Pianeta Terra, Europa, Italia. Sono le 20:30 e l’aria è elettrica. In lontananza si sente un cupo rombare. Forse qualcuno è già caduto dalle scale del palco dell’Ariston, o forse è il rumore dei polpastrelli degli internauti che pigiano sulle tastiere e sugli schermi dei loro cellulari.

So it begins.

L’inizio del Festival risente dell’impronta di Queen Mary. Come ha sottolineato Valerio Palmieri di Chi durante il DopoFestival, questa prima serata si è svolta all’insegna di “un’ibridazione di generi”: lo stile à la C’è posta per te si è fuso con quello più impostato di Carlo Conti, che anche a livello comunicativo si caratterizza per un eloquio più scattante rispetto alla parlata più pacata e colloquiale della De Filippi. La partenza ritardata della kermesse è dovuta a un lungo RVM sui retroscena che coinvolgono i cantanti. Si segnala già a queste altezze un eroe: Rosalino Cellamare. Alla domanda “Conosci tutti gli altri concorrenti in gara?”, Ron risponde: “Conosco tutti, tranne quelli che non conosco, perché non li conosco“. Sa di non sapere.

Anche la scelta di inquadrare i cantanti negli attimi immediatamente precedenti alla loro entrata sul palco ha un che di Italia’s Got Talent. Ma meglio soprassedere. Finalmente si comincia a cantare e a fare sul serio.

Non è stata apprezzato l’intervento di Crozza, fiacco e prevedibile. Anche Piero degli Antoni durante il DopoFestival si dichiara insoddisfatto: “Crozza come comico a distanza non va bene. […] Nell’avanspettacolo i comici erano abituati a vedersi tirare i gatti morti. Il comico deve affrontare il suo pubblico.”

Fatevi un piacere e andate a cercare sulla pagina Facebook de La setta dei poeti estinti il video di Carlo Conti che cerca di ballare come Ricky Martin. È un momento già impresso nella storia.

Mentre ormai Queen Mary è trending su Twitter, si intravede la luce in fondo al tunnel: siamo in collegamento dalla sala stampa per il consueto appuntamento con Rocco Tanica e le sue copertine (altro che Crozza). “Nel segno dell’erotismo con Gambero Grosso, quello di Albano: L’inguine all’astice è il titolo del nuovo album. Albano è riuscito a concepire due nuovi eredi durante il ritornello con due signore del pubblico, che sono già al quarto mese”. Per quanto riguarda invece la copertina di TV Sorrisi e Canzoni: “Finalmente svelato il mistero della posizione di Gigi D’Alessio. Cosa intendeva in quel momento? È abbastanza chiaro. Aveva detto al fotografo: “Sai chi ti saluta un casino?”, e la risposta ce la immaginiamo tutti.”

Infine arriva il tanto agognato DopoFestival, condotto da Nicola Savino e dalla Gialappa’s. L’after di Sanremo si apre con un’immagine toccante: il volto mesto di Ron, che in quel frangente stava metabolizzando la notizia della sua probabile eliminazione dalla gara. Ma il nostro eroe è un maestro zen e si pronuncia in questo modo: “Forse la musica non è la cosa più importante”. Viene naturale stringersi attorno al redhead, vincitore nel 1996, e concordare con Luca Dondoni (La Stampa): “Rosalino, non te lo meritavi”.

Bisogna essere grati a Mario Luzzatto Fegiz per aver coniato una nuova espressione, che d’ora in avanti sarà usata per definire i brani a cassa dritta tanto cari a Alessio Bernabei: “scureggia elettronica”. Non condivisibile però il suo giudizio sul Pontifex Maximus Albano Carrisi, che definisce “meno muscolare del solito. Dovrà rivedere il suo stile dopo i suoi scherzetti al cuore”. Da che pulpito vien la predica!

Avrà anche ragione Samuel nel dire che “la musica è soggettiva, è un casino dare un giudizio soggettivo”. I balletti accennati durante la sua esibizione comunque poteva risparmiarseli. Ma non è certo la presenza scenica degli artisti in gara a premere maggiormente ai giornalisti. “Aridatece Gabriel!”, invocano i Gialappi, e hanno ragione. Molti, tra cui Michele Monina (Il Fatto Quotidiano), hanno notato la mancanza di coordinazione fra Carlo e Maria e lo sbilanciamento della scaletta. In generale il programma ha avuto dei momenti calanti. Così Valerio Palmieri: “In questa edizione è mancata la valletta”.

Nonostante le incertezze iniziali, Sanremo è riuscito a creare la sua cospicua dose di mostri e momenti topici. Mancherà Vessicchio, ma è da segnalare il placido Pino Perris, già pianista per il Maurizio Costanzo Show e insegnante nella scuola di Amici. Da Caterina Balivo al Cardinal Ravasi, ognuno ha avuto il suo momento di gloria su Twitter. A differenza degli Oscar, Sanremo è veramente no borders.

#PrayForRosalinoCellamare

#IoStoConDiletta

© riproduzione riservata