Futura 1993
Di Eleonora Danese

In un’epoca di connessioni e scambi di idee, il fatto che due o più arti comunichino fra loro rientra nella normalità, quella bella, a cui ormai siamo abituati.

Fosse anche solo per un momento fugace, un romantico incontro al chiaro di luna, un breve ma intenso festival social-radiofonico.
È quello che è successo tra Francesca Colombara e il Futuro Festival Digitale di Futura 1993, che hanno stretto i palmi per presentare al mondo virtuale un evento nuovo, fresco di idee: un mese, otto artisti, le loro performance su Instagram e le illustrazioni di Francesca a presentarle.

Francesca Colombara illustrazioni

Locandina del Futuro Festival Digitale © Francesca Colombara

Francesca ha studiato fra Milano e Bologna, passando da un corso di decorazione a uno di linguaggi del fumetto, ma la cosa che per lei conta più di ogni percorso formale è la ricerca di una sua espressione personale, che riesca a portarla, un giorno che ci auguriamo sia il più vicino possibile, a farsi riconoscere dal suo solo tratto. Sicuramente i suoi “mostri“, come li chiama lei, hanno già quella forza espressiva che caratterizza i personaggi più colorati di storie e fumetti. E se la strada per un artista o per un professionista del mondo creativo (in senso ampio) a volte sembra più lunga di altre, la pazienza e la costanza che mi sembra appartengano a Francesca sono sicuramente gli strumenti più utili con cui percorrerla.

 Per i meno esperti, chi è un illustratore e cosa fa davvero?

Credo che esistano vari modi di interpretare questo lavoro, tantissimi settori e declinazioni diverse. Per me essere una illustratrice significa prendere un’idea, una storia e raccontarla con le immagini attraverso un’interpretazione personale. Per come la intendo io questa professione è molto vicina al mestiere dell’autore.

Essere una illustratrice significa banalmente restituire attraverso il disegno una propria visione delle cose (nel mio caso totalmente folle). Per questo per me è molto importante che un illustratore abbia uno stile che lo caratterizzi per dare un apporto unico a tutti i suoi progetti.

Francesca Colombara illustrazioni

© Francesca Colombara

Qual è l’aspetto più difficile del tuo lavoro? Quale invece la cosa più soddisfacente?

Ci sono molti aspetti soddisfacenti in questo lavoro, ma collegandomi alla domanda precedente penso sia quando mi commissionano un lavoro per il mio stile o quando apprezzano una storia che ho scritto riconoscendo quello che faccio ancor prima di aver visto la mia firma. Se una persona dovesse vedere un mio disegno individuando subito che potrei averlo fatto io, sarei molto soddisfatta!
Purtroppo la cosa più difficile del mestiere dell’illustratore è che ancora troppo spesso non viene riconosciuto come un lavoro e quindi non degno di una retribuzione adeguata!

Se è vero che oggi la democrazia digitale permette un po’ a chiunque di fare qualsiasi cosa in qualsiasi momento e di inventarsi quasi qualsiasi mestiere, possiamo anche dire, però, che sia importante aver seguito un percorso di formazione, anche non canonico, che permetta di sentirsi più solidi nella propria posizione. Qual è stato il tuo?

Mi sono laureata nel corso di Decorazione all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, poi onestamente non sapevo bene da che parte andare.
Successivamente alla laurea, mi sono avvicinata al mondo dell’illustrazione attraverso i libri per l’infanzia, dopo un master e qualche workshop estivo incentrato sull’illustrazione editoriale sono approdata a Bologna.

Attualmente studio al biennio di Linguaggi del Fumetto qui in Accademia e sto per laurearmi. Il mondo del fumetto e l’ambiente bolognese mi hanno stimolato tantissimo, soprattutto se penso al ramo dell’autoproduzione.
Non rimpiango nulla della mia formazione “ufficiale”, ma se devo essere onesta per me è stato molto più importante il percorso parallelo di ricerca di un mio linguaggio personale che ho intrapreso da sola.

