La prima cosa che si nota prendendo in mano il disco dei The Manifesto è ovviamente il ritratto di Massimiliano Robespierre in copertina. No, non c’entra nulla il singolo degli Offlaga Disco Pax contenuto in Socialismo Tascabile del 2005; parliamo del nuovo album del trio proveniente da Ravenna formato da Massimiliano Gardini, Michele Morandi e Stefano Bombardini. Reduci da esperienze diverse – Gardini faceva parte dei Kisses from Mars, band del panorama indie italiano legata al rock e alla psichedelia con un’esperienza ormai decennale alle spalle  – da circa un anno suonano insieme. A partire dalle esperienze precedenti di ognuno dei membri, il trio punta ad un’innovazione della musica italiana a partire da sonorità oggi poco praticate, che si basano su di una strumentazione potente, su tutti basso e batteria, per affiancarci due voci che si contrastano tra bassi e acuti e, ovviamente, il sound delle chitarre elettriche a completare la melodia. Il 18 ottobre sarà la data di uscita ufficiale del nuovo lavoro, composto da otto tracce, intitolato appunto Maximilien. 

Fonte: pagina Facebook della band.

Un album tipicamente indie sia nella produzione che nello stile: prodotto da un’etichetta fieramente indipendente come la Blooms Recordings, racchiude una cifra stilistica che attinge al sound della new wave anni ‘80 e lo trasporta fino ai nostri giorni. La strumentazione graffiante, sostenuta da una poderosa batteria, accompagnano le voci sovrapposte che, naturalmente, cantano in inglese. L’album si apre con una prima traccia, Virgins,  fortemente ispirata al sound di band come i Joy Division, per poi passare ad Alaska, che avanza metaforicamente nel tempo per prendere spunto da sonorità legate al funk rock e alla musica alternativa tipicamente anni ‘90. Con questa continua alternanza, sia tra le varie tracce ma anche all’interno dei pezzi stessi, tra sonorità degli Ottanta e dei Novanta, la band costruisce una narrazione attorno a dei temi cardine dell’album: il concetto di Rivoluzione, idea che li ha spinti ha scegliere una figura iconica come Robespierre per titolo e copertina, e in generale l’influenza di autori simbolisti e di Nietzsche. La dissolvenza della razionalità, per il trio ravennate, si fa musica e si tramuta nell’utilizzo di effetti sulla strumentazione adoperati in maniera costante. Le linee di basso sono potenti e ci accompagnano per tutte le tracce del lavoro, dando assieme alla grancassa delle fondamenta solide. L’album si chiude con un pezzo ispirato ad una classica ballad rock, When we made the stars together, e con Manifesto, traccia poderosa che ci fa ricordare il senso di tutto l’album. 

La copertina del nuovo album dei The Manifesto, “Maximilien”

Soddisfatti del pre-ascolto, non ci resta che attendere l’uscita del lavoro della band. Un lavoro intenso e di sperimentazione, nel quale il trio cerca di adattare sonorità oggi poco percorse ai nostri tempi, riuscendoci discretamente bene.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10

Fonte immagine copertina: pagina Facebook dei The Manifesto
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