Le squadre si schierano prima dell’inizio della partita. Lo stadio è gremito in ogni ordine di posto, è la finale del campionato del mondo di calcio. Immaginiamo una sfida tra Italia e Francia, come quella che ci ha visti vincitori nel luglio di sedici anni fa. Prima del calcio di inizio intere nazioni si stringono attorno alla loro rappresentativa, sulle note dell’inno. Quello della Francia è senza alcun dubbio uno dei più famosi: ‘Allons enfants de la patrie…” così si apre il testo della Marsigliese.

Il canto è un invito a imbracciare le armi e a sostenere la Rivoluzione. Il nome deriva dalle truppe di volontari (fédérés) provenienti da Marsiglia che per primi lo intonarono durante la loro marcia verso Parigi – prima – e nelle strade della capitale poi. Ben presto, infatti, la Marsigliese divenne popolarissima tra tutti i rivoluzionari che volevano rovesciare la monarchia.

(Clive Rose/Getty Images)

Da Strasburgo a Parigi

Ufficialmente il futuro inno nazionale francese venne composto nel 1792 dall’ufficiale dell’esercito francese Claude Joseph Rouget de Lisle. Il titolo era, in realtà ‘Chant de guerre pour l’armée du Rhin’, una delle Armate rivoluzionarie che operava nell’est della Francia. Infatti la composizione fu commissionata a Rouget dal sindaco di Strasburgo, che desiderava un canto per chiamare l’esercito a raccolta contro la minaccia degli Asburgo che premeva al di là del Reno. Il testo rispecchia quindi lo spirito non certo pacificatore di quegli eventi storici. Anche per questo l’invito a prendere le armi, a ribellarsi contro i tiranni si rivelò molto condivisibile nel contesto dell’assalto al palazzo delle Tuileries. La Marsigliese divenne dunque molto popolare tra i rivoluzionari e, dopo la caduta della monarchia, diventò l’inno nazionale il 14 luglio del 1795. Poco dopo Napoleone dichiarò l’inno illegale e lo bandì nel 1807. Soltanto nel 1876 tornerà a essere, definitivamente, l’inno francese.

Rouget de Lisle canta la Marseillaise per la prima volta nel 1792 (Pils, 1849)

Un inno troppo violento?

Il tema del linguaggio molto cruento della Marsigliese è stato ed è tuttora argomento di accese discussioni in Francia. La parte che viene solitamente eseguita, quella iniziale, recita così:

“Avanti, figli della Patria
Il giorno della gloria è arrivato!
Contro di noi della tirannia
La bandiera insanguinata è innalzata
Sentite nelle campagne
Muggire questi feroci soldati?
Vengono fin nelle nostre braccia
A sgozzare i nostri figli, le nostre compagne!

Alle armi, cittadini
Formate i vostri battaglioni
Marciamo, marciamo!
Che un sangue impuro
Abbeveri i nostri solchi!” (Qui il testo in francese)

Oltre all’immagine, terribile, dei figli sgozzati, c’è un riferimento per certi versi ambiguo al “sangue impuro”. Non è un proclama razzista, questo sembra evidente. Molto più verosimilmente si tratta di quello di austriaci e prussiani, i quali all’epoca avevano invaso la Francia per ristabilire la monarchia di Luigi XVI a scapito dei rivoluzionari. Certo: riferirsi agli invasori in questi termini aveva un senso nel contesto dell’epoca, ma più di recente questa parte ha sollevato diverse perplessità. Non è sicuramente il massimo cantare di voler versare il sangue prussiano magari durante una visita ufficiale del governo tedesco (come fece notare Valéry Giscard d’Estaing, presidente della Francia dal 1974 al 1981). Nel 1992 numerose personalità pubbliche firmarono una petizione per cambiarne le parti più cruente. La richiesta fu tuttavia respinta, e i francesi preferirono tenersi stretta la Marsigliese in tutte le sue parti.

E se la Marsigliese fosse… italiana?

La storia della musica – tutta – è costellata da casi di plagio, più o meno noti. Anche la Marsigliese ha alle spalle un passato opaco, diventato evidente fin dalla sua nascita. Come abbiamo detto l’opera è attribuita a Rouget, il quale è anche ritratto in alcuni quadri che lo immortalano nelle prime esibizioni “dal vivo”. Tuttavia l’assenza della firma dell’ufficiale in calce allo spartito originale ha sempre fatto dubitare dell’originalità dell’opera. Perché non firmare quel componimento? Una delle risposte più scontate è probabilmente quella corretta: l’opera era stata copiata. La Marsigliese ha infatti molti punti in comune con il tema del primo tempo del Concerto per pianoforte e orchestra n. 25 in Do maggiore (K 503) di Wolfgang Amadeus Mozart (1786).

Nel 2013, durante gli studi per la pubblicazione dell’opera omnia del compositore italiano Giovanni Battista Viotti, è stata fatta una scoperta ancora più incredibile. Viotti era un musicista di stanza alla corte del re di Francia, amico di Maria Antonietta e fuggito in Inghilterra nel pieno della Rivoluzione Francese. Tra i suoi spartiti ci si è imbattuti in un componimento, ‘Tema e variazioni in Do Maggiore’, pressoché identico all’opera di Rouget, ma che la precede di più di dieci anni. È dunque un evidente caso di plagio che spiegherebbe la mancata firma (per pudore?) in calce alla Marsigliese. Un unico dubbio rimane: come mai, se fosse vero, Viotti non ha mai reclamato la paternità dell’opera? Niente di strano immaginare che, nel tumulto degli eventi rivoluzionari, abbia preferito restare nell’ombra data la sua vicinanza agli ambienti monarchici. D’altronde, a quei tempi, si tagliavano teste con una discreta facilità. 

 

 

immagine di copertina: Rouget de Lisle canta la Marseillaise per la prima volta nel 1792 (Pils, 1849)
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