Ingredienti

Il bocconotto è un dolce tipico abruzzese, della provincia di Chieti. Anche Joe Batta & I Jeko sono abruzzesi, della provincia di Chieti, ma di dolce hanno poco. Gli ingredienti del bocconotto sono pasta frolla, cioccolato fondente, mandorle, cannella e rum. A Joe Batta & I Jeko probabilmente basta il rum.

Il disco Noi Odiamo Joe Batta & I Jeko è uscito l’11 Febbraio per la Old Tower Records, piccola etichetta abruzzese.

Noi odiamo Joe Batta & I Jeko e non è una battuta. «La musica rock si fa con l’odio, non basta l’amore» dice Joe, cantante e batterista, e ha ragione. Duecentocinquanta grammi di strutto, un cucchiaino di lievito per dolci. Non possiamo non odiarli, se ascoltiamo il loro disco. Per preparare sei bocconotti ci vogliono trenta minuti, il disco di debutto dei Joe Batta & I Jeko ne dura trentuno. Perdono in partenza.

Questo album è grezzo, sporco. È preparare con pazienza un chilo e mezzo di pasta frolla, lasciarla a lievitare, tornare dopo qualche minuto e trovarci una mosca morta dentro. Basta così poco a rovinarlo, ma è il marciume il suo lato più attraente. Durante l’ascolto del disco si riesce a sentire il gusto della mosca. Forse è solo un’impressione, forse è perché la si ha vista prima. Ma c’è. Sto mangiando una mosca, sto mangiando una mosca. Non si riesce a smettere di pensare. Ma quando finiamo il bocconotto, ne vogliamo ancora. Lo mangiamo di nuovo. Troppo forte, sto mangiando una mosca.

Preparazione

La musica rock si fa con l’odio e io la mia l’ho sempre odiata. Non era quello che volevo. Queste tracce le avrò scritte quindici anni fa, ascoltando i Rolling Stones. Per quanto ne so sono nate prima di me. Le facevo sentire ai miei amici, ma non era rock vero. Non bastava una chitarra, avevo bisogno di una band. Le ho registrate alla radio dell’Università di Macerata, la gente lo chiamava cantautorato. No, caz*o. Non è il mio genere, non ho mai voluto fare cantautorato. In quei momenti mi chiamavo Joe Batta, ma sarebbe stato lo stesso chiamarmi Giovanni.

Gli altri membri del gruppo sono Dan Van Nard e Loz. Suonano basso e chitarra, non potrei esserne più grato. Hanno raccolto versi che avevo scritto con rabbia nel corso degli anni e hanno dato loro nuova vita. La morte è stata l’inizio di un’altra nascita: nella Bio di Spotify abbiamo scritto che «i Joe Batta & I Jeko non sono mai nati, ma sono sempre risorti, come fenici.» Non è un caso se la copertina del disco è una natura morta, un fiore in bottiglia con una storia lunga così. Gioco su ciò che è stato, tentativo di allontanarci dalle prime versioni acustiche. Ma anche voglia di ripartire da dove tutto si era fermato.
Il progetto è nato solo lo scorso settembre, avevo fretta di liberarmi di quei pezzi. Dovevo registrarli di nuovo e forse avrebbero smesso di perseguitarmi. Gli altri lo sapevano.
Un nostro amico aveva detto che ci avrebbe lasciato mezz’ora di palco a un evento, dovevamo solo pianificare una scaletta. Ci siamo chiusi in casa per dieci giorni e siamo usciti solo quando avevamo gli arrangiamenti pronti. È stato solo suonando al live che ci siamo accorti di cosa avevamo tra le mani. Era un album. Ed era rock.

Cottura

Chiudere un capitolo. Poter essere fiero di chiamarmi Joe Batta. I can’t get no satisfaction, ma quella sera ho trovato la soddisfazione rock che cercavo. Sono sempre stato quello che canta, ora stavo suonando anche la batteria. Era una band ed è il punto di arrivo, ma anche di inizio.
Pensavo che realizzare questo sogno di bambino sarebbe bastato a sbarazzarmi dell’odio, ma quello non puoi farlo fuori. La rabbia c’è, deve macchiare il suono, rovinarlo. Il desiderio di sporcare ogni brano fino a renderlo uno straccio è l’unica vera costante. Odiamo la perfezione. Odiamo l’impeccabile. Suonare con gli altri mi ha insegnato che è così anche per loro. Dan Van Nard e Loz vorrebbero chiamarsi Daniele e Lorenzo, ma non riescono più. Per questo noi odiamo Joe Batta & I Jeko, per questo li amiamo.

Presentazione

Servire caldo, anzi caldissimo. Lasciar immaginare il resto al commensale. Pezzi nuovi, l’arrivo di un nuovo batterista, il contest per un grosso concerto, magari trasferirsi a Roma. Togliere il bocconotto da sotto il naso dell’ascoltatore quando inizia a entusiasmarsi troppo.
Bava alla bocca, acquolina. Vedremo. Non avresti mai detto che una mosca potesse essere così buona.

VOTO: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊,5/ 10

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