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Cosa ci insegnano queste eliminazioni? L’ideologia del “fuori il vecchio, dentro il nuovo” si è estesa in tutte le manifestazioni del reale, ad illuderci che aprire le finestre possa veramente far arieggiare una stanza maleodorante. Poco importa se la finestra si affaccia su una discarica abusiva di un remoto avamposto siberiano. L’età dei saggi è tramontata da un pezzo, perché ci lamentiamo di non avere una guida che sia degna di questo nome, ma poi non siamo capaci né di individuarle queste guide, e né di seguirle. Costa troppa fatica ammettere la nostra piccineria. Ai nostri vecchi non rimane altro che essere scherniti: allora eccoli che si affannano a cercare di imitare i giovani postando i linn su Facebook e giocando alle caramelle (Candy Crush Saga), facendo pulizzia kontatti o ballando e civettando a Uomini e Donne. Il Festival di Sanremo non dovrebbe dare spazio ai giovani solo perché sono giovani. Da qui a sentirsi in diritto di sostituire figure autoritarie come genitori, professori e direttori in virtù di una patente immaginaria, il passo è breve. E ci accorgiamo che è stato già compiuto, quando si ascolta Michele Bravi, un ragazzo sicuramente adorabile, ma che canta una canzone che dovrebbe stare in bocca a un’artista di almeno sette anni più grande. Non è credibile. Secondo voi perché alla gente fa schifo Sanremo? Perché non è più credibileFate vobis.

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