Il pittore norvegese Edvard Munch dipinse quattro versioni del suo quadro “L’urlo”. In tutte c’è una persona sconvolta che si tiene la testa tra le mani e spalanca la bocca come se stesse urlando. Nel 2012 una di queste immagini di disperazione è stata venduta per 120 milioni di dollari.

A volte il dolore può essere proficuo, e la disperazione trasformarsi in arte. Per qualcuno è così.
Lo è di certo per Loredana Berté, che ha fatto di tutto il suo dolore un autentico dono di invincibilità.

PH. Riccardo La Valle

Sale sul palco del Liberté Tour, ultima data della stagione estiva.
L’intro del tour è un piccolo monologo contro il bullismo, che tocca tutti i presenti. Entra lei, tra gli applausi generali. Ha il vestito che ha usato a Sanremo e durante tutto il tour. Apre le danze con Maledetto Lunapark, saluta tutti e poi continua con Il Mare D’inverno. Canta con una forza fuori controllo, che è impossibile non apprezzare.
C’è tanta Berté degli ultimi anni in questo inizio live: quella di Babilonia, di Una Donna Come Me, di Notti Senza Luna, di Io Ballo Da Sola, mentre alle spalle, sugli schermi della scenografia, scorrono i videoclip fatti da e con Asia Argento.

«A proposito io sto con Asia» ha subito puntualizzato Loredana, facendoci ricordare la nota vicenda delle molestie sessuali subite dall’attrice. I video realizzati da Asia sono talmente ben fatti che potrebbero tranquillamente essere videoclip ufficiali, ma nonostante questo, non ruba la scena a Loredana, che su quel palco, nonostante non si muova più di tanto, è la protagonista e l’unica a tenere costantemente l’attenzione.

PH. Riccardo La Valle

Loredana ha voglia di parlare, di dire la sua. Lo fa sempre, interrompendo un po’ il ritmo del concerto. Parla anche e soprattutto di Sanremo, e di quella canzone che le ha fatto ottenere “tre standing ovation e un tifo da stadio senza precedenti”. È emozionata, tanto. Ringrazia tutti per quel piccolo miracolo sanremese, che non le ha dato la vittoria ma una gloria senza pari. Cosa Ti Aspetti Da Me suona talmente tanto forte che sembra che a cantare sia una città intera. È emozione allo stato puro.
Finita la performance sembra di essere ritornati a quella sera di Sanremo, con gli applausi scroscianti che fanno fatica a interrompersi.
Loredana parla ancora, ma è bello stare là ad ascoltare le vicende drammatiche che solo lei riesce a raccontare con quell’ironia che tramuta tutto in sorrisi. Persino quella volta col suo ex marito, che litigó con la suocera e scrisse una canzone. O quando quel discografico incompetente bocció l’album Carioca e la sua carriera sudamericana. Sono tanti gli aneddoti che si susseguono, tra una canzone e l’altra. Spaccati di vita e carriera intensissimi.
Nella parte centrale di questo spettacolo Loredana vuole far riscoprire anche tante piccole perle del passato: Milano in macchina una sera che piove, Mi Manchi, e Luna dedicata a Mia Martini.

PH. Riccardo La Valle

Parla anche della sorella, e di quel dolore che ancora oggi la tormenta: «Ho pianto tanto per la morte di Mimì. È una ferita sempre aperta. Con lei se n’è andata una parte di me» dice con la voce rotta dall’emozione. Presenta poi sul palco la corista che la accompagna in questo percorso, nonché amica più intima delle due sorelle: Aida Cooper. Canta “Quante volte”, brano di Mimì prodotto da Loredana stessa.

Ma non è l’unica sorpresa. A salire sul palco questa volta è Giordana Angi, cantautrice fresca di talent (Amici di Maria De Filippi, ndr) e pupilla della Berté. Giordana è brava ma non convincente, esegue ma non interpreta. Probabilmente è l’emozione di dividere quel palco con Loredana. Insieme intonano le canzoni più importanti della carriera della Berté: Dedicato, E La Luna Bussó e gran finale con In alto mare. Non prima però di aver cantato i suoi pezzi estivi più suonati dalle radio: Tequila e San Miguel, Non Ti Dico No, e ultima, quel duetto con Rovazzi e J-Ax che quest’anno ha fatto ballare l’Italia, Senza Pensieri.

PH. Riccardo La Valle

Il parterre balla è canta. Generazioni così diverse si incontrano a metà strada, nel punto perfetto. Loredana è riuscita nel suo intento: mi giro, davanti a lei ci sono ben trentamila persone, accorse per farle sentire tutto l’affetto possibile, e Loredana lo sente. Si emoziona, ed emoziona.

Ma non riesco a togliermi un pensiero dalla testa: Loredana ha dimostrato di meritare quel palco, e di non meritare quell’assenza dalle scene a cui l’hanno costretta. E così una domanda si fa strada: dov’erano queste trentamila persone in questi quindici anni di silenzio? La verità, anche se è difficile da accettare, è che Loredana è stata lasciata sola da tutti, ed oggi si sta riprendendo quello che le spetta, più gli interessi.
Sta uscendo da quel frullatore in cui la vita l’ha trascinata e noi siamo spettatori di questa rinascita. Lei è il corrispettivo musicale del Frankenstein di Shelley. Risorta a pezzi, ma forte più di chiunque altro.
Finiti gli applausi, però, dobbiamo chiedere scusa a Loredana. Non eravamo pronti alla sua potenza artistica, e non lo siamo tutt’ora. Ma adesso sappiamo quanto bisogno abbiamo di lei, e quanto lei di noi.
Questo è il giusto motivo per non lasciarci mai più.

Il rock italiano ha la sua regina. Unica, inimitabile, immensa, Berté.

 

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