Futura 1993
Di Filippo Duò

Francesco Casolari di professione fa l’incisore, realizzando produzioni artistiche originali e di forte impatto.
La tecnica dell’incisione non è così comune oggi, poiché richiede grande abilità e una rigorosa attenzione ai dettagli. Una forma d’arte che affonda le sue radici nei secoli passati che Francesco ha ripreso e adattato al mondo attuale, proponendo uno stile personale in grado di fare la differenza.

Originario di Bologna, classe 1982, è cresciuto, grazie a sua nonna, immerso nel mondo dell’arte, a cui si è approcciato fin da bambino, concentrandosi fin da subito su scenari urbani. Durante gli studi alla facoltà di architettura e fashion design, inizia ad elaborare un proprio marchio di fabbrica, caratterizzato da scene metropolitane futuristiche, dove immagina palazzi con riferimenti architettonici europei del passato, attraversati da veloci astronavi, i cui abitanti sono pagliacci, dame, e personaggi inventati. Cerca di raffigurare città utopiche seguendo le teorie fantascientifiche del filone steampunk.
Nel suo lavoro, la fantasia e la precisione corrono di pari passo dando vita ad atmosfere molto particolari. Tutto questo lo ha portato ad esporre le sue opere in molte città del mondo, da Parigi a New York, da Tokyo a Buenos Aires, con importanti riconoscimenti di spicco all’interno del settore. 

Abbiamo scambiato due chiacchiere con lui per capire in cosa consista la sua attività, qual è il suo immaginario di riferimento e il suo rapporto con la musica.

Francesco Casolari

Ciao Francesco! Ci spiegheresti in cosa consiste l’attività di incisore?

Ciao! L’attività di incisore vuol dire fare l’artista utilizzando la tecnica dell’incisione, una tecnica della grafica d’arte. L’incisione ha 5 sotto-tecniche: la Puntasecca, la Cera molle, la Maniera nera, la Tinta unita e l’Acquaforte. Io utilizzo esclusivamente l’acquaforte, sono un acquafortista. La mia attività artistica comprende fare mostre, produrre acqueforti e fare ogni tanto delle collaborazioni.

Come ti sei avvicinato al mondo dell’arte e come mai hai scelto proprio questa forma espressiva?

Mia nonna materna Giuseppina Lavarra è una pittrice. All’età di 6 anni quando tornavo da scuola, invece di guardare la tivù, mi dava le prime lastrine da incidere. Sono sempre stato seguito fin da bambino dal Professor Clemente Fava, professore d’incisione della Accademia di Belle Arti di Bologna. A 19 anni ho iniziato a lavorare con la mia prima galleria d’arte Case Aperte. Sono stati anni mitici. Sono 30 anni che incido.

Londra 2891 © Francesco Casolari

Le tue opere vedono spesso la presenza di scenari metropolitani in cui passato e futuro sembrano convivere. Cosa ti ha maggiormente ispirato nel corso della tua carriera?

Penso che le città, le metropoli del mondo, sono gli scenari dove si i creano cortocircuiti culturali e sociali che poi verranno diffusi in tutto il mondo. Sappiamo tutti che esiste una rete internazionale di Metropoli nei vari continenti molto interconnessa fra di loro, dal punto di vista economico, sociale e finanziario. Queste metropoli, tramite lo scambio d’informazioni (ormai con i social è istantaneo) e il loro mescolarsi con la cultura e il territorio del luogo, creano i trend internazionali nel campo dell’arte, della moda e del design. Ormai, con la tecnologia, il mondo è un unico grande posto che comunica a una velocità istantanea. Posso essere nel mio studio e scrivere a una galleria di Londra e New York con la facilità con cui parlo col mio amico che abita a 100 metri da me, è questa la grande rivoluzione che c’è stata negli ultimi dieci anni.

Prima del 2000 esisteva la cultura local, poi, tutti volevano fortemente essere globali, interagire con tutto il mondo, siamo diventati global. Adesso a mio modesto parere siamo tutti dei glocals, siamo presenti in tutti il mondo e allo stesso tempo nel “non luogo” per eccellenza: il web. I nostri ricordi sono su una nuvola “Il Cloud”. Glocal vuol dire seguire le tendenze di Parigi, Londra, Tokyo, Berlino e New York aggiungendovi la cultura propria, del proprio quartiere, del proprio luogo di residenza.

Cosa ti affascina dell’immaginario steampunk, ricorrente in queste incisioni?

Quello che mi affascina della cultura Steampunk è il concetto che esista un mondo, con una tecnologia più avanzata della nostra, ma con costumi sociali e politici del ‘700 e ‘800. Pensiamoci un attimo: in Italia abbiamo Palazzi nobiliari del ‘500 con all’interno schermi led e fibre ottiche, abbiamo piazze storiche ponti e monumenti storici e di fianco automobili fuoriserie che sembrano del 2100, avanzatissime dal punto di vista tecnologico. Operiamo le persone con i robot, ma andiamo a pregare in Chiese antichissime come 2000 anni fa. Vivere in Italia da sempre, dà queste sensazioni, siamo una cultura antichissima, dove il nuovissimo e l’antichissimo convivono da sempre, nelle grandi e piccole cose.

Montecarlo 3000 © Francesco Casolari

 In quanto tempo realizzi i tuoi lavori? Quali sono le varie fasi di produzione?

