Finalmente è di nuovo tempo, per noi, di goderci l’edizione 2019 della Biennale MArteLive, kermesse multi- e interdisciplinare che, come di consueto a partire dall’ormai datato 2001 a questa parte, ci delizierà con un maxi-evento della durata di ben sei giorni e sei notti (nello specifico avrà luogo nell’arco temporale che andrà dal 3 al 14 dicembre 2019) all’insegna di tutte le arti appartenenti alla branca più alternativa di casa nostra. Saranno infatti ben sedici, secondo il comunicato ufficiale dell’evento, le categorie concorrenti volte ad abbracciare l’Arte con la A maiuscola in tutte le sue multifocali forme, dalla pittura alla grafica, passando per il videoclip e la fotografia e chi più ne ha, per mostro magno gaudio, più ne metta.

Lo scenario di questo variegatissimo festival improntato alla più pura ibridazione tra contesti artistici con performance simultanee sarà come da tradizione quello di Roma e dei dintorni laziali che la circondano, e, poiché squadra che vince non si cambia, anche il suo format di base rimarrà quello ormai storicamente conosciuto e apprezzato da tutti noi cultori delle più disparate sfaccettature artistiche possibili. In particolare, nelle sei giornate che costituiranno il nucleo focale del festival, andrà in scena in pompa magna il main event centrale della rassegna, più precisamente nei giorni 3 e 5 dicembre presso il Planet di Roma (l’ex storico Alpheus a Via dei Magazzini Generali 36), per poi proseguire il giorno successivo con quello che oseremmo definire un imperdibile micro-festival, autonomo e autarchico, lungo una notte targato La Tempesta Dischi.
Ma andiamo per gradi. Che l’invasione MArteLive abbia inizio, il countdown è iniziato.

Enrico Molteni dei TARM, fondatore dell’etichetta La Tempesta Dischi. © Ilaria Magliocchetti Lombi

È d’obbligo per noi segnalare quindi quelli che sono considerabili come gli eventi maggioritari dell’intera organizzazione, in primis la performance live presso il sopracitato Planet dello zio (come l’ha definito in più occasioni Appino degli Zen Circus) dell’alternative nostrano, Giorgio Canali, accompagnato ovviamente dai suoi fedeli Rossofuoco. Canali e soci si esibiranno all’interno di quello che è stato denominato dall’organizzazione Lo Spettacolo Totale in data 4 dicembre, imponendosi così come uno dei principali special guest nell’ambito della manifestazione capitolina.

Figura primaria del panorama indipendente italico, in seguito alla sua militanza, cominciata nel 1989 e interrottasi nei primi anni del decennio successivo, nel gruppo padre del punk in salsa emiliana, ovvero i CCCP di Giovanni Lindo Ferretti (all’interno dei quali confluiranno nello stesso anno anche gli ex Litfiba Maroccolo e De Palma), fonda il fondamentale Consorzio Suonatori Indipendenti, storicamente noto con l’acronimo C.S.I.. Parallelamente intraprende quella che sarà la sua fortunata carriera solista: Che fine ha fatto Lazlotòz, uscito nel 1998 per mano appunto del C.S.I., è l’album che segna quindi l’inizio del percorso individuale del Canali come lo conosciamo ancora oggi, irriverente, controverso e invadente. In altre parole, assolutamente magnifico nella sua drasticità stilistica, il marchio di fabbrica assoluto, che contrassegna con costanza ogni suo lavoro, della sua intera produzione.

Il caro Canali, a sette anni di distanza dall’ultimo album di inediti Rojo, ci ha deliziato nel recente 2018 della sua ultima fatica in studio, Undici canzoni di merda con la pioggia dentro, prodotta da La Tempesta Dischi che, come vedremo più avanti, sarà la protagonista indiscussa di questa edizione 2019 della Biennale MArteLive.

Un titolo un programma insomma quello scelto da Giorgino per il suo ritorno sulle scene discografiche, un titolo carico della stessa amara e rabbiosa disillusione che ci aveva già regalato con la chiusura di Rojo, gli intensi 4 minuti e 57 secondi di Orfani dei Cieli. Un discorso legato con un fil rouge al passato dell’artista è quello che si materializza proprio con Undici canzoni di merda con la pioggia dentro, sintomo e manifestazione della sua sempre assoluta coerenza. Un discorso che certamente Canali non si risparmierà di gettarci, metaforicamente ma in parte anche materialmente, addosso durante la performance prevista per il 4 del mese venturo.

Giorgio Canali in uno scatto di Nicola Montanari. © Nicola Montanari

Abbiamo accennato a La Tempesta Dischi come focus centrale della Biennale, e la dimostrazione di ciò sarà proprio La Tempesta su Marte, l’evento del 6 dicembre che si terrà al Largo Venue di Roma, la location di Via Biordo Michelotti 2, il fiore all’occhiello delle serate romane appena a ridosso di Via Prenestina.

