Futura 1993
Di Filippo Duò
Illustrazione di Francesca Colombara

Ghali – “DNA” © Francesca Colombara

DNA di Ghali convince solo per metà.

Si dice spesso che il secondo disco sia il più difficile per la carriera di un musicista, soprattutto se il primo è stato un grande successo, per l’insieme di pressioni e aspettative che il pubblico ha maturato nei suoi confronti. È stato un po’ questo il caso di Ghali, tornato sulle scene con un nuovo album a distanza di quasi tre anni dal precedente, calamitando curiosità e attenzioni su di sé e su un progetto artistico sempre più ampio e variegato.

Il 21 febbraio è così uscito DNA, anticipato da una campagna comunicativa ad alto livello di hype, tra anteprime di brani e un conto alla rovescia digitale. Inoltre, nelle settimane precedenti, è stata di grande impatto anche l’ospitata di Ghali al Festival di Sanremo, dove una sua controfigura ha simulato una rocambolesca caduta dalle scale dell’Ariston, simbolica metafora dei periodi difficili trascorsi negli ultimi anni dal cantante. 

Ma, alla luce di tutto questo, possiamo dire che la lunga attesa è stata ripagata? Non completamente.

DNA ha dei punti di forza, veri apici sonori della tracklist, e altri nettamente più deboli, o, quantomeno, non in linea con quanto ci si sarebbe aspettato da un artista a tutto tondo come lui. Sicuramente, la cosa che salta subito all’occhio osservando la lunga lista di produttori è la totale assenza di Charlie Charles, vero deus ex machina dietro il sound del primo disco di Ghali, in grado di definire uno stile personale e unico nel panorama italiano, fatto di beat trap e suggestioni arabeggianti. Stavolta il producer multiplatino non è stato coinvolto, probabilmente per prendere una direzione diversa e meno legata alle aspettative generali. Per la direzione dell’intero progetto è stato, quindi, scelto Mace, produttore e beatmaker di grande esperienza nel mondo hip-hop italiano, che ha fatto da supervisore sonoro, permettendo una estrema omogeneità fra i vari pezzi. Infatti, nonostante questi siano passati per innumerevoli mani fra quattro continenti, mantengono una piacevole continuità timbrica, permettendo alla scaletta di scorrere molto bene. Tra i nomi coinvolti possiamo citare Michele Canova, Sick Luke, Merk & Kremont, Zef, Mamakass, Swan e Venerus, solidale partner di produzione di Mace da qualche tempo. Per la prima volta Ghali si è affidato anche a dei co-autori di testi e melodie come Davide Petrella, Danti e Walter Ferrari, che lo hanno aiutato a rendere gli incisi ancora più efficaci e penetranti. 

Il risultato è un disco decisamente pop e radiofonico, tutti i brani rimangono in testa dopo un solo ascolto, allontanandosi dagli stilemi trap dei precedenti lavori. Stavolta Ghali sembra quasi rendere omaggio ai suoi grandi miti musicali come Michael Jackson, Stromae e Jovanotti, con dei singoli affilati e diretti come “Flashback” e “Boogieman”. Quest’ultimo, in coppia con Salmo, è un interessante esperimento, con un cantato catchy su una base dalle sfumature house, ripetuto anche in Extasy.

Tra le canzoni più radio friendly e colorate troviamo la title track “DNA“, “Barcellona” e “Good Times“, con un fischiettio che è impossibile ignorare. Un difetto del disco sta proprio nell’aver messo insieme dei pezzi tutti molto ben scritti e prodotti, ma prevedibili e a tratti scontati, frutto di un “compitino” facile e di sicuro successo, senza aver avuto però il coraggio vero di scuotere nel profondo il proprio sound e i propri testi. Anzi, certe soluzioni di Charlie Charles sembrano un lontano ricordo, in favore di batterie programmate ripetitive e non particolarmente originali.

Ghali si è anche tenuto ben lontano da inserire riferimenti politici o sociali nelle liriche, a differenza di significativi episodi del passato che lo hanno portato ad un’esposizione di rapida strumentalizzazione, cosa che l’artista non ha mai gradito. Dunque, in questo caso, si parla molto di esperienze personali, riflessioni sull’amore e sulla vita, ma senza frasi memorabili in grado di lasciare a bocca aperta. Gli episodi più interessanti sono proprio quelli che si allontanano dalla strada dell’elettropop per infilarsi in contesti culturali differenti. Stiamo parlando di Jennifer e Combo, i featuring con il rapper algerino Soolking e Mr. Eazi, dalle atmosfere suggestive e intriganti, grazie a un cantato che mischia abilmente italiano, francese e arabo. Un altro guizzo creativo e spiazzante è “Marymango“, il brano in duetto con thaSupreme, grazie a una base imprevedibile e potente, che cambia improvvisamente a metà della composizione, portando il mood in un territorio completamente differente. 

Senza dubbio Ghali ha cercato di evolversi, cercando orizzonti per lui inediti, ma forse il lavoro non ha scavato a sufficienza, non è arrivato a toccare le corde di determinate emozioni come lui ha saputo fare in altre occasioni. Nell’estate scorsa, per esempio, era uscito un suo contributo nel remix per il mercato italiano di Vossi Bop di Stormzy, dalle barre esplicite e dirette al mondo della politica, con versi intelligenti e senza pudori.

In un momento storico come questo avremmo sperato di ritrovare parole simili nei suoi inediti, ma così non è stato, lasciando sempre un senso di incompiutezza. Certo, è un buon prodotto pop che rimarrà a lungo in classifica e dall’appeal potenzialmente globale, mercato a cui il cantante di Baggio aspira non troppo velatamente.

DNA è un album personale, figlio di momenti di sofferenza e introspezione, in cui Ghali si mette a nudo togliendosi le maschere che la società gli applica, come ribadito visivamente in copertina. È la ricerca di una maggiore spensieratezza che, probabilmente, lo ha spinto in questa direzione, ma da qui in avanti ha tutte le carte in regola per sperimentare come nessun altro nel pop italiano, modificando il paradigma e rivoluzionandolo. Finora è successo solo in parte, siamo curiosi di capire come proseguirà il percorso di questo talentuoso ragazzo, che in pochi anni è passato dal campetto del suo quartiere ai palasport con dedizione e sacrificio, mostrando un nuovo modo di fare musica e ispirando migliaia di ragazzini. 

Ci auguriamo che continui a essere una figura di riferimento in questo senso sorprendendoci a ogni sua nuova uscita.

Pagina Instagram dell’illustratrice:@francesca_colombara

Immagine di copertina: © Francesca Colombara
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