contatto non solo con il rock, ma anche con il reggae, la dance e il soul. Ma non è solo questo. I testi di Microchip Emozionale raccontano tanto della loro città (primo fra tutti il Il cielo su Torino), una Torino alla soglia dei primi anni 2000, lontana dagli innumerevoli cambiamenti che l’hanno vista protagonista negli anni, delle sue piazze eleganti ma anche dei quartieri più periferici e che forse hanno più da raccontare. Il disco rispecchia appieno le due anime della città: c’è quella più moderna, con gli occhi al futuro, che si esprime nelle canzoni più elettroniche del disco, e quella con uno sguardo al passato ma un piede nel futuro, che invece è rappresentata da altri brani. Tra questi Lasciati e Strade che strizzano l’occhio ad alcune tracce del disco precedente, ma ovviamente senza lasciare la strada dei nuovi suoni. La seconda canzone, con un testo sicuramente molto evocativo e con le sue “strade che si lasciano guidare forte e che si lasciano dimenticare” è sicuramente una delle più cantate ai loro concerti ed è una di quelle che nella scaletta dei Subsonica è impossibile non trovare. E come dimenticare l’Aurora che nei sogni trova la felicità e immagina una carne sintetica e un microchip emozionale, proprio quel microchip che presta il nome all’intero album? Si potrebbe dire che sia l’inno di una generazione o, almeno, di una fetta di generazione in preda a una solitudine che la protagonista della canzone indossa come se fosse un bell’abito e lo fa con la saggezza di chi pensa che questa sia la normalità. Ma a cavallo tra gli anni ’90 e i 2000 i Subsonica non volevano perdere niente di quel successo, ma anzi raccogliere tutti i frutti di un album destinato a rimanere indimenticabile. Perché non partecipare, quindi, alla kermesse più conosciuta e patinata d’Italia? Così come avrebbero fatto gli Afterhours ben dieci anni dopo, anche la band torinese partecipò a Sanremo, piazzandosi negli ultimi posti della classifica con Tutti i miei sbagli. Il brano non era stato inserito nella prima edizione dell’album, ma sarà poi aggiunto nella sua riedizione qualche mese più tardi, dopo Sanremo.

 

Scorrendo tra le tredici tracce, troviamo una tra le canzoni più sperimentali, più movimentate e psichedeliche del disco: stiamo parlando ovviamente di Discolabirinto. Quasi a voler mettere la ciliegina sulla torta di questo innovativo album, questo brano esce come ultimo singolo e inaugura gli anni 2000 della band. Di cose da dire su questa canzone ce ne sono tante e tutte interessanti, ma soprattutto innovative. Partiamo dal suono e dall’aspetto musicale di questo brano. È prima di tutto il risultato di una collaborazione musicale tra i Subsonica e un gruppo che in quegli anni era già più che affermato e apprezzato, ma soprattutto rappresentava l’innovazione con la I maiuscola: i Bluvertigo, capeggiati da un eclettico e geniale Morgan. Microchip emozionale è, infatti, anche il disco delle grandi collaborazioni, con nomi che vanno da Daniele Silvestri – per la bellissima e conosciutissimaLiberi tutti – a dj Claudio Coccoluto (Il mio dj), fino ad arrivare – appunto – ai Bluvertigo. Ritorniamo a Discolabirinto è una canzone ritmata e con un tempo del tutto nuovo, il quale pur essendo ispirato alla musica dance è scritto in 7/4, situazione abbastanza rara nella musica leggera. Fiore all’occhiello di questa canzone è anche il videoclip, che rappresenta un vero e proprio esperimento. Infatti, così come viene spiegato nei primi minuti del video, quest’ultimo vuole offrire una realtà visiva della musica ed è quindi fruibile anche dalle persone con disabilità uditive. A ogni strumento viene assegnato “un ruolo visivo” e tutti i movimenti che compaiono nel videoclip sono studiati per far percepire il brano anche a chi non è in grado di poterlo sentire. Quello girato da Luca Pastore con l’aiuto dell’Istituto sordi di Torino è, più che un videoclip, un vero e proprio viaggio esperienziale.

Tutti questi ingredienti, dalle collaborazioni al suono, dall’innovazione alla ricercatezza di testi e musica, hanno contribuito a rendere unico questo album e, forse, irripetibile. Insomma, se non avete mai ascoltato questo disco correte a farlo e capirete il motivo per cui c’è un pre e un post Microchip Emozionale per i Subsonica.

Immagine di copertina: profilo Twitter Subsonica
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