di Adriano Ercolani

Fino a quando è stato possibile, l’Alexanderplatz, lo storico Tempio del Jazz nel romano quartiere Prati di Roma, ha continuato a ospitare concerti ogni sera. Atteggiamento irresponsabile? Al contrario, applicazione rigorosa, ma accorta, del protocollo medico in vigore, almeno fino a ieri. Il locale è stato sanificato quotidianamente da una ditta specializzata, il servizio al bancone sospeso, gli avventori posizionati a un metro di distanza, rispettando l’obbligo di non contatto fra le persone e mettendo a disposizione di tutti prodotti disinfettanti. In questo modo, fino a ieri, la grande musica jazz ha continuato a risuonare nel locale di Via Ostia, 9.

Venerdì sera, ad esempio, alcuni fortunati hanno potuto gioire di un’esibizione straordinaria, in un clima raccolto, di resistenza culturale, che ha reso l’atmosfera di per sé peculiare del locale ancora più suggestiva: un Rosario Giuliani in stato di grazia ha presentato eseguito alcuni brani dal suo ultimo disco, Love in Translation, accanto ad alcuni successi della sua carriera e reinterpretazioni di standard. Accompagnato da vecchi e nuovi collaboratori di alto livello (Marco Valeri alla batteria, Pietro Lussu al pianoforte, Jacopo Ferrazza al contrabbasso), Giuliani ha dedicato il concerto a McCoy Tyner, grande pianista noto per il contributo determinante ai più importanti dischi di John Coltrane, la notizia della cui scomparsa è arrivata pochi minuti dell’inizio dell’evento. Le note di Blues on the Corner, classico del pianista scomparso, hanno quindi inaugurato una serata proseguita con rivisitazioni di brani popolari (Que reste -t- il de nos amours? di Charles Trenet), omaggi a Ornette Coleman, la splendida composizione originale di Giuliani Suite et Poursuite, in tre sezioni, tratta dall’album More than ever (inciso dal sassofonista con una formazione d’eccezione: Remi Vignolo al contrabbasso, Benjamin Henocq alla batteria, Richard Galliano alla fisarmonica, Jean-Michael Pilc al pianoforte).

Rosario Giuliani all’Alexanderplatz Jazz Club di Roma. Fonte: Facebook.

Nella suite è emersa la grande intesa del quartetto, ben calibrato tra l’impeto di Valeri, l’eleganza di Lussu e la regolarità di Ferrazza. Su Giuliani c’è ben poco da dire: “il ragazzo millenote”, come lo definì il compositore Gianni Ferrio, ha una carriera di per sé esplicativa, che lo ha portato in tutto il mondo sulle ali delle collaborazioni internazionali, da Charlie Haden a Randy Brecker, da Bob Mintzer a Enrico Rava e innumerevoli altri. Al di là della tecnica indiscutibile, un pregio va sottolineato: la riproposizione di brani di Coltrane e Parker in Giuliani non si limita alla fredda replica fedele dell’originale, ma ispira delle reinterpretazioni sentite e coinvolgenti.

Ora è il momento della responsabilità, bisogna cambiare il proprio stile di vita e affrontare con intelligenza la situazione. Dunque, è giusto seguire le indicazioni governative per evitare il diffondersi del contagio, sospendendo le attività. Confidiamo, però, che non appena sarà possibile riaprire senza rischi, l’Alexanderplatz sarà in prima linea per rilanciare grandi eventi musicali a Roma. Speriamo presto.

In copertina: Rosario Giuliani. Fonte: gallery www.rts.ch.
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