Futura 1993
Di Vjesna Doda
Illustrazione di Martina Sobacchi

Mahmood – “Rapide” © Martina Sobacchi

“Rapide” è l’antipasto di un progetto discografico promettente

Qualche settimana fa, su tutte le piattaforme streaming, è esplosa “Rapide”, nuovo singolo di Mahmood e anticipazione del suo prossimo album. Il brano arriva mesi dopo la pubblicazione della hitBarrio”, e si potrebbe dire essere la sua antitesi: cambiano il sound, il mood, e cambia il Mahmood che canta.

Che Alessandro Mahmoud, classe ’92, sia ormai il ragazzo dei record non è una novità. A partire dal 2018, dopo la medaglia d’oro guadagnata durante la gara delle “Nuove Proposte” a Sanremo, hanno seguito la vittoria tra i Big della kermesse italiana e un secondo posto conquistato all’Eurovision Song Contest. 

Vittoria dopo vittoria, non sono mancate collaborazioni con artisti centrali della scena musicale italiana quali Gué Pequeno, Elodie, Fabri Fibra, Charlie Charles, Sfera Ebbasta, Gemitaiz & Madman, Tha Supreme, e la lista potrebbe andare avanti per molto. Che sia schierato in prima fila con la propria voce, o che sia esclusivamente la mano dietro al testo, Mahmood è un Mida moderno capace di trasformare in oro qualsiasi cosa tocchi.

Rapide”, prodotto dalle mani esperte di Dario Faini (Dardust), è stato presentato dal cantautore come “uno dei pezzi più importanti” per lui. Infatti, la canzone racconta una relazione giunta al termine e con la quale è arrivato il momento di confrontarsi. L’io narrativo del testo è lo stesso Mahmood, il quale mette a nudo la propria anima davanti alla sofferenza di una relazione conclusasi in maniera dolorosa. 

La prima strofa della canzone vede il contrasto interessante tra le note delicate e leggere del pianoforte abbinate alla voce elegante del cantante con le sillabe dense di rancore e dolore pronunciate: “Quindi perché mi sputtani in giro? / Dimmi cazzo ne sai di me, ora vado a divertirmi”. 

Solo nella strofa successiva la rabbia invece lascia la scena alla vulnerabilità, alla nostalgia e alla malinconia (“Chi prenderà la stanza bianca al primo piano / Non ci pensare / Il ricordo è peggio dell’Ade”). Ed è proprio questo il punto di forza della canzone, cioè il modo sincero in cui rappresenta l’altalena emotiva comune alle più sofferte delle rotture, quella dove non si riesce a lasciar andare del tutto l’altra persona.

Si fa strada così il motivo principale di tutta la traccia, quella della rapide, metafora che concretizza l’immagine di questo rapporto vorticoso, turbolento, inaffidabile (“Dalla fiducia che non avevo e non ho”) e nel quale il cantautore non vuole più ricadere (“Nelle tue rapide non cadrò”). Le rapide prendono presto la forma delle lacrime versate e diventano simbolo della volontà di riuscire a sganciarsi completamente: “Sono rapide chiuse nell’iride / Che scalerò, scalerò, scalerai, scalerò”.

Questo brano è non è una semplice ballad ma un manuale per cuori infranti, un inno a non rimanere incastrati in relazioni concluse, passate ma allo stesso tempo presenti come non mai. E in questo intento Mahmood riesce nel modo più sincero che ha: attraverso quelle atmosfere sonore già anticipate in alcune tracce dell’album “Gioventù Bruciata”, e con il linguaggio tipico di un diario. Il cantautore si confida con chi ascolta, raccontando le sue paure e le sue esperienze, riuscendo ad attrarre a sé magneticamente. 

Rapide” apre le danze di un progetto discografico che ha tutte le carte in regola per essere un sequel perfetto del precedente. Le tematiche sembrano già affini ma la struttura musicale e prosastica dimostrano già una maturità superiore. 

Nonostante l’album debba ancora uscire, Mahmood vanta già un primo tour europeo con un’unica data italiana già sold out, e un successivo tour invernale partenopeo. Nell’attesa non ci resta che aspettare riproducendo in loop questa ballad ipnotizzante dalle vibes tremendamente soul.

Pagina Instagram dell’illustratrice: Martina Sobacchi

Immagine di copertina: © Martina Sobacchi
© riproduzione riservata