Molto spesso non riusciamo a vedere – o come in questo caso, a sentire – le meraviglie di casa nostra. Oggi proveremo ad intraprendere un piccolo viaggio nel mondo del prog italiano. L’argomento è vasto e complesso, immaginate che si stia parlando di una foresta impervia ma terribilmente affascinante: è facile cadere nell’errore, ma con la stessa facilità ce ne si innamora in una frazione di secondo.

Il suono dell’organo ti fa godere così tanto che hai avuto la pelle d’oca al battesimo di tua cugina?

Scarti a priori le tracce dalla durata < di 4 minuti?

Credi di essere nato nella generazione sbagliata?

Se hai risposto di sì ad almeno una delle domande precedenti, allora questo è l’articolo che fa per te.

Diamo qualche cenno storico. Gli intenditori (ovvero quelli che ne capiscono molto più di noi) collocano lo sviluppo di questo genere tra il 1969 ed il 1976. Verso la fine degli anni ’60 l’eredità europea consisteva nei lasciti del beat e nella timida venuta al mondo della psichedelia; quando sonorità jazz incontrarono l’elettronica, lo sperimentalismo, geometrie barocche, dilatazioni e rallentamenti si iniziò a parlare di un nuovo modo di interpretare la musica. L’archetipo a cui ci si era affidati mutò ed il sogno prese il sopravvento.

I Genesis di Selling England by the Pound o Tarkus di Emerson, Lake e Palmer sono chiari esempi di cosa accadeva in quegli anni. Ma in Italia? Qui i nomi del firmamento prog furono tantissimi, perciò abbiamo provato a fare una minuscola selezione per farvi venire un po’ di gola. Iniziamo!

 

Abbiamo tutti un blues da piangere – Perigeo 

I Perigeo sono un gruppo italiano formatosi intorno al 1971; la loro attività vanta una pubblicazione di cinque album in studio con brani uno più bello dell’altro. Questo straziante e travolgente blues fusion proviene dal loro secondo lavoro ed è il miglior modo soft per intraprendere un viaggio di tale portata.

 

Dove… Quando… (I parte) – PFM

L’universo della Premiata Forneria Marconi va oltre la celebre Impressioni di settembre. Teatrale, placata e dolce, la quarta traccia di Storia di un minuto mira anche al cuore dei meno sensibili. L’empatia è il regalo più bello che la vita ci abbia donato.

 

Tema – Osanna 

“Sono dei ragazzi abbastanza giusti, anche come genere musicale: si tratta di un pop napoletano con delle grosse origini americane ed europee, si vestono in modo strano e soprattutto si pitturano il viso, cosa che da noi non si è ancora vista.” Con queste parole Luciano Minghetti introdusse gli Osanna, un gruppo venuto alla ribalta dopo il festival Viareggio Pop del 1971. Composero la colonna sonora per la pellicola Milano calibro 9 ed è proprio da lì che abbiamo estrapolato questa traccia. Buon flusso mentale.

 

L’ultima ora e ode a J. Hendrix – The Trip

Caronte, pubblicato nel 1971, è il secondo album del gruppo italiano progressive The Trip. È un concept album contenente due tracce dedicate rispettivamente a Janis Joplin e Jimi Hendrix; quello che abbiamo scelto è il brano scritto per il dio eccelso della chitarra. Vi assicuriamo godimento per i prossimi dieci minuti.

Acrostico in Memoria di Laio – Area 

Subito dopo aver premuto play, vi chiederete: “ma questo pezzo non può essere italiano, è impossibile!”. E invece no, è un prodotto tutto nostrano. Con quest’ultimo passaggio vogliamo darvi uno bello scossone energico, giusto per farvi rimanere con l’acquolina in bocca e lasciarvi l’input per ascoltare dell’altro. Da 1978 gli dei se ne vanno, gli arrabbiati restano!, settimo album nonché ultimo cantato da Demetrio Stratos, abbiamo scelto un fantastico modo per congedarci: per voi, Acrostico In Memoria di Laio.

 

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Immagine in evidenza: Simona Anna Gentile, Experiment I-David Bowie e Joy Division, 180×120 cm, tecnica mista

 

 

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