Futura 1993
Di Alessandro Tarasco
Illustrazione di Francesca Colombara
Illustrazione futura

© Francesca Colombara

Una volta un cantautore bolognese che si chiamava Lucio disse “Ma l’impresa eccezionale, credimi, è essere normale”. Un concetto che nella sua espressione può risultare banale, una frase fatta. Ma se per normalità si intende avere come riferimenti musicali gruppi come Clash e White Stripes, mescolarli con MGMT e sigle dei cartoni 90’s e in più avere una componente italica che spazia da Battisti a Battiato, allora il rischio di banalità rimane solamente nella sua espressione e non nel suo svolgimento.

La produzione che caratterizza Tonno è in effetti colorata da influenze normali, dove il termine normale va ad indicare un concetto del tipo “riconosciute come universalmente belle”.

Può non piacere, ma il grunge è stato un fenomeno generazional-musicale di indubbio valore: è normale ascoltarlo.

Stesso discorso vale per le influenze elettroniche degli MGMT o delle poesie contenute nei versi Battisti. È dunque questo il significato che si può dare all’affermazione di Tonno (animale mitologico a quattro teste chiamate Alessio, Federico, Nicolò e Fabio) rilasciata in un’intervista: “suoniamo esclusivamente musica normale da due anni, abbiamo fatto un EP e ora vorremmo fare un album normale”. La si può leggere come una dichiarazione di intenti votata alla genuinità e alla semplicità, senza voli pindarici che debbano per forza andare a scomodare concetti quali “innovazione” o “freschezza”.

“Quando ero satanista”

La musica di Tonno è normale e proprio per questo funziona. Niente di nuovo ma in fondo niente di vecchio, solo una rivisitazione con più chiavi di volta. L’occasione di riascoltare Tonno spunta fuori il 22 maggio con la pubblicazione di “Quando ero satanista“, brano cardine dell’EP prima citato, in versione unplugged. 

Questo video non ci sarebbe stato in tempi normali, come non ci sarebbe stata questa versione. Ma essere satanisti kawaii ci manca ora come non mai e forse questa versione è una polaroid di un momento così, pieno di cose belle non successe, che guarderemo sorridendo fra un po’ di tempo. Siamo nati.

Una versione in effetti che si discosta un po’ dal modus operandi veemente e arrabbiato che, per chi conosce Tonno, era stato abituato a vedere e a provare tra i pogo scatenati sotto i palchi del MiAmi o del Reset Festival.

Una versione sincera e in linea con il momento, quasi strozzata rispetto all’originale: esplosioni controllate nell’atmosfera ovattata della quarantena in cui cambia la potenza ma non il potere evocativo. I toscani esprimono a voce più bassa ma con maggiore forza il concetto profondo della canzone, mascherato da una cifra surreale nel testo, tipico vestito della band.

Il brano

La canzone racconta una storia adolescenziale, una fase di scoperta personale, esplorando temi semplici ma assolutamente non scontati. Con sincerità ci mette davanti a quel periodo bastardo di incomprensioni, quel periodo in cui “alle gite di scuola non parlavo con nessuno/ non sapevo cosa dire/ ma vi volevo bene merde” e “andavamo spesso al mare ad imparare ad affogare”. Analizzando il proprio essere e proiettandosi come un satanista, Tonno tratteggia tutta la difficoltà di essere sé stessi in un contesto che non ti comprende e di come la crescita e la società possano sopire (o nascondere?) certi intimi istinti, al punto che “oggi il mio cuore sorseggia camomilla”.

Tonno e la quarantena

Con claim diretti e taglienti, elementi onnipresenti nei loro testi, i ragazzi ripropongono un periodo straniante della vita collegandolo con un’attualità mai così lontana dalla normalità di tutti i giorni; c’è infatti una particolare connessione tra questa canzone, e ancor di più questa versione, e il periodo di quarantena appena passato, un ponte disincantato tra quello che è e quello che sarebbe potuto essere. Musica normale? Perché no, di questi tempi la normalità si è innalzata a chimera, un miraggio sfuggevole e proprio qui sta la forza di questa loro ultima uscita: la semplicità in un momento difficile, la normalità in un momento assurdo, un vivido affresco dell’attualità ergendosi a novelli Cobain sulle sedie dell’MTV Unplugged.

illustrazione tonno

© Tonno

Non che prima il mondo girasse proprio nel verso giusto: in un’epoca ebbra di esibizionismo da social network, Tonno si palesa solamente con disegnini digitali semplicissimi, si appropria di frasi trovate su Facebook e su Instagram e ci ricama intorno melodie e parole. Cattiveria degli Afterhours, delicatezza mascherata dei Verdena, imprinting cazzuto dei FASK, testi a prima vista semplici ma con metafore sapienti nascoste qua e là che ricordano i Marta Sui Tubi di Gulino: il loro “Punk Bamboccino” si costruisce con grande musicalità nelle parole, un bello stampo anglosassone a forma di punk sporco e graffiato con scapati riferimenti italici.

Si nota l’influenza della WoodWorm, etichetta sempre brillante nella proposta, che annovera nel proprio roster artisti che possono ricordare Tonno come gli Zen Circus o i già citati FASK e Giovanni Gulino. Con piccole perle come “Fettine Panate“, “VHS” e “Sovrappensiero“, i satanisti kawaii Tonno fanno un rock un po’ sbiadito e incazzato, niente di sintetizzato o distorto. Una bella amalgama di testi semplici e urlati che ricordano tempi andati e un immaginario disilluso tipico della X-Generation, chiave di volta del grunge 90’s. Insomma, musica normale.

Pagina Instagram dell’illustratrice:@francesca_colombara

Immagine di copertina: © Francesca Colombara
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