Carlo Luigi Coraggio, detto Carl Brave, è nato nel 1989. In una delle sue canzoni più famose, Fotografia, in coppia con la vincitrice di X-Factor Francesca Michielin, sono presenti personaggi le cui sembianze sono ispirate ai celeberrimi Simpson. Fa parte della lineup stabilita per il grande concerto del 1º maggio assieme a Ghali, e dichiara di parlare, nelle sue canzoni “dell’amore normale, fatto di bugie, scazzi e tradimenti”. Richard Henshall è nato nel 1984. Lo stile grafico della copertina di Affinity, uno degli album della band di cui è leader, è ispirato ai poster anni ottanta e alle custodie dei primi videogiochi. Il loro ultimo album, Vector, è stato elogiato dalla critica come “pesante” e “in stile opera rock”. Tale gruppo non sono altro che gli Haken, gruppo progressive metal britannico, e quello che hanno in comune con Carl Brave è che entrambi, quest’estate, presenzieranno nella formazione del festival musicale Rock In Roma 2019.

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Già, perché l’edizione di quest’anno del festival è improntata in una sola direzione: l’innovazione, e l’allargamento dei limiti prescritti di cosa significhi “fare rock”. Sulla maglietta di Maxmiliano Bucci, cofondatore dell’evento assieme a Sergio Giuliani, campeggia il celebre logo dei Guns & Roses, ma è lui il primo a sostenere la linea innovatrice. Essa è presente in ogni dettaglio dell’organizzazione dell’evento, a cominciare dal bellissimo poster promozionale arricchito da un mosaico multicolore in stile Pollock. Il 2019 rappresenta l’undicesimo anno del Rock In Roma, e molti ospiti della nuova lineup – come gli Skunk Anansie, presenti per la quarta volta – sono ormai presenze fisse. Ma per rimanere sulla cresta dell’onda, anche l’idea stessa di “rock” deve allargarsi e aprire a sé nuove sonorità, nuove ispirazioni, nuovi nomi. Lo stesso Achille Lauro – non presente fisicamente nella lineup del festival, ma non per questo non meno passibile di selezione di ospiti come Calcutta e Gemitaiz – ha più volte fatto riferimento a sé stesso come “rockstar”, e sempre “Rockstar” è il titolo di una canzone del trapper americano Post Malone. Il quale, nella musica che fa, non potrebbe essere più lontano da ciò che “rock” viene chiamato nelle riviste.

Il gruppo prog-metal Haken in concerto.
Fonte: pagina ufficiale Facebook.

Questo non significa che il rock “propriamente detto” sia assente dalla lista dei presenti. Oltre ai summenzionati Haken e Skunk Anansie, ad esempio, sono annunciati anche Marlene Kuntz, i 30 Seconds To Mars, gli Animals As Leaders e gli Anathema. Sono gli altri, a lasciare perplessi gli scettici. Sono infatti previsti anche Bad Bunny e Ozuna, artisti reggaeton, il duo parigino dancehall dei The Blaze, icone pop italiane come Loredana Bertè, gli Ex Otago, i Subsonica e i Negrita, e soprattutto la trap. Ma non solo: “dipende tutto dall’idea, dal mood, dal mercato, da tante altre cose”, dichiara Bucci. “Non potremmo fare opera lirica, ma non è detto”. Il limite è solo il cielo. Siamo del resto in un periodo in cui i limiti circoscritti dei generi musicali vengono valicati con crescente regolarità. In America ha fatto scalpore la vicenda di Lil Nas X, giovanotto afroamericano dalla carriera in ascesa, e dell’esclusione della sua Old Town Road dalla classifica Billboard di genere country perché “non abbastanza country”. In soccorso è giunto un mostro sacro del genere come Billy Ray Cyrus, che pone una calzante domanda: cosa c’è di “non country” in quella canzone? Ha il banjo, il testo nostalgico, le descrizioni pittoresche della campagna e del mondo equestre: non c’è bisogno di altro. E con il suo potere di veterano, Cyrus restituisce la canzone alla classifica tramite un remix in cui è presente lui stesso. Impossibile, ora, non ammettere Old Town Road al meritato primo posto.

In un certo senso, il Rock In Roma vuole seguire una linea simile. “Dieci anni fa non avevo figli” dice Bucci. “In dieci anni cambiano non solo una o due generazioni, ma cambiano anche i gusti. Dobbiamo fare contente le nuove generazioni. Dobbiamo attenerci e lavorare con quello che succede nel mercato sia internazionale che nazionale. La varietà genera interesse, e l’interesse per il mercato italiano genera nuova linfa vitale. Non possono esserci solo band metal in un percorso, così come nel Rock In Rio, dopo tre-quattro anni sono stati ospiti anche artisti pop”.

Mossa appropriata, in fondo, per l’unico festival di musica indipendente in Italia, non gestito da multinazionali, e in un momento nella musica italiana in cui il nostro talento, indipendente o da talent show poco importa, è in grado di riempire gli stadi. Questo dichiarano i due fondatori dell’evento, e questo è quello che dobbiamo aspettarci.

Scoprite tutti i dettagli, gli artisti previsti e i dettagli sul sito ufficiale del Rock In Roma 2019.

Gli Skunk Anansie, ospiti fissi del Rock In Roma
Fonte: pagina ufficiale Facebook