Tra giochi di parole e sonorità a cavallo tra gli anni ’80 e gli anni ’90 tornano dopo il lockdown i Legno in featuring con i rovere per provare a dare un po’ più di colore al grigio dei giorni trascorsi in difficoltà collettiva. Rilasciato il 5 giugno sotto Matilde Dischi e distribuito da Artisti First, il duo toscano dall’identità misteriosa ci riporta in un vissuto quotidiano di cui per forza di cose sentiamo la mancanza e con il singolo instagramMare – prodotto da Riccardo Scirè – celebrano il quarantennale di uno dei pezzi più iconici di Loredana Bertè, ovvero In alto mare.

Noi di Artwave.it abbiamo avuto modo di far quattro chiacchiere con loro per saperne di più!

Cover instagramMare - Legno feat. rovere

Fonte: ufficio stampa dei Legno

Ciao a tutti e due, come state? Come va la vita durante questo periodo di graduale ripresa?

Bene bene, la ripresa ci ha dato la carica, ha perfino fatto diventare felice anche Legno Triste… siamo ormai entrambi legni felici!
Sta andando bene, dal 4 maggio abbiamo potuto riprendere a vederci – ed avevamo tante cose da fare – ritrovando la bellezza dello studio, dello scrivere e dell’arrangiare insieme, tutte cose che ci sono mancate tanto. E poi anche umanamente il potersi rivedere dopo così tanto tempo ci ha dato energia per ripartire bene. Anche se siamo in un momento incerto comunque le cose sono cambiate e stanno migliorando.

Usciamo tutti da un periodo molto complesso, il lockdown è stato sicuramente un momento duro che ci ha portato a riflettere. Durante l’appena trascorsa quarantena voi siete riusciti ad approfittare del tempo a disposizione per occuparvi del vostro progetto musicale? O avete preferito fermarvi un attimo per raccogliere idee ed emozioni?

Guarda, abbiamo fatto un po’ entrambe le cose. Abbiamo fondamentalmente riaperto anche vecchi scatoloni che avevamo da parte con delle idee passate. Il lockdown ha dato la possibilità di guardare ancora più all’interno di ognuno di noi, e così ci siamo guardati allo specchio con e senza scatola in testa.

Sicuramente questo ci ha dato la possibilità di creare anche qualcosa di nuovo e di riscoprire a volte anche passioni che avevamo forse quasi dimenticato. Mi viene in mente che da ragazzino ero un grande amante del gioco “nomi, cose e città” ed in questa quarantena l’abbiamo ritirato fuori. Ormai siamo tutti tecnologici e ci dimentichiamo della bellezza di alcune cose semplici, anche solo del piacere di giocare a “Monopoli”, e giochi così semplici e veri ci hanno dato una grande gioia.

E tutto ciò serve anche per la scrittura stessa perché quando scriviamo utilizziamo poi proprio i momenti che abbiamo vissuto e nei nuovi pezzi ci sarà sicuramente anche una sorta di malinconia che abbiamo provato in questi momenti. Esattamente come in instagramMare, brano che abbiamo scritto in questo particolare momento, con l’intento di togliere il grigiore che avevamo addosso e dargli un po’ di colore.

Legno band

Fonte: account Instagram dei Legno

Della vostra formazione è noto soltanto che siete due ragazzi toscani, ma sulla vostra identità non si sa nulla. È una scelta che incuriosisce, e diversi artisti nella storia della musica hanno in passato scelto questo approccio. Per voi qual’è il punto di centrale di questa decisione?

Noi non è che volessimo nascondere la nostra identità, noi volevamo solamente far parlare le canzoni direttamente. In un mondo fatto di apparenze, di volti, di personaggi, ci sembrava più carino – essendo due bellissimi ragazzi – non far vedere il nostro io! Dai, battute a parte, quando avevamo lavorato al primo brano eravamo in casa e ricordo chiaramente che Legno Triste ha proposto di dare un tiro più ganzo alla cosa, pensando di coprirci un po’ per creare una specie di supereroe, e prese una scatola che aveva vicino mettendola in testa. Io gli dissi che era pazzo, ma andava bene e ci stavo!

A volte le cose si improvvisano e sono fatte anche un po’ per gioco, però spesso hanno o assumono significato: un conto è far cantare una sua persona con un suo volto ed una sua personalità, un altro è far parlare due stati d’animo, due scatole tipo omini della Lego – uno triste ed uno felice – per portare l’attenzione direttamente sul concetto del brano.

E comunque no, non è vero: volevamo un casco bello come quelli dei Daft Punk, ma costavano troppo e allora ci siamo accontentati delle scatole!

Il 5 giugno, siete usciti con un nuovo singolo, instagramMare in featuring con i rovere. Si tratta di un pezzo indie con sonorità chiaramente retrò, che guardano agli anni ’80 e agli anni ’90. Vorremmo sapere da cosa è nato questo pezzo, se c’è stato un momento preciso in cui avete capito di avere un’idea da sviluppare.

Noi abbiamo cercato di raccontare una realtà che in quel momento non c’era. Basti vedere l’inizio del testo di instagramMare che dice “I ragazzi escono da scuola / coi motorini tutti truccati”: in un momento del genere era una scena che non potevamo vedere a causa del lockdown, ed è stato bello pensare che in qualche modo anche i ragazzi che non potevano andare a scuola si siano resi conto del significato di condividere esperienze con altri anche solo andando proprio a scuola. Quanti andando a scuola dicono “Maremma che noia, meglio stare a casa”. E invece in un momento difficile come questo è stato bello raccontare una realtà ovvia, ma non ovvia per il contesto. Su instagramMare abbiamo fatto proprio quello (qui il videoclip ufficiale).