Francesca Colombara illustrazioni

© Francesca Colombara

Ci sono momenti storici, come in parte anche questo, in cui il dibattito è particolarmente acceso, ma è sempre importante parlarne: come vivi, professionalmente e umanamente, il confronto con i tuoi colleghi uomini? Credi che anche in campo creativo, come quasi in tutti i campi, si percepisca una differenza tra i generi, tra “illustratori” e “illustratrici”? Ci sono state situazioni in cui ti sei sentita sottovalutata solo perché donna?

Credo che le illustrazioni in sé, i disegni e tutto il lavoro creativo siano sostanzialmente senza genere. Se prendessimo dei disegni non firmati dall’autore sarebbe molto difficile per noi individuare se il disegnatore è una ragazza o un ragazzo. Detto questo, il mestiere dell’illustrazione deve essere calato nel mondo, nel suo contesto e a oggi, proprio perché viviamo in un certo sistema maschilista, credo che se vicino ad un disegno ci sia una firma maschile il fruitore si senta un po’ più rassicurato.

Purtroppo credo che inconsciamente associamo alla figura maschile una professionalità maggiore. Questo ovviamente è il mio parere filtrato dalla mia esperienza e sicuramente è parziale, ma credo che il diverso standard si percepisca quando di tantissime donne e ragazze che fanno le illustratrici i primi cinque nomi famosi che ci vengono in mente sono maschi.

Parlando del nostro festival “Futuro Festival Digitale” di cui hai curato le illustrazioni delle locandine, ci racconteresti un po’ da cosa ti sei fatta ispirare in questo caso?

Sapevo di dover comunicare che il festival si giocava fra la radio e i social, così ho inserito un piccolo stereo un po’ retrò e un cellulare con una notifica di Instagram, poi mi è bastato tirare fuori dal cilindro uno dei miei tanti mostri e il gioco era fatto.
A parte questo, per me era importante che fosse un’illustrazione divertente, fresca, che comunicasse anche una certa voglia di ballare, ma stando paradossalmente seduti, visto che è un festival social radiofonico che si fruisce in comodità.

https://www.instagram.com/p/CADEvQ-Bh5U/

Pensi che queste nuove forme di festival digitali possano aiutare a sopperire alla mancanza di live nel breve periodo?

Sì, sicuramente nel breve periodo sono un’alternativa interessante con cui sarà bello sperimentare nuovi modi di sentire musica. Tutto quello che è nuovo e un po’ inesplorato già mi piace!

Musicalmente parlando, quali sono i tuoi principali ascolti? Quali sono i dischi o gli artisti che ti hanno segnata e quelli su cui oggi punteresti di più?

Vengo da un’adolescenza passata ascoltando musica italiana storica e cantautorato: Battisti e Vecchioni su tutti. Oggi mi sono decisamente attualizzata e ascolto per la maggiore musica indie: Brunori Sas, The Zen Circus e ho un debole per tutto quello che fa Franco126! Mi piace anche la trap che ascolto quando sono presa bene.

https://www.instagram.com/p/B_2HspHhbY1/

C’è un soggetto o una storia che vorresti assolutamente illustrare e che non hai ancora illustrato?

Non saprei. In questo senso l’aspetto che prediligo di questo lavoro è essere autrice di me stessa. Mi piace illustrare le mie storie e per indole personale faccio più fatica a prestarmi alle idee degli altri.
Più che soggetti che vorrei illustrare ci sono persone con cui vorrei collaborare o nuovi modi di mettermi in gioco tipo realizzare murales, è una cosa che mi ha sempre affascinato, ma non mi sono mai cimentata.

Che progetti hai per questo futuro così incerto?

Sto portando avanti in parallelo due progetti grossi e molto importanti per me. Il primo è il mio progetto di tesi, una graphic novel che parla proprio di questo strano periodo che abbiamo appena vissuto.
Il secondo progetto l’ho avviato con la mia etichetta di autoproduzione CIANG, fondata con l’illustratore Matteo Dang. Abbiamo aperto un dipartimento di animazione 2d con cui realizziamo videoclip animati e siamo belli carichi!

Pagina Instagram dell’illustratrice:@francesca_colombara

Immagine di copertina: © Alessandra Goldoni
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