Per le mie opere 60x80cm impiego 500-600 ore di lavoro, per le opere di 1×1,5m anche 1000-1300 ore, vuol dire lavorare 8-10 mesi di fila per 3-4-5 ore al giorno. Le mie opere sono incise completamente a mano, non ci sono tricks digitali, interpreto la tecnica dell’acquaforte esattamente come nel Rinascimento.

Si parte da una lastra di zinco ricoperta di cera, che io incido con un bulino (una bacchetta di legno che termina con un ago). Una volta che il bulino ha asportato la cera graffiandola, si crea il disegno sulla lastra. Una volta terminata l’opera si immerge la lastra incisa in una vaschetta piena di acido nitrico, per la fase più importante del processo: l’acidatura. A questo punto l’acido nitrico, detto anche mordente, tende a corrodere nei prossimi minuti di contatto con la lastra tutto ciò che non è ricoperto dalla cera, quindi dove ho inciso, il disegno. Tolgo la lastra dall’acido, la pulisco con il Bianco di Spagna e mi ritrovo una bellissima lastra cromata con tutto il disegno inciso. Come se avessi tutte le linee del disegno composte da canaletti derivanti dalla corrosione dell’acido. A questo punto, spalmo l’inchiostro colorato sulla lastra con una spatolina, poi la pulisco con un retino. A questo punto l’ inchiostro si è depositato uniformemente nei canaletti mentre la parte liscia, cromata e senza disegno, rimane pulitissima, e come se avessi una lastra che è in realtà un enorme timbro.

Poi c’è la fase finale: la stampa, in cui appoggio sulla lastra un foglio umido e la passo sotto al torchio, un enorme rullo rotante mosso da delle leve con un piano di appoggio sottostante che scorre. Semplicemente per pressione del rullo la lastra imprime il disegno sul foglio. La lastra è quella che si chiama matrice, da una matrice si ottengono decine di copie sui fogli, l’immagine è sempre uguale, cambia solo il colore, a seconda del colore dell’inchiostro che spalmo con la spatolina durante l’inchiostratura della lastra. Io però incido col bulino, tutto il resto dei passaggi sono curati nei minimi dettagli dalla Stamperia Milano Printmakers, sicuramente un’eccellenza italiana nel campo della grafica d’arte.

DITTICO DELL’ISOLA © Francesco Casolari

 Cosa vorresti trasmettere emotivamente e visivamente a chi osserva le rappresentazioni?

La vita urbana delle metropoli, un’immagine piena di ironia e cose divertenti, qualcosa che trasmetta allegria e spensieratezza. A livello visivo voglio trasmettere una grande qualità e un grande rigore tecnico.

Hai esposto opere in tutto il mondo, com’è stato approcciarsi all’estero e al riscontro del grande pubblico?

Il mondo è grande, effettivamente ho esposto in tantissime metropoli del mondo, soprattutto America, Europa e Giappone. La sensazione è che l’arte contemporanea piaccia a tutti, ormai nel 2020 il nostro senso più sviluppato e più usato è quello visivo. Guardiamo schermi continuamente e vogliamo osservare panorami bellissimi e partecipare a grandi eventi. Tutto ciò ha portato a una grossa richiesta di immagini. Chi produce le immagini? Gli artisti. Ecco spiegato il boom dell’arte che è avvenuto negli ultimi 20 anni. L’immagine è un linguaggio universale, in tutto il mondo riescono a capire un’immagine, mentre quando parliamo, leggiamo o ascoltiamo un discorso ognuno capisce solo la propria lingua e quelle che ha studiato e comprende. È la grande differenza fra linguaggio verbale e non verbale.

Sappiamo che hai collaborato anche con il mondo della moda, disegnando incisioni per accessori e capi d’abbigliamento. Che esperienza è stata?

All’inizio, mentre studiavo architettura c’era la Bloodyfrog. La Bloodyfrog era il mio gruppo di amici: producevamo con un plotter accessori, borse e portafogli in banner, il telone dei camion. Era una idea molto innovativa nei primi anni 2000. È stata una palestra formativa per tutti noi e, oggi, i componenti della Bloodyfrog sono tutti fotografi, architetti, designer, stilisti, manager, artisti, collezionisti, informatici, dj e vj molto affermati. Le mie esperienze nel mondo della moda sono state con Back to Basic e Keyhole, ho imparato molto ascoltando i proprietari di questi brand sulla loro idea di moda e società. Abbiamo sempre prodotto High-street, cioè streetwear di alta gamma, era l’idea di moda che rispecchiava tutti noi.

Parlando di musica, quali sono i principali ascolti che ti hanno accompagnato nel corso degli anni e cosa ti piace della scena attuale?

Ascolto tantissima musica da sempre: mi piace tantissimo il rap e la trap che ascolto assiduamente da 20 anni, ascolto le canzoni di tutti gli artisti, mentre nel mio studio c’è sempre come sottofondo la radio che trasmette musica classica e jazz. La scena attuale mi sembra molto vivace. Ogni artista produce musica di altissima qualità e ognuno riesce a dare alla propria musica, dal punto di vista del testo e della melodia, una propria visione molto personale. Ovviamente parlo come semplice ascoltatore.

Ascolti qualcosa in particolare durante la lavorazione delle incisioni?

Sì, ascolto in cuffia per varie ore al giorno, mentre disegno, musica Ambient: mi aiuta a concentrarmi e rende l’atmosfera giusta per il mio tipo di tecnica artistica.

Instagram: frengo_casolari

Immagine di copertina: © Francesco Casolari

 

 

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