Futura 1993
Di Mariarita Colicchio
Illustrazione di Gianluca Mancuso

Diodato – Che vita meravigliosa © Gianluca Mancuso

Ultimamente sembra che la parola pop, quando associata ad un progetto o ad un artista, sia, se non un insulto, un campanello di allarme per un progetto che non aspira troppo ad essere nuovo, ricercato, adatto al grande pubblico.

È un atteggiamento sbagliato, se si pensa al fatto che il grande cantautorato e la musica italiana della seconda metà del secolo scorso erano pop nel senso più puro di questo termine: la musica pop, appunto, è musica che arriva a quante più persone possibili senza voli pindarici o eccessi di lirismo filosofico.

E pare assurdo pensare che, negli ultimi tempi, era diventato davvero difficile trovare un prodotto pop che fosse godibile nella sua interezza e ci riportasse ai fausti di quella musica che univa una ottima capacità lirica ad una altrettanto buona composizione musicale. Per farla breve potremmo dire che fare del pop che fosse intelligente, da adulto e non mirasse ad un pubblico over 18, era diventato se non impossibile, sicuramente difficile.

È in questo frangente che il nuovo album di Diodato, neovincitore di Sanremo con la meravigliosa Fai Rumore, diventa una nuova pietra angolare, la nuova apertura al vecchio cantautorato, senza fronzoli e diretta.

Che Vita Meravigliosa, quindi, un album pop. E questo è l’assunto principale da cui può partire qualunque riflessione. Tuttavia, Che Vita Meravigliosa non è SOLO un album pop, ma è la presentazione di un progetto articolato e particolare di cui il singolo presentato a Sanremo è solo uno spicchio e non un bigliettino da visita.

Mi spiego meglio: Fai Rumore è, sin dal primo ascolto, una bellissima canzone d’amore, che parla di questo sentimento in maniera classica e con una musicalità adatta; dire però che l’album intero è un album che parla d’amore è quanto mai sbagliato.

Diodato, all’anagrafe Antonio Diodato, classe ‘81, ci regala quello che sin dal primo ascolto è un piccolo diamante, nemmeno troppo grezzo, la cui filosofia sta nel titolo: Che Vita Meravigliosa, ovvero nel concetto del ritrovamento della bellezza anche nel dolore, anche dopo la tragedia, pubblica o privata che sia, che colpisce chi canta così come chi ascolto.

Che vita meravigliosa questa vita dolorosa, canta Diodato nel singolo che dà il titolo all’intero album, in un ossimoro evidente e estremamente poetico. L’album, infatti, si lascia digerire nel suo essere prettamente dolceamaro, nelle emozioni al limite che racconta, nel suo porsi esattamente sul baratro dove basterebbe un soffio di vento per cadere e invece rimane, sorprendentemente, in piedi.

Parlare di un album d’amore sarebbe fuorviante perché quello che Diodato consegna all’ascoltatore è un turbinio di emozioni in cui, certamente, l’amore è presente; tuttavia non riveste la parte di protagonista, o almeno, non nella sua accezione di amore romanticamente connotato.

Il progetto, infatti, è pervaso d’amore in tutte le manifestazioni di questo sentimento, dall’affetto all’empatia fino al dolore lancinante che caratterizza La Lascio a Voi Questa Domenica, brano in cui parla di chi pensa a sé anche davanti alla morte, dell’indifferenza che è, appunto, il contrario dell’amore.

Altro gioiello da non sottovalutare è Solo, in cui l’artista si racconta in un momento di scelta davanti alle alternative lasciate vuote da chi ci ha abbandonato e Il Commerciante, in cui parla di un incontro tipico della vita quotidiana, con un uomo che ama il proprio lavoro estremamente umano (nell’accezione latina del termine).

Per non parlare poi della scelta musicale che solo ad un primo ascolto può sembrare old style e, invece, riporta in auge le chitarre (queste sconosciute) fino a farle diventare, in alcuni brani, la pietra angolare su cui si costruisce il pezzo.

Per concludere possiamo dire che Che Vita Meravigliosa è un ALBUM, uno di quelli di cui le nostre mamme sarebbero corse a comprare il 33 giri e i cui brani sarebbero state in diffusione in ogni cameretta, ma soprattutto è un album di racconti, di sentimenti e dell’indubbia capacità di dare a chi ascolta più di quanto chi ascolta dà al brano, che sembra una sciocchezza ma è qualcosa a cui non siamo davvero più abituati.

Diodato, con la sua bravura, la sua voce e le sue musiche, ha restaurato il pop italiano, non quello degli stadi e dei palazzetti, ma quello intimista di una sala da concerto, dove godere la musica diventa più semplice, più immediato, più umano.

Pagina Instagram dell’illustratore: gianlucamancuso_

Immagine di copertina: © Gianluca Mancuso
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