L’Universo è un mastodontico giradischi e noi siamo LP che suona.

Accade talvolta che la puntina salti; ma la musica ha la meglio sul silenzio e le parole piovono placide.

Sono passati esattamente sessant’anni da quando un uomo incappucciato fece capolino sulle spiagge della Scandinavia.

Veste corvina, inconfondibile pallore ed una scacchiera, sovrana, proprio come vuole la tradizione: con questi attributi il regista Ingmar Bergman presentò la Morte al grande pubblico, sfidando i tabù di una società ancora bigotta ed impreparata.

Fino ad allora, solo il collega Hitchcook aveva avuto l’onere di affrontare l’argomento. Quest’ultimo, però, si era limitato a narrare “il durante” e mai “il prima”. Non lasciava spazio a personificazioni o speculazioni di natura mistica e filosofica; la vita aveva fine senza mezzi termini e i panegirici erano soppiantati da lame e corde.

Ma perchè affrontare proprio questo argomento?

Ogni yang ha bisogno del proprio yin. Le forze buone, per esistere, necessitano di antitesi a loro contrapposte e la sintesi di questo rincorrersi dialettico si conclude in una sorta di equilibrio.

Scettici o no, la Temibile Signora ha inevitabilmente influenzato anche il mondo della musica.

In che modo? Verso la fine degli anni Sessanta, durante la cosiddetta Summer Of Love di San Francisco, un gruppo di ragazzoni si riunì per prendere parte alla scena hippie del tempo.

Il nome, a detta dei vari componenti, venne scelto pescando casualmente due parole dal vocabolario. Eppure, basta pensare ad uno scheletro con una corona di rose o alla danza caleidoscopica degli orsetti colorati per avere in mente un’immagine nitida; è quella dei Grateful Dead (Il morto riconoscente), astri nascenti dell’incalzante genere psichedelico. Appartiene a quello stesso periodo la triste storia della J27: che si tratti di una maledizione o di una sorprendente coincidenza, sotto questa perirono pietre miliari del rock, accomunate dalla giovane età e dalla presenza della lettera J nel nome o nel cognome. Tra questi, ricordiamo Jimi Hendrix, Jim Morrison, Brian Jones e la regina Janis Joplin.

Anni ’70. Un giovane impiegato dell’ufficio collocamento di Macclesfield, sul versante nord-ovest dell’Inghilterra, ricevette una ragazza in cerca di lavoro. Alcuni giorni più tardi, preoccupato dalla sua assenza, ne cercò il recapito telefonico per avere notizie. Il presentimento non si rivelò vano. Non avrebbe mai avuto quell’impiego; era improvvisamente venuta a mancare a causa di una crisi epilettica.La sua vita finì ma diventò la protagonista di uno dei capolavori che solo i grandi sanno lasciare in eredità. Il brano era “She’s Lost Control” ed a scriverlo sarebbe stato proprio quel dipendente impacciato, un promettente Ian Curtis.

La California, nell’ultimo decennio del secolo scorso, diede i natali ad un gruppo che decise di chiamarsi in un modo singolare.  I Brian Jonestown Massacre prendono spunto sia dall’estinto fondatore dei Rolling Stones che dal tragico eccidio di Jonestown del 1978.

Anton Corbijn, lo stesso regista del lungometraggio sulla nascita dei Joy Division, venne incaricato da Cobain e compagni di girare il videoclip di Heart-shaped box. Dal primo fermo immagine nella stanza di ospedale alla scena nei campi (dove l’anziano ricorda vagamente “Il Cristo Giallo” di Gauguin), il rimando al tema della Morte è lampante.

L’imparagonabile genio Michele Salvemini aka Caparezza, dedica un intero concept album all’argomento. Come un profeta di tutto rispetto, immagina le conseguenze che avrebbe la sua fine nell’ultima traccia di “Verità supposte”, “Jodellavitanonhocapitounca**o”. Ma è nel suo terzo lavoro che la rende reale, con tanto di marcia funebre ed “annuncio al pubblico”.

I White Lies, nella loro “To Lose My Life”, invocano un destino congiunto con tanto di vecchiaia ed ultimo respiro, pur di restare insieme.

I Baustelle, al contrario, sembrano aver trovato la redenzione quando, citando Leopardi, proclamano la supremazia della Vita sulla sua più acerrima nemica.

Una frase del genere, pur semplice, lascia la funzione di motivetto banale per diventare un mantra positivo.

Appare dunque ovvio sottolineare come, La Vecchia signora delle Tenebre, abbia ricoperto sempre un ruolo decisivo nel panorama musicale, se pur apparentemente marginale. Si manifesta, inevitabilmente; non c’è nessuno che abbia scoperto il modo per neutralizzarla.

Quelle appena annoverate sono solo alcune delle sue influenze. Le altre storie verranno raccontate in seguito. Magari dopo aver servito lo scacco matto in una partita decisiva…

 

© riproduzione riservata