Lucas Tadini è un musicista italiano-brasiliano di base a Los Angeles, in California.

Laureato al prestigioso Berklee College of Music, si è trasferito negli Stati Uniti nel 2015 e ha fatto parte della scena musicale di Los Angeles. Il suo background è contaminato da culture diverse tra loro che gli hanno permesso di poter unire tutto in una sperimentazione musicale unica che unisce elementi tradizionali americani ed europei, senza trascurare l’influenza della musica brasiliana e dei giganti del rock degli anni ’60 e ’70.

“The Arsonist” è il suo nuovo singolo uscito il 12 maggio, mentre Collective Delusion, che uscirà durante l’estate 2020, è una raccolta di anni di idee ed esperienze che promette di essere solo l’inizio.

© Lucas Tadini

Quanto hanno influito le diverse culture che hai assorbito finora nel tuo percorso di vita e artistico?

È molto difficile da dire in quanto penso che sia stato tutto molto naturale. La mia musica è sempre stata il risultato di tutto ciò che ho vissuto e assorbito.
Essere esposto a culture diverse, fin da quando ero un bambino, mi ha permesso di incontrare diversi tipi di musica e persone. Ti ritrovi con la mente aperta e un’irrefrenabile voglia di esplorare.

Ora ti trovi a Los Angeles da cinque anni e hai già fatto parte della scena musicale della città californiana. Quali sono i pregi e i difetti di una città così grande come Los Angeles?

Los Angeles n punto di forza: crogiolo di culture, ristoranti di ogni tipo, concerti con artisti internazionali, etc. È anche una città piena di splendidi paesaggi diversi tra loro.
Ma non è tutto oro quel che luccica, ovviamente: è una città grande, caotica, con molto traffico e tutto è molto lontano. Mi ci sono abituato in fretta anche perché ho vissuto a San Paolo, che è molto peggio. Per me, in realtà, la cosa peggiore di vivere qui è il cibo, non sanno nemmeno come preparare un pesto.
Mi sono sempre identificato maggiormente con l’Europa, ma vivere in una città come Los Angeles è incredibile per ogni artista.

© Lucas Tadini

“The Arsonist”, il tuo nuovo singolo, parla di rinascita. Cosa è cambiato così fortemente in te, da farti iniziare un nuovo cammino musicale?

Tutto quello che ho fatto finora fa parte del percorso che mi ha portato qui.
Dopo aver fatto un po’ di tutto, ho semplicemente deciso che era tempo di intraprendere un viaggio incentrato al 100% su ciò in cui credo, con canzoni fatte e cantate da me.
Ho sentito che dopo aver prodotto diversi artisti, suonato in diverse band e diplomato al Berklee College of Music, ero pronto per una nuova sfida.

Il linguaggio scelto è fatto di chitarre distorte che inneggiano al rock più puro della metà degli anni ’60. Come mai questa scelta?

Sono cresciuto ascoltando Beatles, Led Zeppelin, Pink Floyd, Jimi Hendrix, Janis Joplin: questa è la lingua che parlo. Certo, non ascolto solo quel tipo di musica, e in effetti penso di essere abbastanza eclettico, ma quando si tratta di lingue, il rock è la mia prima lingua.
La mia musica è solo un riflesso di tutto ciò che ho assorbito. Avevo bisogno di mostrare al mondo quanto sia importante il rock per me.
È possibile che nei dischi futuri non mi sosterrò così tanto nel classic rock. Vedremo!

In estate uscirà l’album intitolato “Collective Delusion”. Cosa dovremmo aspettarci da questo album e perché questo titolo?

L’album ha questo nome perché è il risultato di una serie di esperienze che ho avuto negli ultimi anni, molte delle quali mi chiedo se siano realmente successe: ecco perché il nome Collective Delusion.
È stato difficile realizzare un intero album da solo, soprattutto perché è stato fatto a distanza in, quasi, ogni parte del mondo (Los Angeles, San Paolo, Londra, Nashville, Toronto, Portogallo), ma sono molto contento del risultato.

Questo album è fondamentalmente il mio biglietto da visita: è il rock con il quale sono cresciuto ascoltando alcune influenze moderne, un po’ di suoni stranieri, molte tastiere suonate da me e, la cosa più importante, l’album è stato suonato da musicisti eccezionali da diverse parti del mondo. Oltre ad essere dei grandi professionisti, sono anche grandi amici.

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Immagine di copertina: © Lucas Tadini
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