Starving GOGO è l’innovativo progetto musicale di Flavio Bissolati che propone al pubblico italiano (ma non solo) un particolare genere, quello della Chiptune. Leggendo l’intervista che abbiamo realizzato con lui capirete meglio di cosa si tratta, ma per farvi un’idea potete partire da qui:

Ozymandias è il suo ultimo album e potete ascoltarlo prima, durante o dopo aver scoperto di più su questo mondo a metà tra il nostalgico e il futuristico.

Innanzitutto partiamo dalle basi: ci spieghi “come si fa” la chiptune?

Con il termine Chiptune si intende musica scritta, composta e suonata direttamente sfruttando il chip sonoro solitamente di una console. Rientra nell’ambito della Micromusic, ovvero musica realizzata preferendo giochi elettronici, calcolatrici e giocattoli a veri e propri strumenti musicali. Nel mio caso specifico utilizzo soprattutto un Game Boy DMG-01, insomma il classico “mattone”, in cui viene inserito un cartridge con un programma chiamato Little Sound Dj (LSDj) che è un tracker a soli quattro canali monofonici e lì compongo la maggior parte dei miei pezzi. Utilizzo anche FamiTracker che è un emulatore del chip audio del Nintendo Entertainment System (NES) per Pc. C’è un vastissimo panorama di mezzi e strumenti per comporre chiptune ma il Game Boy è probabilmente il mezzo più utilizzato.

Da cosa deriva il nome del tuo progetto?

Ho tenuto da parte il nome Starving GOGO per anni, ho tutta una lista di titoli e nomi per progetti, canzoni, album eccetera e questo è sempre stato speciale così l’ho conservato per il mio primo progetto di musica da solista. “Starving” è una delle mie parole preferite in lingua inglese, significa “morire di fame” e ne ho sempre adorato il suono. “GOGO” invece deriva da Gogo Yubari, la guardia del corpo di O-ren Ishii in Kill Bill interpretata dalla favolosa Chiaki Kuriyama e protagonista di una delle scene di morte esteticamente più belle di sempre. Quasi per caso le due parole si sono unite nella mia mente a formare l’immagine di questa ragazzina mortale e affamatissima e trovo rispecchi fedelmente il mio mood nel periodo in cui ho incominciato a fare chiptune. Ero davvero affamato di novità, di musica nuova, nuovi mezzi per esprimermi.

Qual è il percorso che ti ha avvicinato a questo genere? Ci sei arrivato dai videogiochi oppure hai un passato più “insospettabile”?

Sono un videogiocatore fin dalla più tenera infanzia quindi posso dire di avere certi suoni in circolo da praticamente tutta la vita ma è stato mio fratello a farmi conoscere questo mondo ormai quasi otto anni fa. Dovevamo suonare a un festival a Brescia (finito poi in un mezzo, se non quasi totale, fallimento) e l’act di chiusura sarebbe stato un ragazzo che “suona con il Game Boy”. Al momento non avevo capito bene, la giornata non era stata proprio un gran che e non dormivo da circa trenta ore, ma la curiosità mi spinse a trattenermi. Non appena ho sentito il caratteristico “ca-ching!” di accensione uscire dalle casse ho capito che avrei assistito a un momento indimenticabile. Dopo circa tre minuti ho urlato a mio fratello “ok dobbiamo fare anche noi questa cosa”. Anni dopo ce l’abbiamo fatta.

Come avviene la composizione? Parti da zero, da brani o melodie che poi destrutturi? Parlaci del tuo processo creativo.

Ogni brano è frutto di un processo creativo sempre diverso. Qualche volta mi capita di avere una melodia nella testa e di partire da quella, altre volte ho in mente una determinata sensazione che vorrei provare a ricreare, altre ancora parto da un groove di batteria o da un suono uscito quasi casualmente durante qualche sperimentazione e così via. Non ho una vera e propria formula per comporre i miei brani originali. Per le cover è molto più semplice chiaramente. La canzone è già stata scritta, tu devi solo ideare un arrangiamento efficace, azzeccare le note, curarti di non incasinare armonia e struttura eccetera.

Anche se non ha propriamente a che fare con il movimento vaporwave, la chiptune gli si avvicina abbastanza; che sguardo pensi che offrano sulla contemporaneità?

In realtà chiptune e vaporwave sono due cose molto lontane. Entrambe hanno la passione per il retrò è innegabile e molti artisti Chiptune si sono avvicinati parecchio soprattutto alla componente  a e s t h e t i c  caratteristica della Vaporwave ma a livello sonoro e compositivo sono mondi piuttosto separati. Fanno comunque parte di quella ondata di musica underground che meriterebbe di essere ascoltata con molta attenzione e che potrebbe contribuire a donare al mercato molta freschezza, soprattutto in Italia. Non voglio fare il classico nerd lamentone ma è palese che, a livello di sonorità, la musica di consumo in Italia è ferma da almeno mezzo secolo.

