Dal 10 al 12 ottobre, Romaeuropa Festival decide di dar spazio alla musica new wave africana.
Diasporas è il nome dello spazio dedicato alle nuove musiche migranti, all’interno del vastissimo programma del REF 2019. Tre serate per sei artisti provenienti dal Medio Oriente e dall’Africa, invaderanno le orecchie degli spettatori immergendoli nei luoghi nativi degli artisti stessi.

Nella prima serata del focus Diasporas, che si è svolta nella Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica, abbiamo avuto l’onore di assistere al doppio concerto di due artisti fenomenali che hanno fatto delle proprie origini un punto di forza nella loro musica.

© Wonderwheel Recordings

Alsarah & The Nubatones

Trasferitasi negli USA, dopo la fuga dal Sudan e dallo Yemen per via dello scoppio di una guerra civile nel 1994, Alsarah è considerata una delle icone della retro-pop music africana. Proprio negli USA fonda la band Alsarah & The Nubatones, insieme alla sorella Nahid, attraverso la quale riesce ad esprimersi al meglio cantando in arabo sudanese. Il progetto nasce dall’incontro con Rami El Aasser, percussionista e studioso di storia, musica e filosofia medio-orientale, con il quale si è voluto incentrare il tutto su temi come le migrazioni, le diaspore e i nomadismi.
Con due album all’attivo, Silt del 2014 e Manara del 2016, il gruppo non fa altro che trasportare gli ascoltatori in questo viaggio extrasensoriale, facendogli sentire la sabbia tra le mani e il vento tra i capelli.
Ritmi incalzanti, melodie arabeggianti e un talento fuori dal comune rendono lo spettacolo più immersivo che mai facendo diventare il pubblico parte integrante dello show.
La scaletta ripercorre i due album in studio e anche l’EP Soukura, uscito anche questo per la Wonderwheel Recordings.
Il gruppo funziona ed è così coinvolgente da ritrovarsi sottopalco parte del pubblico che a ritmo di musica si scatenava come se non ci fosse un domani.
La scenografia è molto semplice e il gioco di luci contribuisce a rendere il tutto un qualcosa di onirico. La grande complicità tra i membri viene avvertita da tutti i presenti e il dialogo tra i vari strumenti risulta vincente. Alsarah & The Nubatones sono riusciti a legare ritmi del passato a una dimensione contemporanea riuscendo a non far mai stare fermo il loro pubblico, sempre sorridente e frizzante.

J.P. Bimeni & The Black Belts

Dopo un breve pausa per il cambio palco, è il turno dell’artista J.P. Bimeni. Di famiglia reale, fugge dal Burundi a soli 15 anni durante la guerra civile.

«Quando mi trovavo sospeso tra la vita e la morte, dopo che mi spararono, chiamarono un prete per darmi l’estrema unzione. Ho guardato il prete e ho detto ‘Sento che non morirò. Sento che vivrò a lungo, conoscerò il mondo e proverò a me stesso che il mondo non è soltanto odio e violenza.»

Stabilitosi a Londra, definitivamente, ha militato nella tribute band ufficiale di Otis Redding, la quale gli ha permesso di farsi notare sempre di più dal pubblico londinese. Notato ed apprezzato per il suo talento, la Tucxtone Records decise di dare inizio al suo progetto con i The Black Belts.
Free Me è il suo primo e unico album uscito nel 2018, il quale fu anticipato dal singolo “I Miss You”. Facendosi strada tra le radio londinesi, il suo album è stato nominato come miglior album del 2018 dalla BBC 6 Music.
Le sue canzoni sono forti, potenti, evocative, in grado di evidenziare le origini africane dell’artista. Un soul che racchiude amore, speranza e paura che si fa bandiera di una sincerità cristallina e di una purezza d’animo non indifferente.
Un vero professionista del soul che si fa tutt’uno con i The Black Belts, riuscendo a far scivolare dal palco tutta la magia proveniente dalla sua voce e dagli strumenti dei musicisti. Anche qui, c’è poco da scherzare: un groove coinvolgente che fa alzare tutti dalle proprie poltrone, fino a scendere, anche questa volta, nel sottopalco.
Con le sue melodie che volgono lo sguardo a quel passato malinconico, J.P. Bimeni mette tutto se stesso in quello che canta trasmettendo al pubblico stupore e ammirazione.

Inutile parlare di quanta magia è stata prodotta, soprattutto nel momento in cui culture differenti si sono unite. La sala si è trasformata in un momento di festa dove la musica è stata protagonista indiscussa.

Trovandoci in un periodo storico fragile come quello che stiamo vivendo ora, eventi di questo tipo possono solo riuscire a gettare solide basi per un’infrastruttura che si regge su ignoranza e precarietà d’animo.
La musica è il mezzo di comunicazione più coinvolgente che abbiamo ed è, inconsciamente, un bellissimo modo di fare politica raccontandola, spiegandola e illustrandola attraverso i suoni, facendo in modo che si svincoli da tutte quelle catene che non ci permettono di vedere oltre il nostro dito. Fare politica vuol dire anche, e soprattutto, mettersi in gioco raccontando la propria storia.
Fare musica con cognizione di causa si può, e questo focus dedicato alla musica migrante è stato un bellissimo bagno d’umanità e di curiosità, verso un mondo apparentemente lontano da noi che grazie a poche note musicali, si sono potute accorciare le distanze.

La musica è stata un mezzo per mandare un messaggio importante: la cultura non ha confini, non esistono barriere ma condivisione.

Diasporas continuerà venerdì 11 ottobre con Blick Bassy e Mayra Andrade, e sabato 12 ottobre con Le Cri du Caire e Love & Revenge

Qui, il programma completo del festival del REF 2019

© Romaeuropa Festival

Immagine di copertina: © Facebook J.P. Bimeni
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