Glen Hansard © DNA Concerti

Glen Hansard è tornato in Italia con tre date autunnali che lo hanno visto esibirsi a Milano, Roma e stasera toccherà a Bologna.
Non potevamo assolutamente perderci il suo ritorno nella capitale romana dopo la pubblicazione di This Wild Willing, il suo ultimo album pubblicato il 12 aprile con l’etichetta discografica Anti Records/Self.
E abbiamo fatto bene: Glen Hansard ci ha regalato una bellissima conferma.

“Questa è una raccolta di brani nati da alcuni momenti in cui improvvisavo, mi ritrovavo a seguire dei temi
e delle linee melodiche.
Se prendi un minuscolo frammento musicale, lo segui, te ne prendi cura e ci costruisci qualcosa, può diventare una meraviglia”

I singoli che hanno anticipato il suo ultimo lavoro sono “I’ll Be You, Be Me”, “Fool’s Game” e “Brother’s Keeper”.

In molte riviste musicali, è solito usare l’espressione “l’ultima fatica discografica di…”, ma non è questo il caso, in quanto il cantautore irlandese non prova alcuna fatica nel vestire i panni del “menestrello”.
Chitarrista e membro dei The Frames, in This Wild Willing, Hansard riesce a far sposare il suo sound da solista con quello della band, ottenendo così un linguaggio unico, ricercato ed estremamente piacevole.

L’abbiamo detto numerose volte: la sperimentazione è sacra.
Sperimentare, avventurarsi in terreni sconosciuti, provare nuovi sapori e nuovi linguaggi. Glen Hansard ha provato, riuscendoci, a far carburare il suo motore creativo utilizzando tutto questo come combustibile.
Dopo l’incontro con i fratelli Khoshravesh, musicisti israeliani, all’Irish Cultural Center di Parigi, Hansard ha spalmato sulle nuove dodici tracce, fraseggi arabeggianti che hanno donato freschezza ed esoticità.

Un album che rappresenta un nuovo tassello nella discografia del cantautore, soprattutto a livello qualitativo, e che ha trovato un ottimo riscontro anche da parte della critica italiana definendolo un Artista con la A maiuscola.

Glen Hansard © DNA Concerti

Il concerto si è aperto con un vigoroso applauso da parte del pubblico che ad ogni canzone non si è tirato indietro nel farsi sentire partecipe e presente, generando così un bellissimo scambio che ha consentito all’artista di esagerare e di osare ancora di più.

La sua voce entrava nelle orecchie degli spettatori senza chiedere permesso, trovando un ambiente famigliare e accogliente. Il tutto, favorito da una scenografia estremamente semplice quanto d’impatto: quattro fari che emanavano una luce gialla, calda e accogliente. Le ombre che disegnavano il volto di Glen, danzavano dolci a ritmo di musica e si increspavano nelle rughe della fronte quando un brano veniva interpretato in maniera eccelsa.

Un concerto letteralmente cinematografico realizzato da una band composta da musicisti eccezionali, i quali hanno accompagnato ed aiutato Glen a narrare storie in maniera coinvolgente, credibile e alternativa. Proprio così: un concerto credibile è un concerto vincente.
Emozionante il discorso fatto sulle migrazioni e sulla sua vicinanza alla situazione politica e sociale nostrana, che il cantautore decide di commentare facendo notare che gli spostamenti sono sempre stati naturali, importanti e formativi. Per questo, decide di dedicare “Way Back In The Way Back When” a tutti coloro che provenivano da lontano e che si erano spostati per lui e per la sua musica in quella serata.

La scaletta, come un viaggio on the road, ha attraversato tutti i lavori di Hansard in una chiave diversa, più intima, facendo sì che il pubblico fosse immerso totalmente in una storia unica e rendendolo protagonista indiscusso.
“Lowly Deserter”, “Her Mercy” duettata con Nina Hynes,Leave a Light“, “Good life of song“, “Grace Beneath The Pines” cantata senza microfono incendiando tutti i presenti e molti altri brani che hanno fatto godere le orecchie di molti.

Glen Hansard è riuscito, in due ore e mezza, ad aprire dei veri e propri mondi sul palco.
Un’occasione importante, speciale, che si è concretizzata in un concerto intimo ed unico. Il movente è stato il più nobile: raccontare.

Scaletta del concerto:
“I’ll Be You, Be Me”
“The Moon”
“My Little Ruin”
“When Your Mind’s Made Up”
“Bird of Sorrow”
“This Gift”
“The Closing Door”
“Fitzcarraldo”
“Didn’t He Ramble”
“Leave a Light”
“Race to the Bottom”
“Brother’s Keeper”
“Way Back in the Way Back When”
“Grace Beneath the Pines”
“Lowly Deserter”
“Her Mercy”
“Star Star”
“Hotellounge”
“Fool’s Game”
“Song of Good Hope”
“The World”
“Good Life of Song”
“Falling Slowly”

Immagine di copertina: © DNA Concerti
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