Dopo il successo della prima edizione del 2019, torna anche quest’anno la “Call for producers” di Open Sound Festival, la call internazionale per giovani producers in collaborazione con Sugar Music.

Tutti i producer emergenti che vorranno sperimentare per co-creare nuove visioni sonore avranno tempo fino al 2 agosto per presentare la propria domanda.

La “Call for producers” di Open Sound Festival

La sfida della “Call for producers” consiste nel ricodificare sonorità antiche in chiave elettronica creando una traccia inedita a partire da un repertorio di suoni appartenenti all’antico patrimonio lucano (cori polifonici arbëreshë, zampogne, campanacci, cupa cupa).

Questi suoni – registrati, campionati e catalogati – sono raccolti nell’Open Sound Library (#OSL), messa a punto durante l’esperienza di Matera Capitale europea della Cultura 2019, nel corso delle residenze artistiche in Basilicata che hanno ospitato il compositore e artista multimediale Yuval Avital (Guest Artistic Director dell’Open Sound Festival 2019).

La giuria di Open Sound Festival 2020 selezionerà 9 candidati che avranno accesso alla prima fase, l’Open Sound Academy 2020. Tra i 9, saranno scelti i 3 producers ritenuti più idonei a proseguire nelle fasi successive di co-creazione e co-produzione di una suite finale al fianco dei guest producers di questa edizione: Clap!Clap!, Yakamoto Kotzuga e Stabber. La “Suite OSA“, la performance finale di Open Sound Festival, sarà presentata dal vivo a settembre, nella suggestiva cornice della Terrazza di Palazzo Lanfranchi a Matera.
Noi di Artwave abbiamo avuto l’opportunità di intervistare uno dei guest producer di questa seconda edizione di Open Sound Festival, Clap! Clap!, che ci ha raccontato la sua esperienza musicale e ha dato qualche consiglio ai giovani ragazzi che desiderano partecipare al progetot.
Clap!Clap!

Clap! Clap!

Ciao Clap! Clap!. Qual è il consiglio che puoi dare ai producer emergenti che parteciperanno alla “Call for producers 2020”?

Ciao a tutti! Il mio consiglio è di essere il più possibile sé stessi. Se io dovessi partecipare a questa call, proverei a inventare qualcosa di nuovo, un sound che prima non c’era. Sfrutterei al massimo l’ispirazione e la creatività per alimentare quella che è la mia passione più grande, e sono sicuro che mi divertirei tantissimo. Proverei lo stesso identico piacere che provo ogni giorno nel produrre musica sperimentando in tutte le maniere possibili!

Tu come sei diventato un producer di successo? Qual è stato il tuo percorso?

Non penso di essere un producer di successo, ma vado indubbiamente fiero dei risultati ottenuti fino ad oggi. Ci sono delle soddisfazioni nella vita che nessuna emozione può rimpiazzare!

Il mio percorso è stato, e spero sarà ancora, molto vario. Mi sono appassionato alla cultura musicale attivamente 26 anni fa, quando ero un MC in un progetto hip hop del 1994. Successivamente ho iniziato a suonare il sassofono contralto e baritono e, oltre all’hip hop, al soul, all’R&B e al reggae/dub/rocksteady, ho iniziato ad appassionarmi al jazz come un vero jazzofilo.

Altri momenti importati durante la mia adolescenza sono stati legati ai centri sociali, alle manifestazioni, al momento in cui ho iniziato a vivere la scena punk e quella hardcore e ad ascoltare anche tutti i generi derivati come il nowave, il noise, il post punk etc. Certi ascolti mi hanno portato ad approfondire culture e mondi ai quali probabilmente non mi sarei mai avvicinato se avessi intrapreso un percorso differente in adolescenza. Il prog rock. L’hard rock. Tutta la psichedelia degli anni ’70, sia internazionale che più specificatamente nostrana. La beat generation.

Insomma, ho avuto la fortuna di potermi soffermare a lungo e con estrema convinzione su molte culture differenti tra loro e penso che questo oggi possa aiutarmi ad avere un minimo di elasticità mentale nel campo delle produzioni musicali.

Open Sound Festival

Ci sono stati dei momenti di difficoltà durante i quali hai pensato di non farcela? Se sì, come li hai superati?

Ce ne sono stati moltissimi e sono sicuro che ritorneranno. Penso facciano parte del percorso artistico di chiunque. Il buco nero, ‘’il nulla’’ che sembra divorare qualsiasi ispirazione… Io ho imparato a conviverci quando mi sono reso conto che, come tutte le altre dinamiche delle emozioni negative nella vita, anche questa segue un corso. Così come inizia, si intensifica e raggiunge il picco, è destinata ad abbassarsi fino a scomparire. Basta assecondarla. Io ad esempio in questi momenti mi dedico ad altro aspettando che l’ispirazione segua il suo flusso e ritorni e indubbiamente me la vivo molto meglio dei primi giorni in cui avevo a che farci!

Quali sono i produttori che più stimi nel panorama musicale italiano e internazionale?

Oddio! Ce ne sono moltissimi, davvero non saprei come fare a elencarli tutti senza escluderne altri che stimo altrettanto!! In Italia stimo molto Baldelli, Khalab, Stabber, Francisco, Jolly Mare, HDADD, Lorenzo Senni, Populous e tantissimi altri che, come dicevo prima, si sono creati uno stile unico ed inimitabile. Sono davvero molti, per quelli internazionali davvero non saprei da dove iniziare! Da Drexciya, Aphex Twin, Jeff Mills, Squarepusher, Boards of Canada, passando per Timbaland, Jay Dilla, Flying Lotus fino ad arrivare a Hudson Mohawke, Max Graef, Romare e miriadi di altri produttori che sono dei veri e proprio pionieri dell’originalità nello stile.

Qual è la produzione della tua carriera di cui sei più fiero?

Liquid Portraits.
Grazie e un saluto a tutti i lettori di Artwave!

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