Futura 1993
Di Mariarita Colicchio
Illustrazione di Alessandra Goldoni
Futura 1993 - Ernia

Ernia – “Gemelli” © Alessandra Goldoni

Ci sono dei nomi, nel rap, che non hanno bisogno di grandi presentazioni.
Ernia, al secolo Matteo Professione, classe 1993, è sicuramente tra questi: figura di spicco della scena milanese direttamente da QT8 che negli anni ha incasellato non pochi colpi dritti all’obiettivo (Come Uccidere Un Usignolo e No Hooks, per citare due lavori più indietro nel tempo, ma già estremamente focalizzati)

Alle soglie dell’estate esce il suo nuovo album, Gemelli, fatto attendere dallo stesso artista con una campagna social, creando una nuova immagine completa della sua vita artistica e della sua storia.

Gemelli è esattamente l’album che doveva uscire dal processo di crescita, creativa e personale, che l’artista ha sviluppato dall’uscita di QT8. In un complesso di dodici brani, Ernia sviscera molti stati della vita umana e del rap, dai pezzi più romantici, che sanno della wave dell’hiphop alla Mecna, a quelli più duri e prettamente rap, di cui può essere esempio U2.

In una cura quasi maniacale del design del suono, quello che ci si presenta davanti è uno album studiato da ogni punto di vista, sia quello musicale e parolistico che quello prettamente visivo ed estetico, fino al video di “Superclassico“, in cui il cantante si cala nei panni di un detective innamorato.

Gemelli incardina, uno dopo l’altro, dei pezzi che vivono di vita propria ma che tessono la tela di un racconto unitario, che parla di amore, di sesso e di rap.

Vivo“, canzone che apre l’album, è la rivendicazione della presenza sulla scena di Ernia, sempre sottovalutato rispetto alle effettive potenzialità, che ricorda di essere ancora vivo, ancora attivo, ancora in piedi. È la prima canzone che ci apre ad un percorso di ricerca, ad un album quasi antologico, in cui si indagano tutte le facce artistiche di Ernia che, pezzo dopo pezzo, si riconferma minuzioso e lucido nelle scelte. 

Ad accompagnarlo, i pochissimi nomi sono scelti con attenzione per incastri di flow e apporto, e così in ordine troviamo Tedua, Rkomi e Lazza in “Puro Sinaloa“, omaggio a quella pietra miliare della storia rap nazionale che è “Puro Bogotà” dei Dogo e che solo in questo senso prende il senso che merita, in un motore di riscoperta della vecchia scena, per quei ragazzini che ne sono lontani, e in memento ad un vero e proprio monumento di questa musica; la canzone, infatti, non mira ad eguagliare l’originale né a sostituirla, quanto a ringraziare chi ha forgiato un nuovo modo di fare musica.

Poi troviamo Fabri Fibra, con una strofa impeccabile ed un ritorno alla vecchia gloria in “Non Me Ne Frega un Cazzo“; Shiva in “MeryXSempre“, che butta fuori uno di quei ritornelli che raramente ci dimenticheremo, complice anche l’ovvio rimando a quei sentieri più scuri che Mary percorreva ormai 18 anni fa; Luchè in “Pensavo di Ucciderti” torna con un rimando al passato nostalgico, riuscendo tuttavia a portare a casa uno dei pezzi più rap del disco (anche se in questo caso è più Ernia ad essere uscito dalla comfort zone rispetto al napoletano che resta nella sua terra).

Ultima non per importanza è Madame, ormai sancita (piccola) donna del rap, che in “Fuoriluogo” riesce a fare l’ennesimo feat riuscito e che rinnova negli ascoltatori la volontà di un album suo.

È tuttavia indubbiamente “Superclassico” l’hit indiscussa dell’album e quella che, per la tematica amorosa e per il mood malinconico (assieme a “Restare Guardare“), ha fatto storcere il naso ai patiti di un rap più machista, additando in questi brani la volontà di rivolgersi ad un target femminile.

Il concetto non sussiste nel momento in cui si va ad analizzare e ricordare ancora la succitata maturità emotiva raggiunta dal rapper nella sua nuova storia d’amore e che fa sì che non sia più artisticamente incasellabile, ma fluido e libero, in piena sperimentazione.

Dal punto di vista delle produzioni, poi, è lo stesso cantante a dire, in una IG story, che:

i grandi protagonisti di questo disco sono i producer che hanno fatto un lavoro incredibile su di me portandomi ad osare tirando fuori quello che avevo dentro. Ho fatto la prima sessione a Napoli coi maestri D-Ross e Star-T-Uffo, due fenomeni della musica ben oltre il rap e l’urban.

Io e Marz ci conosciamo dall’autunno 2015, cercavamo entrambi una seconda chance e ci presentarono per vedere se ne sarebbe potuto nascere qualcosa. Ha seguito tutti i miei progetti e anche quando abbiamo fatto altro, siamo sempre cresciuti parallelamente in questa roba[…].

Su Gemelli è entrato nel finale insieme a Zef, insieme hanno letteralmente diretto l’orchestra, ho registrato tutte le tracce insieme a lui e a Emyk. Probabilmente se non ci fosse stato Ale nel mio percorso non sarei qui.”

In chiusura, Gemelli è l’album di cui il rap aveva bisogno per rivendicare la crescita di una intera scena. Un ricambio generazionale accompagnato dai grandi maestri e un distacco forte dai cliché che caratterizzavano il genere. Il lavoro di Ernia, quindi, è difficilmente incasellabile ma forte nel suo contesto e per questo è un album indubbiamente destinato ad essere una pietra importante nel percorso dell’artista che ci consegna una nuova carta d’identità, sicuramente bipolare ma allo stesso tempo da scoprire. 

Un progetto, questo, destinato a rimanere nel tempo.

Pagina Instagram dell’illustratrice:@alle_drago

Immagine di copertina: © Alessandra Goldoni
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