I primi suoni che sentiamo alla quinta edizione del TOdays, il festival di punta per la stagione musicale indie di Torino, sono suoni duri. Aspri. I suoni del punk, con cui Bob Mould apre la prima serata. È ancora pomeriggio quando il riverbero della sua chitarra avvolge le migliaia di persone che si sono trascinate a Torino, in zona Barriera di Milano, per questo evento dagli ampi orizzonti. La purezza incontaminata del rock di Bob Mould, ex Hüsker Dü, si fa scottante, ma non opprimente. Bob riesce a reggere il peso del palco da solo e, sulle note di “See a Little Light”, il pubblico si lascia trasportare verso il secondo atto di questo spettacolo. 

I Deerhunter, si sente, avrebbero avuto bisogno di più tempo, ma forse è proprio la mancanza di questo a rendere la loro esibizione così memorabile. È concitato il susseguirsi degli artisti sul palco di festival come il TOdays, difficile starci dietro. I Deerhunter, pur in poco tempo, sono in grado di dipingere un quadro realistico della loro musica. La loro esibizione alternative pop prende quanto può dal loro repertorio, soprattutto dall’album del 2010 Halcyon Digest. Da questo disco arriva anche il brano che suonano in chiusura, scritto in memoria dell’amico Jay Reatard, “He Would Have Laughed“. Il terzo capitolo della serata sono gli Spiritualized, nella nuova veste data al gruppo dal leader Jason Pierce. Piuttosto che scavare come i Deerhunter nel proprio repertorio, Pierce, che di materiale in quasi trent’anni ne ha collezionato una scorta, preferisce concentrarsi sugli album post-2000. Certo, suona anche i classici, ma quella che vuole dare stasera è una lettura in chiave gospel della propria band. Cori, passaggi d’ensemble, ma anche minimalismo. Ciò a cui assistiamo è una versione interessante e imperdibile degli Spiritualized. Sono i Ride a chiudere la prima serata. Ride è il nome del gruppo che fra gli altri ha posto le regole dello shoegaze e che adesso torna, ma proponendo un suono brit pop che nella loro bocca sa di inedito, fresco. E su quest’onda di freschezza, con l’atmosfera di “Vapour Trail”, veniamo rimandati al giorno dopo, sabato 24, la data centrale del festival, per gli altri nomi.

Hello Turin. It is hot here in Turin huh. So fucking hot I’m sweating like a motherfucking pig you know? My balls are feeling the love so much that they’re sticking to my underwear.

Con queste delicate parole Adam Naas sale sul palco il secondo giorno dei TOdays. La sua apparizione è una rivelazione, una sorpresa. Da sconosciuto che era, riesce a farsi notare nel brevissimo tempo che gli è concesso. Con una sonorità a metà fra Michael Jackson e Prince, suona scandaloso e provocante. Senz’altro uno dei nomi da cercare su Spotify appena tornati a casa. Il secondo turno lo prende One True Pairing, il progetto solista di Tom Fleming, che presenta in anteprima il proprio album di debutto. Figura interessante la sua, dura ma accessibile. È il momento dei Low, che nel giro di poco regalano al palco dello sPAZIO211 vibrazioni psichedeliche, ipnotiche. A luci spente, montata una strobosfera, i Low ci cullano in un crescendo di coinvolgimento che, specialmente nel momento dei brani tratti dall’ultimo disco, Double Negative, riesce a ritagliarsi in modo naturale una dimensione tutta sua in questa serata. Gli animi si scaldano davvero però solo con Hozier, il cantante più atteso del festival. La sua scaletta comprende un mix di brani dal primo e dal secondo disco, appena uscito, e si chiude con la celeberrima “Take Me to Church“. L’atmosfera che Hozier riesce a creare, passando da momenti intimi comeCherry Winea quelli più spensierati ed esplosivi come “Almost (Sweet Music)”, rappresenta più in generale lo spirito che si è sentito ai TOdays per tutti e tre i giorni. Imprevedibile, ma coeso. Non soltanto un elenco di titoli, ma un insieme, un lavoro di gruppo votato al risultato finale che, com’è chiaro, non può deludere. Il collante di queste serate è la musica stessa, che si sostiene da sé per qualità e innovazione. L’ambiente che si respira è quello giovane di una scena musicale che da una parte tramonta, dall’altra sta nascendo ma, nel complesso, rappresenta un atto a sé stante

Il terzo giorno fa spazio alla terza grande rivelazione del festival. Ad aprire le danze allo sPAZIO211 sono i Parcels, che, con allegria giovanile, si lasciano scoprire fra stacchetti e improvvisazioni. Sono senz’altro gli artisti più simpatici di questa edizione, si lasciano volere bene. Presentano davanti al pubblico di Torino il proprio album d’esordio nella sua interezza. Hanno la vaporosità degli Air e il sound dei Daft Punk. Non a caso, proprio i Daft Punk hanno prodotto un loro singolo, quello con cui aprono la pista al TOdays. È un beat funky quindi a guidarci verso la seconda esibizione del giorno. Il pubblico femminile impazzisce con i Balthazar, la band più good-looking dell’evento. Ma non sono solo bellocci, sono proprio sexy. Anche nei suoni, con chitarre graffianti e pericolose. Il loro groove trascina tutti a ballare, non solo le donne. E quando il pubblico è più sfatto e nessuno ce la fa più, arriva…

… arriva Johnny Marr, il leggendario chitarrista degli Smiths. Il suono della chitarra è epico e ci regala un live senza paragoni. La sua attitudine regale e la gravità del suo portamento contribuiscono a far risplendere ai nostri occhi ciò che ormai è a tutti gli effetti un mito della musica. Suona brani sia dalla discografia degli Smiths che dalla propria personale, tra cover dei Depeche Mode e degli Electronic. È sulla dolce cadenza ritmata di “There Is a Light That Never Goes Out” che il magnifico sipario della sua esibizione si abbassa.

Prima di andarcene però assistiamo alla performance più stravagante e coinvolgente dell’edizione. Jarvis Cocker, con il suo nuovo progetto JARV IS…, non sta fermo un attimo. La sua presenza scenica è dirompente, un vero e proprio spettacolo teatrale. Interagisce con il pubblico, tiene personalissime arringhe, si dimena e tiene la folla sulle spine. Tutti pendono dalle sue labbra. Con le sue interpretazioni strabordanti, Jarvis tiene l’audience accesa fino alla fine della serata, quando con il brano “Cunts are running the world” lancia un messaggio al pubblico italiano e non.

Gli stronzi stanno governando il mondo, per questo noi dobbiamo rimanere uniti. 

Sulla scia di questo pensiero si conclude la terza e ultima giornata del festival: è con queste parole in testa che torniamo a casa domenica. E con 35 ore di musica, 26 artisti internazionali e il 48% di spettatori proveniente da fuori città e regione, almeno oggi, ci sentiamo più uniti che mai.

 

Foto del live di Hozier di Luca Pedone.
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