Ci sembrava anche giusto omaggiare degli artisti che in qualche modo hanno accompagnato per tantissimi anni i tormentoni estivi, in primis i Righeira. I Righeira hanno fatto delle hit mondiali negli anni ’80 che tutt’ora sono molto moderne: basti pensare a pezzi come L’estate sta finendo o Vamos a la playa, brani intramontabili per molte generazioni.
O anche Max Pezzali! Chi non si è mai innamorato bene o male su un pezzo di Max Pezzali, su un Come mai o su Gli anni.

E poi in questo brano c’è un omaggio esplicito ad un’artista incredibile, che è Loredana Berté con In alto mare, pezzo che compie 40 anni. Pezzo incredibile, un inno all’estate pazzesco e alla libertà.

Sì, in effetti nel chorus del vostro instagramMare è presente proprio una citazione di In alto mare della Berté. Come vi rapportate con gli altri grandi della musica italiana? Chi vi ha particolarmente segnato nelle vostre influenze?

Entrambi deriviamo da comuni ascolti, il classico cantautorato italiano da Lucio Dalla a De Gregori, Venditti, per non parlare di Luca Carboni e tutta la scuola bolognese… o anche Samuele Bersani. Ricordo quando ero piccolo che artisti come Guccini erano sempre fissi nelle orecchie, nelle varie cassette e poi negli iPod. In qualche modo quando poi ti trovi a scrivere hai certamente degli spunti che derivano da quegli ascolti, le citazioni vengono praticamente naturali.

Abbiamo anche fatto un omaggio in un nostro altro pezzo ad un altro cantautore, dal titolo per l’appunto Le canzoni di Venditti, un omaggio all’Antonellone nazionale. Chi è che non ha mai passato una notte prima degli esami ascoltando la sua canzone? Solo quest’anno non ascolteranno purtroppo quel pezzo con lo stesso stato d’animo. L’esame su Skype non è un vero esame alla Venditti, ma siamo nel 2020 e ci adattiamo!

Legno band

Fonte: pagina Facebook dei Legno

E per quanto riguarda la collaborazione con i rovere? Vi conoscevate già?

Noi con i rovere ci siamo frequentati all’Ikea e da lì la collaborazione… dai, a parte gli scherzi, ci siamo scritti sui vari social per farci dei complimenti e da lì io e Legno Felice abbiamo deciso di scrivere questa canzone e di fare un featuring con loro perché con il binomio Legno-rovere la collaborazione andava obbligatoriamente fatta!

E così abbiamo fatto ascoltare loro instagramMare, pezzo che avevamo praticamente definito, poi i rovere hanno messo il loro. Abbiamo cercato di collaborare insieme ed è andato tutto bene perché è stato tutto molto naturale, ci siamo subito trovati sul pezzo. Abbiamo volendo anche dei gusti molto simili sotto diversi aspetti, come su arrangiamento, testo, ma anche proprio sul concetto dei brani che scriviamo. È stata una bellissima esperienza.

Speriamo, quando tutto tornerà alla normalità, di poterci incontrare di persona. Ad oggi loro non sanno chi siamo! Ci stiamo sentendo, abbiamo fatto delle chiamate ma non ci hanno mai visto in viso. Ci sveleremo quando ci incontreremo di persona!

Di questo pezzo sicuramente incuriosisce sin da subito il titolo e appunto il featuring, ma non siete nuovi ad i giochi di parole. Tra le altre vostre canzoni troviamo titoli come “Mi devasto di thè” o “In (gin) di Vita”. Che importanza hanno le parole per voi e il contesto dal quale traete il linguaggio che utilizzate?

A noi piace moltissimo giocare con le parole. Il titolo è sempre la sintesi del brano ed in instagramMare volevamo precisare proprio che in un periodo come quello del lockdown abbiamo instagrammato tutto, dalle dirette degli artisti, alla gente a casa, con le varie stories #andràtuttobene. Il telefono era un accessorio fondamentale e ci serviva per poter vivere, guardare il mondo e ritrovare le relazioni che oggettivamente avevamo perso. E quindi ci è venuto naturale pensare al titolo. Ora possiamo uscire nuovamente di casa, vedere nuovi posti, scoprire cose nuove: possiamo instagrammare finalmente la natura, e non più solo il bagno o la cucina di casa.

L’estate è praticamente alle porte, pian piano sembra che i concerti dal vivo comincino a sbloccarsi. Cosa avete in serbo per i vostri ascoltatori?

Come diciamo spesso ci piacerebbe dire che abbiamo in serbo robe incredibili, tirare fuori un coniglio dal cilindro, però è complicato. In questo momento è tutto delicato e instabile. Ci fa piacere vedere come tanti artisti, anche importanti, si siano riuniti adesso per provare a dare una scossa alla situazione dei lavoratori dell’arte, perché dietro ci sono un sacco di persone che lavorano, ci sono gli operatori, i manager e mille altre figure che per adesso sono ferme. Ci piacerebbe tantissimo tornare a suonare live, anche in contesti più acustici, ed è quello che stiamo cercando di fare proprio adesso. Speriamo vivamente, che siano uno, dieci o mille i concerti, di tornare presto a vedere i volti delle persone, perché il bello dei live è proprio quello, vedere le persone, i loro occhi e sentire come si stanno divertendo.

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Fonte immagine di copertina: partedeldiscorso.it
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