“Un viaggio che inizia toccando il fondo, ma solo per darsi la spinta a riemergere forte: in superficie c’è l’aria”. Iado, nome d’arte di Donato Iacovelli, usa poche, semplici parole per descrivere le otto tracce del suo primo album, Apnea, e tanto basta per incuriosirci a fare un tuffo nel suo mondo. Perché il fil rouge che tiene insieme tutti i brani, curati dal beatmaker Christian Campobasso (in arte SIDI), è il mare, con le sue onde impetuose, ma anche con quei rumori eternamente suggestivi nel loro ripetersi. Apnea, pubblicato il 9 marzo scorso, racchiude così tutte quelle metafore che possono essere colte soltanto se si abita vicino all’acqua tutto l’anno. E per Iado, classe 1994, originario di Bari, diventa semplice trasformare queste sensazioni in musica e, soprattutto, rivelare il suo stato di necessità: l’habitat marino, infatti, gli permette non solo – come ci ha ironicamente confessato – di lenire gli effetti della sua asma, ma anche di immergersi in profondità nelle cose senza subirne il peso. Eccoci, allora, a fare quattro chiacchere con lui, per capire cosa si prova a vivere trattenendo il respiro.

Nella tua biografia si legge: “Scrivo pezzi da viaggio e testo la salinità dei mari”. In che modo questa attitudine si lega alla tua musica?

È una biografia che mi è venuta di getto. Non ci penso quando dico le cose e spesso sbaglio (ride, ndr), però sono abbastanza franco perché sono figlio del mio tempo e della mia terra. Nelle canzoni scrivo quello che è il viaggio della vita ai miei occhi, quindi pezzi di vita trasformati in testo e musica. “Pezzi da viaggio”, nel senso che, per gli altri, possano essere un viaggio nella mia vita. Il “testare la salinità dei mari” è riferito, invece, al confronto che si ha personalmente con gli altri soggetti, cioè la mia vita in rapporto ad altre persone. Perché, alla fine, confluiamo in un unico mare di gente, tanti piccoli mari messi insieme. Per quanto mi riguarda, soltanto dopo una certa gavetta, sia da spettatore di concerti che da “attore” sui palchi, nasce il confronto e puoi iniziare a dire la tua in maniera responsabile e coscienziosa. L’esperienza è la chiave, ecco.

Qual è stata la gestazione di Apnea?

Dopo aver fatto due-tre anni di gavetta in giro per locali, matrimoni e feste patronali, con il mio gruppo ci siamo rintanati nel mio box per iniziare a comporre. Sfortunatamente non è andata bene perché, per diverse esigenze personali, ci siamo divisi. Così è iniziata la mia carriera da solista. La prima canzone di questo album è Salice, scritta nel luglio 2017, dopo aver imparato da solo a strimpellare la chitarra, che adesso mi aiuta nella composizione dei pezzi. Non è trascorso molto tempo, quindi, dalla scrittura dei brani, ma sono concetti che rimbalzavano nella mia testa già da tempo, o meglio, da una vita. Salice, comunque, è stata registrata con i musicisti del mio ex gruppo, ma aveva un’impronta più pop, più melodica. Se la sento adesso, dico: “Si, va bene, era una strada”. Ma sicuramente mi piace di più quella che ho intrapreso adesso, con sonorità più elettroniche.

La copertina di “Apnea”

La mia giostra è un pezzo dal sound retrò che nel ritornello richiama Io sto bene dei CCCP. In Sette pochi buoni propositi citi Anima Fragile di Vasco. Sei un appassionato di musica anni ‘80?

Io sono virtualmente negli anni ‘80. Ho parcheggiato la macchina di Ritorno al futuro giù al box. Pensa che il mio artista preferito è nel mezzo tra George Michael e Sting! Invece il mio gruppo preferito sono i Depeche Mode, e credo si sia anche capito dall’ascolto dei brani. Nonostante non li abbia vissuti direttamente, ho sempre avuto un po’ di curiosità verso questo decennio, e sostanzialmente l’ho capito quando ho iniziato a studiare canto tre-quattro anni fa. In ogni caso, anche se Vasco l’ho riscoperto negli ultimi anni, il mio punto di riferimento rimangono gli anni ‘80 inglesi di qualsiasi genere: preferisco l’elettronica, ma ho conosciuto anche il funky e il rock. Prima di scegliere questa strada, quindi, ho dovuto maturare una cognizione del tempo.

Sempre ne La mia giostra, canti: “Mi servirebbe una canzone pop/ per descrivere questa vita di me*/ e senza farla pesare/ e renderla leggermente orecchiabile”. Si può dire che questi versi rappresentino un po’ il mood dell’intero album?

Esattamente. Questo è il mood, o meglio, il fine del disco: trasmettere dei concetti non troppo leggeri in maniera facile da mangiare. Apnea è un grosso compromesso con me stesso: ci sono dei brani a prima vista pop, come Federica, ma è solo l’apparenza. In questo senso, credo che nel mio stile sia presente anche un po’ di indie “vero”, che si traduce nel non aver paura di dire quello che si ha dentro di sé.

A proposito: proprio in Federica parli di Nicola, che trova in una figura femminile l’ancora di salvezza per sfuggire dai suoi turbamenti interiori. Credo, però, che nel brano ci sia qualcosa di non detto, un messaggio nascosto non decifrabile ad un primo impatto. È così?

Innanzitutto in questo brano, anche se non si sente, suono l’ukulele: da questo strumento nasce così un desiderio di semplicità, quasi di spensieratezza. Federica è un pezzo che dice tutto e non dice niente: può sembrare sempliciotto, ma racchiude dentro di sé delle riflessioni particolari sulla depressione e sulla voglia di uscirne: Nicola – il nome che, da piccolo, ho sempre voluto avere – cerca di trovare il suo compromesso, il suo equilibrio nelle serate di sabato sera in cui non c’è niente di interessante nel mondo. Nicola viaggia con se stesso e, in questo senso, Federica, che può richiamare nome di una ragazza, gli è d’aiuto in questo percorso.

Ph. Domenico Romito

Per il prossimo anno è prevista l’uscita del tuo secondo lavoro, Equilibrio. Il titolo ci suggerisce un’inversione di tendenza rispetto ad Apnea?

Faccio una premessa: tutto il lavoro di Apnea serve ad Equilibrio, che sarà un album di dodici brani, sempre coprodotti con Christian Campobasso, ed uscirà nei primi mesi del 2020. E se Apnea è stato un isolamento produttivo, volto a cercare dei ragionamenti che potessero rispondere a delle domande, Equilibrio fa un passo in avanti o, forse, indietro, perché ritorna agli istinti e alla libertà interiore: è, quindi, la mia prova per mettermi definitivamente a nudo. Non a caso, i versi finali de La mia giostra, brano conclusivo di Apnea, che recitano: “lontano da ogni preconcetto/ mi spengo e mi reinvento/ adesso sono finalmente fuori dal tempo”, saranno ripresi proprio nella prima traccia di Equilibrio, cioè Sospeso. Nel prossimo disco, quindi, toglierò quel freno che trattiene ciò che porto dentro, come a dire: “io sono questo e ne sono contentissimo”.

Non vi resta che ascoltare Apnea e seguire Iado sui suoi profili Facebook e Instagram.

Immagine di copertina: ph. Marco Ranieri (RAN)