La 69esima edizione del Festival del Sanremo si è dissolta da poco alle nostre spalle. Sembra che anche quest’anno il calderone mediatico abbia sfamato gli oppositori insaziabili con le polemiche. Nonostante i borbottamenti, le dichiarazioni a posteriori e gli sguardi truci dai piani alti, qualcosa potrebbe essere ancora tratto in salvo. La musica, per esempio, ha dimostrato una dignità di gran lunga superiore a quella del sopravvalutato senso comune.

Il pubblico vede i propri figli sul palco dell’Ariston e non cerca traduttori, non mira ad orpelli. Presenze come Anastasio, Rancore o il trionfatore Mahmood insegnano in prima serata che la lingua da parlare è nuova, sdoganata dai clichè tipicamente tricolore. Abbiamo bisogno del rap, sentiamo la viscerale necessità di dire le cose come stanno; il connubio tra rime ed orchestra è sublime, gridare all’oltraggio sarebbe come impedire alla bellezza naturale di esprimersi.

Il rap nasce semplice, senza mezzi termini. A volte capita, però, che si ritrovi in combutta con quella propensione all’ostentazione familiare alla trap e che quindi abbia paura di tradirsi, rischiando di concedersi al miglior mercante. Solo veterani “vecchia scuola” come Fure Boccamara conoscono questo timore e sanno raccontarlo con uno stile unico e speciale. Rapper italiano attivo dal ’96, l’artista veneto  ha collaborato con nomi importanti del panorama hip hop italiano; l’8 febbraio è uscito R.A.P. Freestyle, la sua nuova traccia apripista ai futuri progetti in cantiere ed inclusa in un work in progress di freestyle.

L’acronimo R.A.P. sta per rawness, attitude e poetry, ovvero crudezza, attitudine e poesia: l’intento è quello di riportare il focus sul cuore pulsante di quest’arte che molte volte tende a perdere quell’attitudine ruvida e poetica da cui tutto è partito. Il pezzo è immediato, efficace, conciso. In un minuto e trenta comunica un disagio dilagante, sottolinea una certa invasione barbarica commerciale che condiziona la cultura di strada con i propri vizi e lo fa egregiamente, usando un’area grigia tra il discorso, la prosa, la poesia e il canto.

A pochi giorni da R.A.P Freestyle Fure Boccamara pubblica un altro brano, L’Astronauta; se il primo assumeva le sembianze di una dichiarazione d’intenti e di invettive, il secondo sembra essere piuttosto una preghiera personale, una carezza di parole che a stento nasconde l’esigenza dell’evasione. Poter toccare il cielo è dubbio e al tempo stesso panacea.

Fure Boccamara si avvicina all’hip hop verso la fine degli anni novanta rapito dalla forza espressiva del writing che, in breve tempo, diventa valvola di sfogo e dimensione in cui ritrova un’identità e una forma di riscatto personale. In breve tempo si avvicina al rap e poco prima dell’inizio del 2000 realizza con la sua crew le prime autoproduzioni su cassetta e cd, colleziona le prime esperienze in una radio ed esibendosi sui palchi. Inizia poi a muoversi singolarmente con performance in diverse zone d’Italia, aprendo diversi live di artisti come Cor Veleno, Club Dogo, Rischio, Mondo Marcio, Inoki, Katzuma.org, Mista, Shocca e Frank Siciliano.

Debutta ufficialmente nel fine 2008 con Pelle di Cuoio, album autoprodotto contenente featuring e gli skit di alcuni rapper e producer tra i quali Shezan Il Ragio, Ruido (Ex SR Raza), Esa El Prez, Paura, Hyst, Lamaislam, Mistaman, Rubo, Fid Mella, Stabber aka StabbyoBoy, Michel, H.C. Rebel, Tacash, Kavemura e Alberto Visentin. Il 25 giugno del 2013 viene rilasciato per la Unlimited Platform l’EP Rap Or Die, lavoro che consacra l’artista nella scena rap italiana.

R.A.P. Freestyle e L’Astronauta sono pezzi nuovi che raccontano la quotidianità e mettono da parte i filtri, godono appieno di una contemporaneità trascurata troppo spesso, ingiustamente. Non ci viene chiesto di scegliere tra ieri ed oggi, nessuno ci pressa tra passato e futuro; con Fure si parla di come siamo oggi, di quello che sentiamo qui, ora, lanciando uno sguardo alla storia che ci ha forgiati. Con Fure ci si mette una mano sul cuore per tenere stretti i valori, per sentire il battito incalzante della vita.