Non hai ancora digerito la cotta per la compagna di classe ai tempi delle elementari?

Il tuo telefono brulica di conversazioni in sospeso che puntualmente visiti, nella vana speranza di un responso divino?

I Joy Division incarnano il tuo approccio positivo ed ottimista alla vita sentimentale?

Se hai risposto sì ad almeno una delle domande precedenti, questo è l’articolo che fa per te.

Artwave è lieta di presentare la prima ed insensata guida su come annegare dignitosamente in un mare di negazioni, ma con la giusta musica nelle cuffiette.

La playlist seguente è molto breve; i cinque brani che vi illustreremo, collettivamente noti e veri come pochi, spaziano dai generi alle epoche più disparate.

Non vi resta che trovare un pavimento comodo ed essere pronti.

WARNING!

L’articolo contiene contenuti urticanti per i soggetti più vulnerabili. Ma in fondo siamo tutti un po’ masochisti, quindi consapevolmente ci esoneriamo da qualsiasi responsabilità.

 

5) What If – Coldplay

Che cosa potrà mai aver combinato Gwyneth Paltrow da far scrivere a Chris Martin un pezzo di tale bellezza?

Non lo sapremo mai.

Nel frattempo, abbiamo voluto iniziare nel modo più soft e delicato possibile.

Appena una manciata di secondi e la voce del frontman dei Coldplay si diffonde in tutta la sua magnificenza.

“E se…”? In quanti ci siamo posti quest’interrogativo, magari alla fine di una relazione o dopo il crollo di un castello in aria? Quanti di noi ci hanno provato fallendo, o perlomeno ci avrebbero voluto provare?

What If è la colonna sonora che risuona nella testa quando ripensiamo a quello che avremmo desiderato dire o fare, ma per un motivo o per un altro siamo stati inclini al desistere.

Il pianoforte primeggia nelle parti più lente della canzone; in quelle più movimentate, invece, è accompagnato dal resto della formazione.

Riteniamo che sia una sorta di metafora grottesca dello stare al mondo.

Ognuno di noi può essere quel piano solitario. Per quanto potremmo sentirci abbandonati a noi stessi, ci saranno sempre altri strumenti ad accompagnarci in balìa delle vicissitudini.

 

4) The Eraser – Thom Yorke

I primi anni del 2000 sono stati caratterizzati da eventi discutibili: la comparsa dei jeans a vita bassissima con i quali nulla era lasciato all’immaginazione, la propagazione angosciante dei balli di gruppo nelle feste di tutte le età e l’uscita nelle sale di un film che continua ancora oggi a condizionare la nostra esistenza.

Parliamo di Eternal Sunshine of the Spotless Mind (italianizzato in Se mi lasci ti cancello), lungometraggio del 2004 diretto dal regista Michel Gondry.

Nulla da dire su protagonisti e soundtrack; qualche pensiero, però, va speso sulla trama.

SPOILER ALERT!

Ad un certo punto della pellicola, scopriamo come Clem, il principale personaggio femminile, abbia cancellato tutto ciò che nella propria memoria fosse collegato a Joel, il suo ex compagno.

La drastica soluzione si concretizza nella Lacuna Inc., clinica specializzata nel rimuovere i ricordi indesiderati.

Tutto ciò è invidiabilmente assurdo.

Più che di una visione utopistica, parliamo di una vera e propria eutopia.

Perché non esistono posti del genere al mondo? Perché nessuno ha mai inventato delle gomme gigantesche con cui eliminare i fantasmi del passato?

Con il nostro stesso amaro in bocca, in The Eraser (brano che dà il nome all’intero album), Thom Yorke canta la sintesi delle nostre continue sventure.

“The more you try to erase me / The more, the more / The more that I appear”.

A voi le lacrime.

 

3) Heaven Knows I’m Miserable Now – The Smiths

Per ragioni cronologicamente e geneticamente ovvie, nessuno di noi ha avuto la possibilità di sbronzarsi con Morrissey in un qualche pub inglese nei gloriosi anni ’80.

Tutti, però, avremmo voluto farlo almeno una volta nella vita.

Pinte abbondanti, un po’ di scotch e ci saremmo sentiti dei miserable men accasciati sui tavoli.

Questa è più o meno la stessa sensazione che avvertiamo una volta mandato il messaggio incriminatorio alla persona amata.

Sentimenti completamente opposti a quelli provati con i Coldplay, rabbia e sdegno autoreferenziale fanno capolino ascoltando i The Smiths.

Se prima si trattava di un “perché non…?”, ora diventa un “come ho potuto…?!”.

Ti sei dichiarato con due pagine di vergogna e vaghi nell’oblio, constatando la presenta delle spunte blu.

Hai palesato il tuo interesse nei suoi confronti ma sei più sotto di un sub in immersione e ne sei certa, lui l’avrà capito.

Guardandoti allo specchio, non immagini altro che la tua faccia coperta dal sacchetto del pane e brami di azzerare i tuoi contatti con la civiltà esterna.

Volevi essere un charming man ma ti vedi costretto a dover spegnere la light that never goes out.

Allora sì, hai bisogno di continuare l’ascolto di questa playlist fino alla fine.

 

2) He needs me – Nina Simone

Focalizzeremo ora l’attenzione verso il pubblico femminile, anche se, in una realtà contemporanea senza barriere gender, il discorso sarà di valenza universale.

Stiamo per affrontare le tappe finali del viaggio e non vi nascondiamo che saranno necessari gran fegato ed occhi poco irritabili.

Non ci sono sconti per nessuno. Qui si piange e lo si fa in modo intimo e violento, col sottofondo di una delle voci più gloriose che la storia ci abbia mai regalato.

È sensuale, graffiante; ci sono solo lei e le sue mani disinibite ed aggraziate che scivolano sulla tastiera.

Possiamo ritenerla colpevole di peccare di un’onestà sconvolgente. Può il dolore essere così salvifico?

Con lei, lo è. Rinasce come una fenice nota dopo nota e sei coinvolto anche tu nel turbine di ceneri.

Nina parla di un uomo.

Lui ha bisogno di me – sembra raccontare – eppure non lo sa“.

È disposta ad essergli amica, pur di restargli accanto.

Ecco che ad un passo dall’ultima traccia (e a tre quarti di fazzoletti utilizzati), non possiamo far altro che arrenderci al più malefico e cruentemente puro dei sentimenti: l’amore.

 

1) Cosa mi manchi a fare – Calcutta

Abbandoniamo la dimensione eterea delle luci del jazz e torniamo sulla terraferma.

Stavolta ci è perfino concesso il lusso di muovere i piedi sul posto.

Se pensavate che la bomba atomica fosse l’arma più distruttiva esistente, non avete ancora ascoltato il ritornello di Calcutta.

In meno di tre minuti, questo allegro motivetto vi farà passare dall’isteria al pianto compulsivo. Potreste arrivare a desiderare, in uno slancio vintage per intenditori, un cilicio ben stretto in vita.

La redazione ci tiene a tranquillizzarvi; si tratta della prassi.

Ci premeva anche darvi delle piccole dritte sull’uso più corretto.

Le istruzioni sono semplici: avrete solo bisogno di un motorino, una strada deserta ed una scorta di caramelle per la gola.

Preparatevi ad urlarla dal secondo ascolto in poi.