Luca Cassano, cantautore classe 1985, ama la musica e la poesia. Nel 2018 decide di dar vita al progetto Le rose e il deserto,attraverso il quale riesce ad esprimere le sue paure, le sue passioni e l’amore/odio per la realtà in cui viviamo.

Tutto nasce dalla poesia, la musica viene dopo. L’artista stesso si dichiara infatti “uno scrittore con la chitarra”. Luca è sempre attento ai suoni delle parole e alle immagini che queste evocano, cercando di non essere mai banale. Quando scrive i suoi testi, Le rose e il deserto cerca sempre di scavare a fondo nella sua persona, nella sua anima più profonda, e cerca di far emergere con le parole quello che prova.

Il 12 aprile scorso è uscito il singolo Un terzo, che farà parte dell’ep Io non sono sabbia, la cui uscita è prevista per il 13 giugno 2020.

La nostra intervista a Le rose e il deserto.

Le rose e il deserto

Ciao Luca, come hai iniziato a fare musica?

I miei genitori mi hanno mandato a scuola di pianoforte e chitarra classica, ma da piccolo non ero molto interessato alla musica. Ho ripreso in mano la chitarra nel 2014 da autodidatta. Ricordavo le basi, per me era come iniziare da zero. Ho iniziato a suonare con il mio coinquilino, con il quale ho messo su uno spettacolo di cover. Pian piano mi è venuta voglia di cimentarmi nella forma canzone e di aprire un progetto cantautorale da solo, senza dover scendere a compromessi con nessuno. Desideravo un po’ di autonomia. Il progetto “Le rose e il deserto” è nato nel 2018.

Perché il nome “Le rose e il deserto”?

Mi è sempre piaciuta la storia delle rose nel deserto. Questi gioielli che si trovano nel deserto mi hanno sempre fatto pensare a come nasce la mia poesia e la mia scrittura. Le rose nel deserto hanno bisogno di gesso nella sabbia, che è abbastanza comune, ma hanno bisogno anche di acqua, che invece è molto rara nei deserti. L’acqua scioglie il gesso ed evaporando crea questa struttura. Nascendo sotto la sabbia, queste rose rimangono nascoste finché un passante non si imbatte in loro e non le vede. Questo mi ha sempre fatto pensare a come nascono i miei versi. Mi immagino lì nascosto sotto i miei pensieri e ad un certo punto un’intuizione li fa venire fuori in forma di versi.

C’è anche un’altra interpretazione de “le rose e il deserto”: da un lato le mie canzoni sono molto intime e sentimentali, spesso malinconiche, e questo rispecchia il mondo delle rose; dall’altro lato, a volte viene fuori qualche canzone più arrabbiata, che rispecchia il mondo del deserto.

Come è nato il singolo “Un terzo”?

Ho scritto Un terzo quasi due anni fa, ed è stata la prima canzone che ho scritto come “Le rose e il deserto”. Mi emoziona molto fare uscire questa canzone come primo singolo. La scintilla è nata in un parco, quando è arrivato un cane che ha iniziato ad abbaiare. Da ragazzino ero molto spaventato dai cani. Il cane è diventato uno spunto per riflettere su tutte le mie paure, ma in Un terzo parlo anche delle cose che mi mancano. È un brano molto autobiografico, così come tutti i miei brani, nei quali racconto molto di me.

Cosa puoi anticiparci dell’ep che stai preparando?

L’ep è composto da cinque brani e si intitola Io non sono sabbia. È già tutto pronto, uscirà prima di quest’estate, tra circa un mesetto.

La canzone che apre l’ep è Sabbia. Questo brano, così come le altre cinque canzoni, ha un taglio elettro-pop che non è nelle mie corde. La mia musica nasce infatti chitarra e voce, in stile vecchio cantautorato. È stato il mio produttore ad arrangiare i cinque brani di Io non sono sabbia in questo modo. All’inizio questo mi ha un po’ spaventato, ma dovevo solo farci l’orecchio. Ora sono molto contento del risultato.

le rose e il deserto 1

Da chi prendi ispirazione per la tua musica?

Ascolto tantissimo cantautorato italiano, De Gregori in particolare, ma anche musica in spagnolo, portoghese e inglese. In generale mi piace ascoltare le canzoni di cui capisco le parole.

Come fai a capire lo spagnolo e il portoghese? Le hai studiate a scuola?

No, non a scuola, ma da autodidatta in un periodo in cui avevo molto tempo libero. Mi capitò tra le mani un CD con i video-corsi e ne approfittai per studiare queste due lingue.

Ti descrivi uno scrittore con la chitarra. Perché?

Sono un appassionato di poesia e di fatto non sono un musicista. Io suono la chitarra in maniera molto semplice per accompagnare la voce, ma fare musica per me è principalmente scrivere. Tutt’ora scrivo molte più poesie che canzoni perché mi riesce meglio. Il mio obiettivo è quello di non essere mai banale e ho un’autocritica molto feroce. Faccio ascoltare giusto il 5% di quello che scrivo.

Se tornassi indietro nel tempo, cosa cambieresti del tuo passato?

Cambierei alcuni aspetti del mio carattere. Oggi riesco ad esprimere meglio i miei sentimenti e le mie emozioni, mentre in passato non ne ero capace. Cambierei sicuramente il rapporto coi miei genitori: con loro sono sempre stato molto chiuso e riservato. Se tornassi indietro cercherei di sviluppare un rapporto più da adulto.

Noi di Artwave aspettiamo l’uscita dell’ep Io non sono sabbia e auguriamo un grande in bocca al lupo a Le rose e il deserto!

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