Nella tua vita cosa fai, oltre a questo?

Mi occupo principalmente di musica e teatro. Ho fatto tre colonne sonore per mobile games, compongo e faccio sound design per video e animazioni per i social per studi di grafica e marketing, collaboro con un giovane e talentuoso artista hip-hop chiamato Il Pharaone (abbiamo un nostro side project chiamato Sexy Young Producers), assisto il mio ex-insegnante di teatro nella gestione di un corso di teatro per adolescenti e giovani adulti e collaboro con una cara amica e stimatissima collega attrice per uno spettacolo originale chiamato “L5-S1 Una storia Naturale”.

Hai pubblicato i tuoi lavori con un’etichetta giapponese. Hai avuto occasione di confrontarti con la scena nipponica? Come mai pensi che siano molto interessati a questo genere?

La scena nipponica è molto interessante e in passato ha avuto un periodo di grande rilievo (sempre nell’ambiente dell’underground chiaramente). La cosa migliore è sicuramente lo Square Sounds Festival che si tiene ogni anno a Tokyo e a cui spero tanto di poter partecipare anche io prima o poi. Lo scorso settembre ho suonato insieme a mio fratello < D I R > R I C H T E R al “Cafè la Siesta” di Kyoto, locale leggendario in cui hanno suonato alcuni dei migliori compositori giapponesi e non. Credo che il pubblico nipponico sia molto più predisposto a questo tipo di musica rispetto a molti altri principalmente per cause contestuali. Dopotutto la maggior parte dei videogiochi di grande successo sono giapponesi, alcuni dei compositori delle più conosciute colonne sonore sono giapponesi (citando anche solo due nomi Nobuo Uematsu, compositore dal primo al dodicesimo capitolo di Final Fantasy, o Koji Kondo, compositore di quasi tutti i capitoli di Super Mario e The Legend of Zelda). Va comunque smentita la leggenda secondo la quale in giappone questo tipo di musica ha un pubblico enorme, anche lì la musica che vende di più è sicuramente il pop.

La copertina di Ozymandias

Parlaci un po’ delle due cover presenti nel disco: come mai le hai scelte, come sono state rielaborate.
Il brano “All our heroes are suicidal (and died by their own hand)” è stato ideato una sera a cena, circa un anno prima di iniziare il processo di composizione dell’album. Da qualche giorno si era suicidato Chester Bennington e questo mi fece pensare subito a Chris Cornell, suicidatosi anche lui qualche mese prima, poi a Kurt Cobain, Ian Curtis e così via. Una serie di grandi artisti, ancora giovani, bellissimi, sensibili, pieni di talento, tutti morti per propria mano. L’idea si sposava bene con il concept del disco e avrebbe costituito un buon pezzo centrale. Ho deciso di utilizzare Black Hole Sun come intro e outro e Lithium come unico momento vocale del disco come un omaggio al grunge, uno dei generi di musica più importanti di sempre dal quale mi sento molto rappresentato, in particolare proprio da Soundgarden e Nirvana, band intramontabili e immortali.

La seconda cover è I Poteri degli Antichi, reinterpretazione del terzo movimento del brano Piano Sonata No. 14 in C♯ minor “Quasi una fantasia”, Op. 27, No. 2 di Ludwig van Beethoven, conosciuto più semplicemente come “Sonata al chiaro di luna”. Si è trattato di una sfida personale, volevo vedere se sarei stato in grado di riprodurre in modo efficace in chiave chiptune un pezzo per pianoforte così lungo e complesso stando nei limitatissimi quattro canali monofonici del Game Boy. Ci ho lavorato quattro giorni di fila e alla fine il risultato è stato migliore delle mie aspettative e nonostante sia un brano molto impegnativo e lungo durante i live la gente sembra apprezzarlo molto e ciò mi rende molto felice.

In verità c’è anche una mezza terza cover per intenditori contenuta all’interno dell’ultimo brano. L’outro è un omaggio ai Ratatat e in particolare al loro brano Shiller che ho sempre percepito come una specie di requiem e che avevo in mente di citare fin dall’inizio della composizione del brano di chiusura.

Stai lavorando a qualcosa di nuovo?

Attualmente sto tornando ad allenarmi preparando delle performance per prossimi concerti di chiptune ma a livello di composizione mi sono preso una pausa dalla chiptune per abbracciare sintetizzatori e drum machine con l’obbiettivo di rilasciare un bel disco ambient/chill. Sto lavorando a un EP dei già citati Sexy Young Producers in uscita quest’estate (speriamo). Sto anche cercando un impiego/collaborazione più stabile possibile come sound designer e compositore per riuscire finalmente ad avere entrate regolari, espandere il mio gear e possibilmente trasferire la mia apparecchiatura e me stesso in uno studio in cui poter lavorare senza sosta. L’obbiettivo è imparare a produrre nel modo più completo possibile.

 

Potete seguire Starving GOGO su Instagram e su Facebook.