Etichetta indipendente friulana di stanza a Pordenone, fondata nel 2000 da Enrico Molteni (nella fattispecie bassista dei Tre Allegri Ragazzi Morti) per produrre il materiale discografico dei TARM, La Tempesta darà vita ad uno show che nella capitale mancava da diverso tempo. L’occasione celebrativa centrale di questo meta-festival sarà proprio l’anniversario della fondazione dei TARM, che quest’anno compiranno ben 25 anni di onoraria carriera. Una band che, come dicevamo, si è posta come pioniera e fondatrice di una delle etichette cardine della produzione indie della prima ora e che oggi porta sui palchi la crème degli artisti under 35 di casa nostra.

I Tre Allegri Ragazzi Morti in uno scatto del 2019. © Ilaria Magliocchetti Lombi

La line-up prevista sarà, per nostra fortuna, incredibilmente variegata: oltre ai TARM, che ovviamente porteranno in scena il ripercorrere passo per passo, brano per brano, tutto il loro percorso artistico, ci saranno nell’ordine:

Il partenopeo (dalla spiccata impronta ibridata tra folk e post-rock) Blindur, all’anagrafe Massimo De Vita, che presenterà al pubblico romano il suo ultimo lavoro fresco d’uscita, A, album che marca il suo nuovo, consapevole inizio. Un progetto sempre e coerentemente in salsa acustica, ma caratterizzato da orizzonti creativi più ampi e dilatati rispetto all’esordio in duo con Bencivenga.

La pavese Mimosa (Mimosa Campironi), impostasi sulle scene musicali con il suo sfolgorante esordio del 2015, osannato al tempo dalla critica, La Terza Guerra. L’artista lombardaci presenterà senza dubbio alla Tempesta su Marte le tracce del suo secondo progetto discografico, Hurrah, uscito nel 2018 sempre per mano dell’etichetta friulana.

Alosi, al secolo Pietro Alessandro Alosi, noto ai più come la voce e la formidabile penna de Il Pan del Diavolo (duo folk-rock palermitano attivo dal 2006), ci presenterà il prossimo 6 dicembre nella cornice di Largo Venue la sua versione solista con 1985, definito da lui stesso come un viaggio musicale viscerale e intenso, un portale dimensionale attraverso quello che siamo, quello che saremmo potuti essere e quelli che saremo.

I Viva Viva Malagiunta, italo-argentina band di cumbia contemporanea (un genere che, come noto, è particolarmente caro a Toffolo dei TARM), ci proporranno in versione live la loro certosina ricerca su questa tradizione musicale popolare colombiana sfociata nella creazione del loro ultimo lavoro, Desandar, un progetto sonoro legato a filo doppio alla graphic novel Il Cammino della Cumbia (Davide Toffolo, Oblomov Edizioni, 2018).

I Murga Los Adoquines de Spartaco proseguiranno questa linea improntata alla sperimentazione musicale in chiave etnica già anticipata con il gruppo precedente: il collettivo noto nella capitale come i murgheri del Quadraro (quartiere romano dove ha appunto sede il Centro Sociale Spartaco) ci regalerà un’indimenticabile performance musicale legata al teatro di strada di matrice uruguayana.

Una chiara psichedelia in salsa mistica si farà invece sentire forte e chiara con la one man band Black Snake Moan, alias il californiano Paige Lawrence (cogliamo qui l’occasione per segnalarvi la sua freschissima e ottima uscita discografica, Phantasmagoria), mentre con La Niña, già tra le Ragazze di Porta Venezia di M¥SS KETA, sperimenteremo il cambiamento repentino della musica nostrana in chiave rigorosamente elettronica, performativa ma soprattutto partenopea.

In chiusura non potevano tralasciare Lupetto, progetto dell’artista multimediale anglo-italiano (nativo di Pordenone) Alexander Ingram, che marcherà con la sua arte l’ouverture dell’evento. L’artista inoltre presenterà, proprio in occasione della Tempesta su Marte, la sua ultima pubblicazione grafica, il fumetto Il bambino aquila, che verrà regalato ai primi 300 ingressi della serata, come anche il calendario 2020 disegnato dai TARM.

Anche per questa edizione 2019 della Biennale MArteLive possiamo quindi, anticipatamente nonché a scatola chiusa, già ritenerci soddisfatti. Nell’imminenza dell’avvento di questa ormai storica kermesse, possiamo solo consigliarvi di non rischiare di perdervela per nessun motivo al mondo, si rischia il rimpianto. Garantisce Artwave.

Immagine di copertina: © Ilaria Magliocchetti Lombi.

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