Il logo dei Manwolves, band HipHop-Jazz-Rockfusion nata nel 2014 con il singolo “You”

Nel dizionario di strada il ​sugo è lo stile, il fascino, la consapevolezza di sè. Fatti largo perdente, anzi prova a fermarmi. Ti sfido. Ti sfido due volte, io colo sugo, who gon’ stop me now?
In inglese ​to be drippin’ sauce​: lo stesso concetto che i Manwolves vogliono esplorare con “Sauce”, il loro terzo singolo.

È a Evanston, Illinois, che nascono i Manwolves, una band di ventenni che, come da manuale, si diverte a fare musica nello scantinato del loro batterista. I Manwolves sono una storia già sentita che improvvisamente cambia e si fa tratto insolito.
Gruppo di amici che si ritrova a trascorrere serate insieme, a bere e a prendersi in giro. Check. Feste in garage, concerti nei locali. Check. Ma chi li ha conosciuti di persona giura che c’è del magico nel modo pur prevedibile in cui questi ragazzi sono raggruppati. E ascoltando le loro canzoni non è difficile crederlo. Se è vero che i loro caratteri sono completamente diversi, gli strumenti e i suoni delle loro canzoni non lo sono di meno. “Sauce” ne è la prova.

Brano uscito nel 2016, si apprezza di più ora, alla pubblicazione del loro primo album. Se già allora “Sauce” era un pezzo innovativo, adesso ci dice molto di più: tre minuti che dettano i precetti di un genere nuovo.

I Manwolves, da sinistra: Eli Cohen (chitarra), James McNear (voce), Michael Werner (tromba), Ari Garfin (tastiera), Henry Wolf (basso) e Julian Freeman (batteria)

La freschezza di questo genere non sta nella ribellione ai canoni, ma nella loro scelta. I Manwolves vogliono scrivere testi cazzuti e li scrivono: non esagerano, ma seguono le convenzioni del genere, dalla ​street credibility ​alle citazioni ai grandi della scena trap americana (Gucci Mane, per fare un nome). Le regole vengono rispettate. La vera originalità sta nell’accompagnamento di questi pezzi: strumenti a fiato, melodie orecchiabili, basi da lounge bar. Rap e smooth jazz, testi e sottofondo. È andare in felpa e tuta a un’asta, aggiudicarsi a sorrisi un dipinto futurista e versarci sopra un intero barattolo di sugo. L’innovazione emerge in ​A Safety Meeting,​ il loro primo LP, uscito pochi mesi fa. Rispetto ai singoli precedenti (“These Days”, “Trip on My Words”, “Shreddy Krueger”) il sound appare più definito. Non è il miscuglio di due stili, ciascuno con il proprio spazio, in cui si riescono a distinguere le caratteristiche di entrambi. Non è più correre freneticamente da uno all’altro. Ora la forza sta nell’equilibrio: strumento e voce si spingono a vicenda, si danno forza. Emergono insieme in uno stile unico.

La copertina dell’album ​”A Safety Meeting”​ (14 settembre 2018), Manwolves

“Runnin’” e “Fear and Loathing”, la prima e l’ultima traccia del disco, sono i due brani in cui più traspare la potenza dei Manwolves. Fra i più lunghi, aprono e chiudono l’album e in cinque minuti batteria e tromba dettano il ritmo di versi che non sembrano più rap, ma ne conservano l’atmosfera. In “Reaper”, uno dei momenti più accattivanti dell’ascolto, la chitarra elettrica fa la sua apparizione per indulgere nella ripetizione di un ritornello orecchiabile: l’impressione non è di sentire una nuova trovata commerciale ma una melodia dimenticata da tempo.

I testi dei Manwolves parlano di strada, ragazze, della pioggia in Illinois. La loro è vita di artisti sconosciuti ma emergenti. L’underground di Chicago è la loro casa, il loro nutrimento e risponde ai loro impulsi. Stanno per fare il botto. Ai loro concerti il pubblico impazzisce, si dimena e salta sui banconi di legno dei bar. Sul palco, per il caldo, Julian si lega la maglietta in testa e Michael soffia nella tromba con gli occhi in fuori. È sempre uno spettacolo.

Un normale concerto della band: James che salta sulla folla e una mano che lo palpa

Chi ha avuto l’occasione di trascorrere del tempo con loro dice che i Manwolves di sugo ne colano parecchio. Li ricorderà sdraiati sull’erba o impegnati in un torneo di ​beer pong​, rigorosamente di notte. Non è un caso che si chiamino Licantropi.

I Manwolves sono in questo, nel trascorrere del tempo: contrasto di musiche diverse che arrivano da periodi diversi, sentire il vento in faccia mentre gli anni passano. Il successo che arriva, ​who gon’ stop me now? Cambiamento. Un uomo che diventa lupo e sei ragazzi che stanno diventando adulti.

Voto:  🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10

Tutte le foto sono state prese dal sito web ufficiale della band:​ ​www.manwolvesband.com