Futura 1993
Di Vjesna Doda
Illustrazione di Gianluca Mancuso

Illustrazione di © Gianluca Mancuso

Galeffi ha creato per noi un labirinto musicale nel quale perdersi

Trentatré minuti. Trentatré minuti del vostro tempo è quanto basta a Settebello per intrappolarvi.

Stiamo parlando del nuovo progetto discografico di Galeffi, figlio di tre lunghi anni di gestazione e pubblicato per Maciste Dischi e Universal Music il 20 marzo. 

Correva infatti l’anno 2017 quando un timido Marco Cantagalli, così registrato all’anagrafe, iniziava a competere all’interno del circuito indipendente italiano con il suo album d’esordio Scudetto. Un album che si era guadagnato un posto di rilievo nella rosa delle produzioni musicali di quell’annata e che gli aveva regalato un tour inarrestabile di 80 date e la partecipazione nel 2018 al Concerto del Primo Maggio in Piazza San Giovanni a Roma, al MI AMI Festival di Milano e allo Sziget Festival a Budapest.

Questo secondo progetto discografico è stato anticipato dall’uscita, a partire dallo scorso novembre, di quattro singoli — primo fra tutti “Cercasi Amore” e ultimo “Settebello”, omonimo dell’album — e ha visto la produzione dei Mamakass (hanno collaborato anche con Ghali Coma_Cose). 

Il corpo dell’album

Ma parliamo un po’ anche della sua struttura. Galeffi sceglie di riproporre la formazione dell’album precedente: scende in campo una squadra composta da 10 brani di cui uno, ancora una volta, strumentale dal titolo “Quasi Quasi” (simpatico richiamo a “Quasi” l’intermezzo del primo album). 

Questa squadra di canzoni calcia un pallone che parla di amore, analizzato in tutte le sue fasi e declinato nelle sue sfumature variegate. In “Settebello” per esempio ne assaggiamo la dimensione più insicura e inquieta (“Ho un rubinetto in fondo agli occhi / Piango a dirotto tutte le notti”), “Monolocale” invece lascia spazio all’erotismo (“Nei tuoi pantaloni lo sai che ci vivrei / Monolocale dei giorni miei”), mentre in “America” si respira un’aria più delicata (“Sognare sempre non ci basterà / e ti regalo una canzone”). 

Interessante è anche come in molte tracce emerga una forte connessione tra il tema dell’amore e quello della morte (“E siamo sempre in fila / in fila indiana per sparire”). Galeffi intreccia il passato e il futuro per dar vita al presente.

Ciò che lo contraddistingue non è quindi tanto il tema delle sue canzoni quanto la sua capacità di raccontare storie senza filtri, con una chiave narrativa improntata sulla sincerità e sulla trasparenza. 

E proprio su questa stessa lunghezza d’onda l’artista capitolino viaggia anche con il suo secondo album. Non aspettatevi però di trovare lo stesso Galeffi che avete lasciato anni fa. 

Differenze col passato

In Scudetto ci siamo trovati a tu per tu con un ragazzo di 24 anni che scrive e compone nelle quattro mura della casa in cui vive con i suoi. 

Invece Settebello lancia un artista cambiato, cresciuto. Marco ha 28 anni adesso, ha traslocato e vive con un coinquilino e, come ha affermato in un’intervista, “crescendo sviluppi dei pensieri, te ne appropri, riesci a parlarne in maniera più consapevole”.

Ecco, questa consapevolezza è tangibile all’interno dell’album e prende vita proprio negli arrangiamenti musicali. Il sound è fluido, sfugge e non ne vuole sapere di essere confinato all’interno di un unico genere. Galeffi ha creato per noi un labirinto musicale dove vediamo sonorità e generi intrecciarsi: si parte con un po’ di pop, per passare al cantautorato, al jazz, al rock, al blues. Si destreggia nel mescolare tra loro i generi in un progetto che sancisce una nuova fase musicale per l’artista stesso. È un album variegato, eccentrico, che grida fiero alla diversità, e proprio di questa ne fa il suo punto di forza. 

Le due tracce che troviamo ai capi del labirinto sono sicuramente “America” e “Cercasi Amore”, diametralmente opposte fra loro.

La prima catapulta immediatamente in un mondo poco familiare al repertorio indie cioè quello del jazz. Galeffi lancia questo pezzo dal sapore jazz melodico con un retrogusto decisamente blues creando un’atmosfera disillusa e disincantata. L’artista romano stesso lo definisce “la perla del disco”, una di quelle “canzoni sfigate che però poi a lungo andare sono quelle che difficilmente ti togli di dosso”. Nel mio caso le sue parole sono state decisamente profetiche.

Cercasi Amore” invece imbocca la strada di un rock pop con striature elettroniche, settando il mood anche per tracce come “Grattacielo” e “Gas” che rimandano a loro volta ad un brit pop d’altri tempi (Galeffi ha spiegato in diverse interviste come sia stato particolarmente influenzato da artisti britannici come i Beatles o gli Oasis).

Normalmente, ad un acclamato album d’esordio seguono alte aspettative per il sequel e devo ammettere che Galeffi ha decisamente superato queste aspettative. 

Ha presentato un progetto dove la ricerca musicale è evidente e dove c’è stato quel salto di qualità che tutti ci attendevamo. Galeffi ha abbandonato i toni giovanili, intimi e grezzi per certi versi di Scudetto in nome di una maturazione che oltre ad essere personale è anche stilistica. L’artista romano ha voluto osare mischiando i generi musicali e dando vita ad uno tsunami di emozioni e sonorità pronto a tramortire.

Qui, l’intervista che la redazione di Artwave fece a Galeffi in occasione dell’uscita di Settebello:

Pagina Instagram dell’illustratore: gianlucamancuso_

Immagine di copertina: © Gianluca Mancuso
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