Gallipoli. Ten. Ore 21:45 circa. I ragazzi, in una fila più o meno scomposta, si dirigono verso il botteghino. La fauna è varia: ci sono gli aficionados del Guè dei Club Dogo che discutono animatamente sulla sua evoluzione come solista, cappelli da pescatore e occhiali da sole sparsi qua e là, ragazze con unghie placcate fluo – dalla lunghezza assai discutibile – che scorrono nervosamente le ultime stories di Instagram, genitori che cercano di rammentare qualche hit “di quello che ha fatto il giudice a The Voice (o a X Factor)” per rendere meno angustioso il loro personale supplizio.

Una volta entrati nel locale – una discoteca molto glam all’aria aperta – la fila si dipana tra la pista e i privè: piano piano altra gente continua ad affluire, sebbene una leggera brezza consenta di vivere l’attesa in modo piacevole. L’atmosfera del Ten – per ovvie ragioni dettate innanzitutto dalla location – è un po’diversa rispetto a quella che si respirava in Piazza Palio, a Lecce, qualche giorno fa: c’è sicuramente un dress code più rigido, delle regole non scritte che impongono un certo atteggiamento, un certo modo di fare che gioca con il mondo adulto tenendo un bicchiere di prosecco in mano. Eppure, è sempre possibile rintracciare degli spazi di spontaneità tra le ragazze delle ultime file che ballano tra loro, destreggiandosi sui tacchi, e tra i cori della folla che alza le mani al cielo sulle note di Mambo salentino. Arrivati a questo punto, a molti verrebbe spontaneo chiedersi: dov’è il rap? O ancora – per i nostalgici che avevano ritrovato in canzoni come Puro Bogotà o Brucia Ancora gli anthem della propria adolescenza: ma che, davvero, il Guercio al Ten?

Guè Pequeno @ Sottosopra Fest

Ci avventuriamo nel backstage in cerca di risposte e, osservando Guè dirigersi imperterrito verso il palco, il quadro risulta sin da subito molto chiaro: il nostro Cosimo Fini appare perfettamente adeguato al contesto. E non c’è amarezza né disappunto in questa costatazione, ma semplice presa di coscienza su ciò che il tempo rigenera e rinnova, sempre al passo con quello che sarà. Sneakers ai piedi, pantaloni bianchi, t-shirt animalier, capello biondo platino tirato dietro con prepotenza: il ragazzo d’oro del rap italiano è pronto per il suo pubblico, che sembra quasi sommergerlo in quell’orda indistinta di smartphone e flash. Guè – accompagnato da dj TY1 – attacca subito a rappare, e i quesiti di prima appaiono completamente polverizzati, o meglio, risolvibili in un solo termine: cazzimma. Esattamente: c’è un’unica, grande costante che lega l’operato del Guercio dai primi anni Duemila ad oggi, ed è quel neologismo di origine napoletana che Pino Daniele, nel suo libro Storie e poesie di un mascalzone latino (Pironti, 1994) aveva definito come “l’attitudine a cercare e trovare, d’istinto, sempre e comunque, il proprio tornaconto, dai grandi affari o business fino alle schermaglie meschine per chi deve pagare il pranzo o il caffè”.

Guè Pequeno @ Sottosopra Fest. Fonte: pagina Facebook ufficiale Sottosopra Fest

Riprendendo l’accezione positiva della parola in questione, che risponde – stando a quanto riportato dall’Accademia della Crusca – ad un “atteggiamento grintoso, risoluto”, il segreto di Guè è tutto qui: nel voler accogliere le sfide che il mondo spietato del music business costantemente propone con determinazione e sana grettezza. Ecco perché si passa con estrema naturalezza dai pezzi del suo ultimo EP, Gelida Estate, come Niente Photo e Montenapo, a quelli dell’album Sinatra (Trap Phone, 2%, Modalità Aereo), fino ad arrivare a brani ormai culto del suo repertorio come Brivido e Salvador Dalì. Sarebbe infatti riduttivo affermare che Guè anticipi le tendenze: Guè è tendenza e, parafrasando Bling Bling – che ieri sera si è lasciata introdurre, appunto, da Oro di Mango – tutto ciò che tocca diventa oro.

Guè Pequeno @ Sottosopra Fest. Fonte: pagina Facebook ufficiale Sottosopra Fest

Dopo circa quaranta minuti, il Re Mida termina il suo show, complice soprattutto qualche problema con l’amplificazione: si rimane con l’amaro in bocca, come se di un lauto pranzo si fosse gustato soltanto l’antipasto. Con buona pace dei genitori, il concerto si conclude poco dopo la mezzanotte, lasciando posto al dopo serata. Come si suol dire, breve ma intenso. E se si tratta di Guè, proviamo a farcelo bastare.

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