WE ARE CHAOS. Mai titolo sarebbe potuto essere più azzeccato per il ritorno in pompa magna del Reverendo. Sì, perché Marilyn Manson, al secolo il cinquantenne Brian Warner, non demorde e ci riprova con un pezzo al sapore di una vera e propria chicca da antologia in pieno stile Bowie.

Il preludio al suo undicesimo album in studio freschissimo d’uscita, appunto il singolo “We are Chaos”, segna anche stavolta l’ennesima dimostrazione della ferrea volontà del buon Manson di rinnovarsi e mai piegarsi, come una testarda araba fenice nella sua declinazione discografica.

Insomma, questo suo ritorno a distanza di tre anni dal controverso Heaven Upside Down del 2017 ci fa capire quanto Manson non abbia alcuna intenzione di arrendersi ad un imprevedibile declino, di andare verso quel tramonto che il fattore anagrafico spesso impone. Proprio per questo non potevamo risparmiarci dall’eleggerlo come la nostra voce della settimana per eccellenza.

“We are Chaos”: un nome, un programma

Lo sappiamo, il caro ed imprevedibile Marilyn Manson non ha mai fatto nulla per caso. Sempre lucido, critico, caustico come pochi al suo livello, anche stavolta in qualche modo ci promette che non tradirà le nostre aspettative. Già l’annuncio della data prevista per ciò che ci aspettiamo essere un album degno degli annali del rock ci lascia intendere l’intenzionalità sottesa all’intero progetto: Manson vuole, insomma, sbatterci in faccia la cruda realtà caotica e mistificatrice dei nostri giorni, perciò quale giorno potrebbe essere più adatto ed evocativo se non quello dell’11 settembre?

E poi, ammettiamolo, questo è un pezzo che disarma, che ci lascia inermi appena terminata la sua riproduzione. Sembra, per dirla in soldoni, un pezzo uscito per intensità propria addirittura da Blackstar di Bowie, senza però scadere nel sentore di plagio o similia, semmai nel devozionale. Un crescendo esplosivo, quindi, è quello che ci accompagna durante tutta la riproduzione del pezzo, all’interno del quale percepiamo finalmente un Manson rinvigorito, eccezionalmente ispirato e cazzuto come non lo era da tempo.

Maybe I’m just a mystery
I can end up your misery
Maybe I’m just a mystery
I can end up your misery
In the end we all end up in a garbage job

La cover di “We are the Chaos”. © Facebook / Marilyn Manson

Un nuovo Marilyn Manson?

Insomma, già solo da “We are Chaos” cominciamo a percepire il sentore che quello che ci si parerà davanti il prossimo mese sarà tutto un altro Manson, finalmente maturo e scevro da condizionamenti commercialotti di sorta. Speriamo di poterci dimenticare le andature accattivanti e birbantelle degli ultimi tempi perché, insomma, a tratti lasciavano decisamente a desiderare, si basti pensare a quella palese baggianata acchiappa ascolti di “KILL4ME”, con tanto di video pecoreccio al seguito. Insomma, già partendo dal fatto che si tratterà di un concept intriso di malumori contemporanei ci fa ben sperare sulla presunta qualità del prodotto finito firmato da un Manson che, finalmente, ha fatto pace col suo estro, con la crisi di mezza età e col cervello.

Un “Brave New World” secondo il Reverendo

Manson, quindi, con “We are Chaos” ci annuncia il topic del suo focus rinnovato, un topic che pone al suo centro non solo la miscellanea perfetta di tutte le sue arti più personali e intime (da notare, infatti, che la cover altro non è che una delle sfolgoranti opere pittoriche del buon Marilyn), ma che risiede soprattutto nella visione di un mondo ormai per sua natura distorto e corrotto. Insomma, quello che ci troveremo tra le mani sarà lo specchio della nostra quotidianità dismorfica e a tratti distopica, di un susseguirsi di giorni di carente raziocinio nei quali l’uomo, sempre più cieco, animalesco e materialista di fronte alla Storia pregressa, ripete ciclicamente gli stessi errori da secoli. Non vediamo l’ora di ascoltarlo, nel frattempo ci godiamo a ripetizione questa mina di brano firmato dal Reverendo più anacronistico della storia del genere.

 

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