Charles  Muda  è un giovane artista cresciuto in giornate assolate di Monteverde a Roma, da genitori che passavano il loro tempo libero suonando o dipingendo.

Il suo EP di debutto si intitola “Pop Art” e nelle sua tracce riattualizza il movimento artistico che più ha saputo raccontare cosa sia la società di massa e tutto ciò che gli sta intorno.

Ad ogni canzone è stata associata un’icona di quegli anni e una sua frase memorabile: Bob Dylan, Edie Sedwick, Andy Warhol, Judy Garland, Paul Newman, Elvis Presley. Alla fine di ogni traccia Muda cita questi divi per raccontare al meglio la sua voglia di riscatto, il materialismo sfacciato dei nostri giorni convertito in dollari e pesos, l’ansia e la paranoia dovuta ai ritmi frenetici della città, le difficoltà ad amare qualcuno.

A questo si aggiungono un’esplosione di colori e immagini evocative che riadattano la Pop Art al linguaggio della comunicazione contemporanea.

Charles Muda ha curato la composizione e la produzione di “Pop Art” (insieme a Mattia “Fettina” Castagna, che ha collaborato alle produzioni di Carl Brave), dimostrando di avere un grandissimo potenziale.

Ecco la nostra intervista a Charles Muda.

Cover Charles Muda Pop Art

Cover “Pop Art” – Charles Muda

Ciao Charles, benvenuto ad Artwave! Come prima cosa vogliamo chiederti che cosa vuoi raccontare con il tuo ep di debutto “Pop Art”. Quali sono i pensieri che ti hanno spinto a scrivere questi sei brani e che cosa vuoi comunicare a chi ti ascolta?

Ciao ragazzi, grazie per l’intervista! Ho scelto di pubblicare un EP perché mi sono accorto che attraverso delle canzoni singole non riuscivo a raccontarmi esaustivamente. Collegare questi sei brani alla Pop Art e ad alcuni dei personaggi che hanno vissuto in quegli anni mi ha aiutato a raccontare meglio le emozioni cardine di ciascuna delle canzoni. Inoltre la Pop Art è una corrente artistica che attraverso i suoi colori e le sue forme mi fa ritrovare una grande energia e mi scaturisce alcune riflessioni sulla società che sono ancora oggi molto attuali: dal consumo di massa, ad un mondo e una quotidianità piena di pubblicità.

Come è nata l’idea di creare un progetto che guarda ad movimento artistico di circa 70 anni fa?

Devo dire che i brani li avevo scritti prima di pensare al concept della Pop Art. In “Non Mi Va” dico “Muda come Pop Art” e da lì mi è venuta un’illuminazione. Tutti i punti si sono collegati e ho capito che la Pop Art poteva essere il connettore dei pensieri e le diverse influenze musicali dell’EP.

È vero che è un movimento nato negli anni ’50, ma è un periodo fondamentale per gettare alcune basi presenti nella società dei nostri giorni: frenetica, impersonale e che ha diffuso nel mondo il grande sogno americano, ovvero farcela solo attraverso i soldi.

Ad ogni canzone hai associato un’icona di quegli anni e una sua frase memorabile. In base a cosa hai selezionato questi personaggi e perché la scelta di inserire queste frasi?

Le frasi finali tirano una somma di tutti i discorsi fatti nelle tracce, sono un misto tra riassunto e didascalia. Dalle frasi capisci anche quanto possono essere attuali la Pop Art e gli anni ’50. Ci sono personaggi che non potevano essere esclusi, tipo Andy Warhol con la sua arte ed Elvis Presley con il suo rock’n’roll. Gli altri sono frutto sia di una ricerca sia di un’intesa emotiva, e penso soprattutto alle icone femminili: Edie Sedgwick e Judy Garland.

C’è una canzone alla quale sei più legato di altre? Se sì, quale e perché?

“Pesos”, in quella traccia sono davvero trasparente. È l’unico brano in cui puoi trovare cose su di me che non direi neanche a uno psicologo. In questo brano racconto il mio passato e in “Com’eri” proietto una mia emozione nel futuro, ma senza “Pesos” è come se non ci sarebbe stato un inizio. È un brano in cui accetto tutte le cose negative che ho vissuto e che in un modo o in un altro hanno contribuito a rendermi chi sono.

Tracklist "Pop Art" - Charles Muda

Tracklist “Pop Art” – Charles Muda

Quale pensi sia la caratteristica che ti differenzia dagli altri artisti? Quale pensi sia il punto di forza della tua musica?

Il mio punto di vista è davvero troppo soggettivo per darti una risposta obiettiva. Figurati che non riesco a considerarmi un artista! Però quello che mi piace quando scrivo è vivere sul momento, accettare e cercare un po’ il caos per fotografarlo. Amo questa imprevedibilità.

C’è un album di un tuo collega il cui l’ascolto ti ha particolarmente segnato? Quale e perché?

Non penso di potermi permettere di chiamarlo collega, però Duckwrth e Breakbot.

Oggi che tantissimi artisti emergenti pubblicano soltanto singoli, la tua scelta di uscire con un ep è quasi “controcorrente”. Pensi che oggi sia ancora importante pubblicare un album o un ep?

Dipende da cosa uno vuole comunicare e che cosa ha in testa. Per me ad esempio è stato naturale pensare a un EP perché volevo farmi conoscere in un complesso più articolato. Deve indurre le persone a fermarsi e ad ascoltare. Non voglio fare roba usa e getta.
Charles Muda

Charles Muda

Come hai conosciuto il tuo produttore Mattia Castagna e come è nata la vostra collaborazione?

Il mio manager me l’ha consigliato ed è stato un amore a prima vista. Le tracce erano già a un buon punto quando le avevo prodotte però il suo contributo è stato fondamentale. C’è un’intesa umana e artistica davvero forte!

Quali sono gli artisti con cui ti piacerebbe collaborare? 

Rihanna e Beyonce.

Progetti futuri?

Vorrei tanto suonare dal vivo, spero si possa fare il prima possibile. Sogno di farlo con un’orchestra! Intanto continuo a scrivere e produrre quotidianamente, tutti i santi giorni!

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