È attesa per marzo la piattaforma che spazzerà via gli ostacoli nell’organizzazione di piccoli e medi concerti. Proprio come la definisce il suo ideatore Andrea Molinaro, Riffer Music è l’Airbnb della musica, ma in particolare dei concerti, quelli organizzati dai gestori di locali per attirare più clienti, ma anche per offrire un’alternativa culturale nel proprio paese.

Prima o poi ci libereremo della tara italiana, che non vuole vedere il mondo del commercio convergere con quello dell’arte. È ancora impensabile che un artista viva della propria arte, perché il suo non è considerato un lavoro (a differenza di quello del gestore); oppure perché, anche per il tornaconto di molti imprenditori, non si vuole macchiare con il vile denaro qualcosa di puro come l’arte.

Spesso però i problemi sono molto più banali: il gestore del locale magari non è soddisfatto della performance della band, vuoi perché l’ha ingaggiata per fare un favore a un cugino di quarto grado, vuoi perché si è dovuto arrangiare all’ultimo momento per trovare qualche gruppo disponibile nelle immediate vicinanze; ci sono poi molte band valide e giovani in giro, ma non sono molto brave a farsi conoscere e a pretendere il giusto pagamento per sé. In breve c’è molta confusione e poca trasparenza.

Riffer Music ambisce a rendere le cose più semplici per entrambe le parti in causa: da una parte snellisce tutto il processo di organizzazione, dall’altra garantisce un compenso alle band. Ma come?

Proprio come siamo abituati a fare quando cerchiamo un appartamento su un portale come Airbnb o Booking, il gestore del locale potrà facilmente individuare l’artista per la sua serata in base alla vicinanza, al genere musicale e alla data di disponibilità.

Il profilo del musicista dovrà avere anche altre informazioni necessarie per essere considerato idoneo alla scelta: prima di tutto il prezzo che richiede a serata, dei video delle loro live performance, delle recensioni e delle tracce caricate su Soundcloud. Va da sé che avere un profilo dettagliato richieda come presupposto che la band non sia appena uscita da un’esibizione durante un’assemblea d’istituto, ma che sia seriamente impegnata a farsi conoscere. Curare i propri canali social non significa svendersi al turbocapitalismo, ma tirare la testa fuori dalla sabbia. Essere musicisti significa essere comunicatori.

Riffer Music difenderà il lavoro degli artisti tramite una Cancellation Policy, nel caso in cui la serata venga annullata o rimandata per maltempo o problemi tecnici. Ma soprattutto ai musicisti verranno pagati i diritti d’autore attraverso Soundreef, cosa non da poco dato che in Italia pare che qualcosa si stia smuovendo verso la liberalizzazione del settore delle società di collecting per la raccolta e la tutela dei diritti d’autore. In questo senso la proposta di Riffer Music sembra molto più lungimirante, nonostante il suo ideatore viva a Praga. 

Last but not least, grazie a Riffer Music gli artisti in tour potranno usufruire di sconti per l’alloggio o addirittura di notti gratuite in ostello. 

Il logo di Riffer Music. Fonte: pagina Facebook ufficiale

Riffer Music inoltre si prefigge di donare una percentuale dei guadagni annui in beneficenza. Tra le associazioni individuate ci sono Musicians on Calls, che porta la musica negli ospedali perché crede nel suo effetto positivo sull’umore – e quindi sulla salute – dei pazienti; Playing for Change, una fondazione no-profit che ambisce a portare l’educazione alla musica in nazioni come Bangladesh, Ghana, Mali, Nepal, Rwanda, in cui l’arte non è fra i primi pensieri della gente per ovvi motivi; e Sea Shepherd, dal 2010 legalmente rappresentato anche in Italia, che si batte per “fermare la distruzione dell’habitat naturale e il massacro delle specie selvatiche negli oceani del mondo”.

Tutto questo diventerà realtà se la campagna di crowdfunding per realizzare la piattaforma avrà successo. I presupposti ci sono tutti, non vi pare? Per ora Andrea Molinaro ha chiesto un prestito, mentre la somma eventualmente raggiunta con la campagna su Indiegogo servirà per:

– completare la configurazione del tema del sito;

– definire il gateway di pagamento;

– rendere quanto più accessibile la piattaforma (e testarla);

– avviare una campagna di marketing.

Che ne pensate di questo progetto? Qui trovate la campagna di crowdfunding (donate, donate, donate!). Per saperne di più, visitate il sito ufficiale di Riffer Music, oppure la pagina Facebook e Instagram.

In bocca al lupo, Andrea!

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