Futura 1993
Di Mariarita Colicchio
Illustrazione di Martina Sobacchi

Tananai – “Giugno” © Martina Sobacchi

Quando esce bella musica mi sento più felice, più in pace con me stessa. Questa magica sensazione non si presenta nella mia vita con l’assiduità che vorrei, ma qualche volta, senza preavviso, ascolto un brano e rimango fissa a pensare che ogni volta vale la pena aspettare. 

Uno degli artisti che, dall’uscita del suo primo singolo, mi ha dato questa scarica è stato Tananai, nome e promessa della nuova scena milanese.

Il 17 gennaio 2020, che per giunta era il venerdì prima del Blue Monday, è uscita Giugno, il nuovo e attesissimo singolo, che apre l’anno nuovo e rinnova la volontà di avere al più presto un ep. 

Giugno, a differenza di quanto potrebbe sembrare dal titolo, non ha nulla a che fare con le canzoni estive; è, anzi, una canzone profondamente malinconica, intima e intimista. Una canzone invernale, da cieli grigi e aria gelida, il clima giusto, insomma, per parlare d’amore. 

È, infatti, l’amore a dare il via ad una riflessione sulla fine, non filosofeggiante né metaforica, ma attaccata al concreto e, forse per questo, ancora più struggente. 

Ho spesso detto che le nuove leve e le canzoni su amori giunti al termine non sono, per me, il mix giusto, ed ecco che Tananai diventa l’eccezione che conferma la regola, e non per la legge dei grandi numeri ma per la sua innata capacità di comunicare attraverso quelle cose che, nel bene e nel male, compongono la quotidianità di qualunque persona.

In questo caso, lo spaccato di vita che Alberto ci offre è quello di un momento di solitudine, subito successivo alla fine di quello che non è un amore da film ma un amore da vita (la cui fine fa indubbiamente più male), quel momento in cui si tirano le somme e i sentimenti sono contrastanti e le immagini che ci regala, come il voler comprare la casa in cui hanno vissuto insieme solo per vederla bruciare, hanno il sapore amaro che tutti, nessuno escluso, abbiamo provato. 

Tananai, e forse parlo perché ogni sua canzone ha la capacità di comunicarmi qualcosa, è in grado di dare a chi ascolta il senso di una emozione complessa, che sarebbe inesplicabile se non attraverso momenti quasi banali, che formano i ricordi che a volte tengono a galla e a volte fanno affondare.

Giugno ha una forza espressiva molto più importante di quello che sembra al primo ascolto, in cui comunque resta una bella canzone, ma è quando la si fa ripartire che piano piano, quel ragazzo al pianoforte con le lacrime agli occhi in un giorno di giugno, diventiamo noi ed è in quell’esatto momento che quella che stiamo ascoltando non è più solo una canzone che parla di un amore finito ma la canzone che parla del nostro amore finito.

Ma soprattutto, Giugno ci insegna che non serve tirare in ballo l’iperuranio per parlare a tutti, per diventare parte di qualcuno, basta raccontarsi a cuore aperto.

Pagina Instagram dell’illustratrice: Martina Sobacchi

Immagine di copertina: © Martina Sobacchi
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