Nella folta schiera di eventi che arricchiscono l’estate salentina, tra sagre, festival e manifestazioni di varia portata e di diverso stile, è sempre possibile rintracciare dei percorsi nascosti e, proprio per questa ragione, terribilmente suggestivi: parliamo di sentieri sterrati, di polvere – sia essa di terra o di sabbia – che racconta fatti antichi e insieme attuali; parliamo di geometrie, quelle che ogni giorno contempliamo nel cielo quando il sole s’inabissa nel mare, e che risultano ancora oggi indescrivibili nella loro bellezza. Ebbene, un’associazione culturale di un piccolo comune salentino è riuscita gradualmente a spianare una via – per gli appassionati, per i curiosi o, ancora meglio, per dei novelli pellegrini – che porta dritta nello Ionio, e che nel nome del Tramonto ha racchiuso non solo la magia di uno spettacolo naturale, ma anche e soprattutto un concept tanto identitario quanto fortemente cosmopolita.

Stiamo parlando dell’Associazione Metoxè, nata a Sannicola, e che con il suo “Tramonto” ha dato vita ad un appuntamento ormai imperdibile, in cui la musica fa da sfondo a un panorama mozzafiato e, nello stesso tempo, a un momento di riflessione più profonda sui destini che il mare nasconde e disvela, culla e affonda. L’evento, che si ripete ogni anno – a partire dal 2013 – è stato inizialmente accolto tra le alture dominate dall’antica chiesetta di San Mauro, ossia ciò che resta di un monastero di ignota grandezza fondato intorno al Mille dai monaci basiliani fuggiti dall’Oriente per le persecuzioni degli imperatori iconoclasti. In questo singolare crocevia di culture e di epoche, Metoxè ha così rinnovato le premesse (e le promesse) di un dialogo millenario: quello tra i popoli del Mare nostrum. In questo senso, l’associazione si è servita di una lingua franca, quella della musica, ma anche di persone in grado di veicolare universalmente contenuti di solidarietà. Ad ospiti musicali di tutto rispetto, come i Radiodervish, Mario Venuti, Eugenio Finardi e Antonella Ruggiero, si sono avvicendati ogni anno esponenti politici e diplomatici di importanza internazionale, da Massimo Bray, ex Ministro dei Beni e delle attività culturali, a Mai Alkaila, ambasciatrice dello Stato di Palestina, da Alessandra Morelli, Alta Delegata del Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, a Josephine Ouedraougo, ambasciatrice del Burkina Faso, fino a Pedro Felipe Camargo, rappresentante dell’Ufficio Regionale per il Sud Europa dell’UNHCR.

In tutto questo, il calar del sole rappresenta l’allineamento perfetto dei pianeti: il tramonto rivela il senso ultimo delle cose, scaglia ombre e, allo stesso tempo, dà modo agli uomini di cercarsi nella fine del giorno per ritrovarsi fianco a fianco, senza avere più paura. Ecco perché sembra così naturale, nell’apparente spensieratezza di un concerto estivo, avere voglia di ascoltare storie diverse dalla nostra, eppure così vicine a noi. Il mare che le lambisce è lo stesso e, come scriveva Terenzio in una sua commedia, homo sum, humani nihil a me alienum puto, ovvero: “Sono uomo, niente di ciò che è umano ritengo estraneo a me”.

Per la sua settima edizione, il “Tramonto Metoxè” ha trovato una nuova casa: la spiaggia della Purità (meglio conosciuta come “la Puritate”) di Gallipoli. In quest’oasi incastonata nel centro storico della Città bella, giovedì 22 agosto, a partire dalle ore 18, si ammireranno i giochi di luce dell’orizzonte con la musica di Cesko degli Après la classe accompagnato dall’eclettica band The BananaSwing. Ma cos’altro avrà in serbo il Tramonto? Lo abbiamo chiesto a Simona Mosco, presidente dell’associazione Metoxè.

 

Metoxè è giunta alla settima edizione del Tramonto. Come ha fatto questo evento, anno dopo anno, a conquistare un pubblico sempre più vasto?

Il Tramonto Metoxé è l’evento di punta della nostra associazione. Racchiude in sé diverse tematiche che abbiamo particolarmente a cuore e che, nel nostro modo di vedere e vivere le cose, si traducono in sensibilità, in rispetto e condivisione. La salvaguardia del patrimonio artistico e culturale, la promozione del territorio, l’arte, la pace tra i popoli, l’amore verso il prossimo: sono questi i tasselli che fanno del Tramonto non un semplice evento, ma un sogno che vogliamo continuare a coltivare nel tempo.

Dall’antica abbazia di San Mauro alla Purità di Gallipoli, dalla collina al mare. Ci spieghi il valore simbolico di questa discesa?

Sebbene una serie di difficoltà ci abbiano portato a cambiare location e ad organizzare il tutto in tempi molto ristretti, siamo comunque riusciti a porre le basi per la settima edizione dell’evento: in questo senso, un ringraziamento particolare va al Sindaco di Gallipoli, Stefano Minerva, che ci ha accolto a braccia aperte sostenendo fin da subito il nostro progetto. Dalla collina al mare, una “discesa” che sembra quasi un tuffo in quello specchio che ha visto, fino a pochi giorni fa, sbarcare uomini, donne e bambini carichi di speranze. Quel mare che – e lo sappiamo purtroppo – spesso è letto di morte. Facendo nostro il motto “gli altri siamo noi”, vogliamo prendere le distanze da quella legge disumana che ci vuole indifferenti e cinici. Siamo solo fortunati ad essere nati dalla parte giusta del mare e per questo abbiamo il dovere di porgere, in aiuto e sostegno, le nostre braccia.

Quale sarà il futuro del Tramonto?

Il futuro del Tramonto? Abbiamo un sogno e vi ci vogliamo portare! Questo sogno è fatto di giustizia e devozione. Di coerenza e umanità, di sentimenti e legami. È fatto di inclusione. I muri della discriminazione devono essere abbattuti lasciando spazio al rispetto della diversità.

Non vi resta che rimanere aggiornati sulle prossime novità dell’evento seguendo le pagine Facebook e Instagram dell’associazione.

 

Tutte le immagini presenti nell’articolo sono state gentilmente concesse da Springo Creative Studio – Andrea Barba, Federico Mudoni
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