“Nel 2010 avevamo fatto uscire solamente 4 pezzi, suonavamo piuttosto male ed eravamo caratterizzati da un alquanto dubbio senso estetico, come potete notare. Nonostante tutto questo riuscimmo a farci mettere come apertura del concerto del Teatro degli Orrori e degli Zu ai Giardini del Frontone. Eravamo emozionati a dir poco. Il giorno del concerto piovve tutto il giorno, saltarono i soundcheck e il nostro set fu per forza di cose tagliato.
Questo non ci fermò: montammo la batteria e gli ampli accanto allo stand della birra e attaccammo a suonare.
Quattro pezzi di pura rabbia in mezzo alla ghiaia e alla polvere, davanti ad una cinquantina di persone.
Domani, nove anni dopo, suoneremo per la seconda volta ai Giardini del Frontone, su un palco vero, davanti a 3000 persone ma con la stessa identica carica di allora. Sarà bellissimo.”

Per una band, giocare in casa comporta due importanti fattori: far risuonare le proprie canzoni nel luogo in cui sono nate e l’ansia da prestazione.
I Fast Animals and Slow Kids hanno usato quest’ansia utilizzandola come un vero e proprio catalizzatore che è stato in grado di mettere in moto una reazione chimica a dir poco esplosiva.
Il loro ultimo album, Animali Notturni, uscito il 10 maggio di quest’anno, ha regalato al loro pubblico brani come “Radio Radio”, “Cinema”, “Non potrei mai”, “Demoni” e “Novecento”, che sono esempi di un disco difficile con il quale, inizialmente, hanno riscontrato qualche difficoltà con una parte del loro pubblico.

Quando si fa musica e si decide di scrivere, cantare e suonare ciò che si ha dentro, lo si fa con la stessa velocità e con lo stesso passo della propria crescita intellettiva.
Indubbiamente, un brano di Cavalli o di Hỳbris, usciti rispettivamente nel 2011 e nel 2013, non sarà mai come un brano di Forse non è la felicità, figuriamoci Animali Notturni stesso.
Le regole del gioco (un gioco pulito, come nel loro caso) si basano esclusivamente su un fattore chiamato esigenza. L’esigenza di un cantautore è quella di raccontare le proprie esperienze per confrontarle con quelle di chi ascolta, e raccontarsi, mettendo sul tavolo le carte scoperte dell’introspezione. Un esercizio molto difficile che la musica di un certo tipo pretende.
La data perugina è stata quella più importante per la band, riportando tutto il loro background creativo ed emotivo alla casa madre. Un perfetto “allunaggio” che ha consentito a tutti i tremila spettatori presenti di salire sulla navicella targata FASK e di viaggiare insieme a loro alla stessa velocità. Un risultato importante che ha dato conferme, rispettivamente alla band e ai fan, su quello che vogliono suonare e quello che vogliono sentire.

© Gian Marco Volponi

La scaletta, ricca e variegata, comprendeva ben diciotto pezzi che non hanno permesso ai fan per alcun motivo di rimanere fermi. Come una grande scarica elettrica, i corpi si muovevano incessantemente, i piedi da terra si staccavano più e più volte e gli abbracci tra gli amici erano spontanei e liberatori. Il bello della musica è questo: creare una rete di connessione che comunichi attraverso l’udito. Empatizzare brani per conoscersi meglio e per capire da un’altra prospettiva molte cose della propria vita, condividendo quest’irrefrenabile energia con le persone che si conoscono come anche con gli sconosciuti.
Il concerto ha a dir poco unito tutti, indistintamente, facendo sentire il pubblico come un’entità unica, una chimera danzante che cantava all’unisono frasi come “Un’alpinista che non vorrà quella vetta, ma solo il rischio di cadere giù” o “Metti questa in radio, se hai coraggio, se hai un cuore, passa questa canzone.
Ospiti d’eccezione sono stati Andrea Appino degli Zen Circus, il fratello artistico maggiore della band con cui hanno suonato l’iconico brano “Andate Tutti Affanculo”, e Lodo Guenzi dello Stato Sociale, con il quale  i FASK hanno riportato sul palco “Lei”, storico brano del 2011.

L’aria che si respirava tra il pubblico era quella di felicità pura, spensieratezza e voglia di sconnettersi dal mondo per entrare in un altro.
La magica notte nei Giardini del Frontone di Perugia si apre con “Radio Radio” e si chiude con “A cosa ci serve”, consentendo alla band di rivivere brani del passato mescolandoli a quelli del presente, dai quali sono derivati un lungo applauso e urla graffianti da un pubblico più vivo che mai.

Aimone Romizi, Alessandro Guercini, Jacopo Gigliotti e Alessio Mingoli, accompagnati da Daniele Ghiandoni alle tastiere e alle seconde chitarre, sono i Fast Animals and Slow Kids: ragazzi con degli ideali, che non hanno paura di dire la loro e di raccontare le loro paure, che cercano di fare della musica la sorella maggiore con la quale confidarsi ed aprirsi.

Scaletta:
Radio Radio
Cinema
Calci in faccia
Coperta
Troia
Demoni
Dritto al cuore
Annabelle
Animali Notturni
Novecento
Andate Tutti Affanculo (ft. Andrea Appino)
Il mare davanti
Come reagire al presente
Lei (ft. Lodo Guenzi)
Forse non è la felicità
Linoleum (NOFX cover)
Non potrei mai
A cosa ci serve

Immagine di copertina: © Gian Marco Volponi
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