È facile avere la percezione che quello che succede in Italia arrivi dopo quello che è stato fatto in altri posti del mondo. Che ci siano cose che puoi sentire solo nei locali più “in” di Berlino, nei sobborghi urbani di Londra o nei sottoscala svedesi di Stoccolma. Quando si parla di musica, di clubbing e scene alternative, siamo portati a importare, piuttosto che a creare.
Ci sono posti invece in cui a casa nostra non manca nulla. Le luci stroboscopiche dei night party illuminano una pista ancora poco conosciuta. Ed uno spot è proprio puntato sulla scena underground napoletana.

Napoli è, da qualche tempo, sotto la luce di molti riflettori: che sia quella apocalittica delle varie emergenze o quella più pittoresca e turistica vista nelle produzioni televisive e cinematografiche degli ultimi anni. Capita così facilmente che quello che si trova appena fuori da questo cono di luce venga oscurato.

E così, fenomeni improvvisi, e inaspettati, come Liberato, si avvicendano alla voce monolitica dei neomelodici che spadroneggiano ancora tra i rioni della città, adombrando, agli occhi dei meno attenti, una nuova sottocultura dilagante, che è uguale a sé stessa, e a nient’altro di già conosciuto.

Una scena tutta nuova, che non ha niente da invidiare al resto del mondo, e al contempo, che la rende unica nella sua impercettibile contingenza. Non siamo solo davanti ad un nuovo fenomeno sociale, ma ad una vera rivoluzione del gusto. Non solo una tendenza, ma un nuovo ordine di selezione musicale.

Se la tradizione del clubbing va a passeggio con i movimenti musicali in voga negli States, a Napoli si segue una via del tutto nuova. Le sonorità hip-hop vengono contaminate profondamente dalla scena indie italiana, e ancora più in particolare, si sente prorompente l’influenza della cultura neomelodica napoletana di appartenenza. Non avete capito niente? Allora vi faccio un esempio: avete voglia di un hot-dog, ma al posto del panino all’olio vi servono un croccante sfilatino, al posto del tradizionale wurstel, un ancora più tradizionale ragù fatto in casa (con le polpette, ovviamente). Il risultato è talmente tanto buono che è facile scordarsi pure dell’hot-dog. Così Napoli ha preso le atmosfere alternative europee, le ha italianizzate con la nostra scena indipendente italiana, e le ha fatte napoletane e maleducate, proprio come lei.
Napoli ha saputo intercettare un nuovo senso di appartenenza al proprio territorio e alle sonorità della propria terra, sposando i suoi ritmi con un’attualissima sensibilità musicale.

Il vecchio neomelodico viene abbracciato e mai combattuto. Difficilmente si prova a guardare alla musica neomelodica come quello che realmente è, una musica popolare nel senso autentico e non meramente estetico del termine, forse l’ultima vera musica popolare italiana. Ancora più raramente ci si rende conto che la galassia neomelodica è sensibilimente meno monocromatica di quanto appaia nell’opinione comune. E ciò è ancora più vero fuori le mura di questa splendida città. Ma dentro, le serate proposte sentono sempre più l’influsso di questa nuova scena artistica, scegliendo di suonare una varietà di pezzi tanto diversi quanto compatibili. Il quartier generale di questa nascente sensibilità anestetizzata è senz’altro il centro storico della città.

Serate come INDIEMEN, che hanno come base un seminterrato tra i vicoli partenopei, nel cuore pulsante della Napoli di Totò e Peppino e degli sfilatini col ragù e le polpette. INDIEMEN non è solo un party. Anzi, non lo è affatto! Da coloro che lo frequentano abitualmente è definita “La situazione”, lo si nota dalla sistemazione dei cuscini, dal fatto che non servano superalcolici, dal biliardino, e anche dai taralli, dall’atmosfera casareccia e dalla simpatia tutta partenopea. Nonostante il nome ammicchi ad un’interpretazione quasi internazionale, INDIEMEN è una parola tipica del dialetto napoletano, che tradotta è un po’ come dire “niente di meno”.
Ed in effetti questa serata non ha niente di meno. Niente di meno della scena alternativa milanese da cui sono nati gli Afterhours. Niente di meno dei club di Berlino, roccaforte di tutti i movimenti undergound. È l’humus giusto per far fiorire qualcosa di radicalmente nuovo. Un qualcosa di unico, di italiano e soprattutto, di napoletano.

Credit: pagina Instagram @Indiemen