Per la prima volta la band svedese ha portato la propria musica in Italia e ha dimostrato subito la potenza e la forza per cui è riconosciuta in tutto il mondo. Riot opera, così piace chiamare al cantante e chitarrista Daniel Håkansson il proprio genere, definito da un’unione inusuale ma decisamente ben fatta fra metal e swing, e il concerto al Legend Club è stato sia riot che opera, un’opera d’arte.

Locandina del tour dei Diablo Swing Orchestra

Per riscaldare il pubblico sono stati chiamati i romagnoli “Ottone Pesante”, interessante power trio formato da batteria, tromba e trombone, che hanno provato che si può fare del buon metal anche senza le solite formazioni sfoggiando fiati effettati ed una gran performance alle pelli.

Già l’inizio della serata fa intendere la qualità dell’evento, costantemente fuori dagli schemi e dedicato interamente al divertimento della sala del Legend, quasi completamente piena. Divertimento che infatti non è mancato neanche per un attimo, né fra il pubblico né tantomeno sul palco. Sin dalla prima canzone dei D.S.O. si è respirata quella felicità di essere lì, di suonare per un pubblico nuovo e dimostrare tutto l’affetto che una band può avere per i propri fan, e i sorrisi degli artisti sono stati contagiosi per tutte le due ore abbondanti di concerto.

Copertina dell’ultimo album “Pacifisticuffs”, pubblicato nel 2017 da Spinefarm Records

Quella di giovedì è stata una serata delle prime volte per i Diablo: prima volta a Milano nel primo tour italiano, e a presentare il primo album con la nuova cantante Kristin Evegård, dopo che la storica voce AnnLouice Lögdlund ha abbandonato il progetto nel 2014. La Evegård ha sfoggiato tutta la propria estensione vocale, riuscendo a rendere perfettamente tutte le difficili linee melodiche che la band svedese ha composto negli anni, e facendo sognare tutti con un’ottima interpretazione in solitaria sul palco di “Ode To The Innocent”, dall’ultimo album “Pacifisticuffs”. Serata difficile invece, vocalmente parlando, per il leader della band e voce maschile principale Håkansson che si è presentato con un problema alla voce e che, per quanto sia riuscito comunque a regalare un’ottima performance, è stato egregiamente sostenuto dal trombettista Martin Isaksson.

Oltre alla indiscussa qualità performativa, le parole chiave della serata sono state divertimento e continua interazione col pubblico, complice senza dubbio anche il locale che si dimostra ad ogni stagione sempre più importante per la scena underground e le cui dimensioni rendono qualsiasi concerto più intimo. E i Diablo Swing Orchestra hanno davvero saputo sfruttare la situazione, creando con estrema naturalezza un legame con tutti i fan presenti. Merito anche dell’esperienza e del feeling fra i vari componenti della band, soprattutto i veterani Håkansson, il chitarrista Pontus Mantefors, il bassista Andy Johansson e il violoncellista Johannes Bergion, simbolo della classe di questa band.

Per quanto la loro carriera inizi ad essere abbastanza lunga (sono nati ormai nel 2003), la grande fama ancora non è arrivata, ma per tutti quelli che hanno voglia e bisogno di novità, grandi concerti e soprattutto di qualità, i Diablo Swing Orchestra sono la risposta.

Per citare Isaksson, “se vi piace ascoltare dello swing mischiato ad un po’ di cose metal suonato da degli strani tipi svedesi, allora siete nel posto giusto!”.

Ph. Klas Hjertberg at Dallas Motion Agency

Tracklist:

• Lucy Fears the Morning Star

• The Age of Volture Culture

• Voodoo Child Mon Amour

• Exit Strategy of a Wrecking Ball

• Kevlar Sweethearts

• Hot to Organize a Lynch Mob

• Black Box Messiah

• Superhero Jagannath

• Lady Clandestine Chainbreaker

• Knucklehugs

• Jigsaw Hustle

• Karma Bonfire

• Honey Trap Aftermath

• Ode to Innocent

• Guerrilla Laments

• Bedlam Sticks

• Infralove

• Poetic Pitbull Revolutions

• Ricerca dell’anima

• Balrog Boogie

• Vodka Inferno

• A Tap Dancer’s Dilemma