Berlino, la moderna, caotica, cosmopolita capitale teutonica, l’inafferrabile cuore pulsante e contemporaneo della più pura cultura underground europea. La città perfetta per quegli animi inquieti alla ricerca costante di una propria dimensione, un luogo avvolto per sua stessa natura in un irrefrenabile dinamismo che racchiude e definisce le mille vesti da lei indossate nel corso della sua controversa storia.

Coglierne l’atmosfera profonda, nei suoi innumerevoli ed indefiniti tratti, è un’impresa ardua per noi semplici turisti, ma tuttavia possibile. Non c’è niente di meglio, infatti, per un viaggiatore dotato di una certa predilezione per la ricerca più minuziosa in ambito puramente musicale, che il tentare di scoprirla, svestirla, fino ad arrivare al nucleo focale della sua essenza, tramite le parole e le sonorità che ne hanno svelato negli anni tanto le debolezze quanto quei suoi monolitici punti di forza che la rendono ancora così affascinante ai nostri occhi (e alle nostre orecchie) nel suo status perenne di cantiere in perfetto divenire.

Ecco quindi dieci pezzi impregnati di tutta multifocalità berlinese.

Il cielo sopra Berlino. Fonte: Maria Chiara Cionfi

1. Die Befindlichkeit des Landes – Einstürzende Neubauten (Silence is sexy, 2000)

Cominciamo il nostro tour sonoro della capitale tedesca con gli inossidabili paladini dell’industrial made in Berlin, gli Einstürzende Neubauten. Die Befindlichkeit des Landes ci catapulta, senza complimenti e mezzi termini, nell’atmosfera contemporanea della città, quella delle modernissime avanguardie architettoniche che ne costellano anche gli angoli più remoti. Le sonorità metalliche e cadenzate di questo pezzo, parte della colonna sonora del documentario Berlin Babylon, con la voce aspra di Blixa Bargeld a far da padrona e a tenere insieme in un equilibrio perfetto il tutto, ci regalano quasi una percezione visiva ed inquieta delle ambientazioni della città, tramite le tipiche vibrazioni acustiche prodotte da più di trent’anni da questo incredibile gruppo di cinquantenni. La narrazione è morbida, il testo malinconico e nostalgico, l’arrangiamento avvolgente: insomma l’ideale per una fredda e malinconica giornata di novembre. L’ascolto è consigliato nelle zone di Potsdamer Platz, in particolare durante una piccola sosta a Marlene Dietrich Platz, luogo che viene citato all’interno di un testo carico di tutta l’indefinitezza e indeterminatezza emotiva che caratterizza l’uomo moderno. Raccomandiamo anche l’ascolto, ovviamente con video annesso, di alcuni brani tratti dal concerto (totalmente gratuito) del 2004 all’ormai demolito Palast der Republik, ex Parlamento della fu Repubblica Democratica Tedesca. Un live pressoché imperdibile per coloro che vogliono arrivare al fondo della cultura musicale berlinese.

Mela, Mela, Mela, Mela, Melancholia
schwebt über der neuen Stadt
Und über dem Land

2. Maschinen – Sentimentale Jugend (Cassettencombinat, 2006)
Rimaniamo ancora ancorati al suolo della capitale, tornando però indietro ai primissimi ’80, gli anni dell’inarrestabile inquietudine giovanile, il pane quotidiano dei giovani berlinesi. Sono gli anni in cui le loro precarie condizioni, dettate dalle dipendenze più disparate, vengono con violenza sbattute sulle facce degli ignari benpensanti, quelli ovvero dell’eroina e dei famigerati Ragazzi dello Zoo di Berlino. In questo pezzo, figlio anch’esso della sperimentazione velata di un’industrial primordiale e dell’elettronica più spiccia e minimale, troviamo l’espressione artistica della strana coppia della produzione berlinese dell’epoca, l’adolescente reginetta del disagio per eccellenza, Christiane F., e il bassista dei sopracitati Einstürzende Neubauten, Alexander Hacke. I due, durante la loro breve ma intensa relazione datata 1981, hanno dato vita al progetto Sentimentale Jugend, reso celebre, oltre che dalla presenza della giovane paladina dell’eroina, dall’ep Borsig Werke. L’ascolto ideale della loro produzione è localizzabile nelle aree dello Zoo, quindi sul noto vialone della Kurfürstendamm o nelle zone periferiche di provenienza della Felscherinow, ovvero Neukölln o Gropiusstadt. P.S. Da non confondere il duo con il brano Sentimentale Jugend del 1983 dei Keine Ahnung, pezzo che tuttavia, per coerenza di genere e atmosfere, vale assolutamente l’ascolto.

3. Überlin – R.E.M. (Collapse into Now, 2011)

La vastità spaziale, il crogiolo di culture e la destabilizzante moltitudine di individui che popola la routine della Berlino contemporanea vengono espresse e canalizzate al meglio in questo brano degli statunitensi R.E.M. del 2001, all’interno dell’album Collapse into Now, titolo emblematico se accostato per nostra libera associazione alla vita quotidiana di un singolo nella capitale tedesca. Le loro ondate di minori diffusi ed il desiderio di un cambiamento radicale espresso con forza nel testo, un concetto di dinamismo assolutamente intrinseco nella natura della città, sono ideali per accompagnare l’ascoltatore in un viaggio sull’iconica Übahn, la metropolitana cittadina, magari tra un cambio e l’altro, immersi in quella varietà smodata di scenari che la città offre dai finestrini dei vagoni affollati, cullati dalla voce, tipicamente inquieta come le nostre anime, di un Michael Stipe che ci manca tanto.

Ah hey now
take the u-bahn
five stops, change the station
hey now
don’t forget: the change will save you

La vista su Friedrichshain dall’Oberbaumbrücke. Fonte Maria Chiara Cionfi

4. Kreuzberg – Bloc Party (A Weekend in the City, 2007)

Con i britannici Bloc Party ci spostiamo nel quartiere di Kreuzberg, nella ex Berlino Ovest, a sud del centro, nella culla della multiculturalità della capitale. Zona cosmopolita dalla fortissima identità turca, invasa da profumi di spezie e, diciamolo, del kebab più buono della città, è la meta prediletta per coloro che amano l’idea di un melting pot oltre misura e di una street art diffusa e assolutamente libera, elemento cardine quest’ultimo della Berlino di oggi. Brano ideale per essere ascoltato appena usciti dalla fermata di Kottbusser Tor, quando le prime luci della sera si affacciano sul caotico quartiere, tra i tipici e per noi improbabili mix acustici tra lingua tedesca e turca. L’indie made in Britain in questo caso è perfetto per passeggiare tra le vie affollate della zona, ancor di più se il cuore non trova pace.

Saturday night in East Berlin
We took the U-Bahn to the East Side Gallery
I was sure I’d found love with this one lying with me
Crying again in the old Bahnhof

5. Berlin – Lou Reed (Berlin, 1983)

Questa pietra miliare dello zio Lou, sua terza fatica solista successiva all’uscita del magistrale Transformer, è uno dei must da ascoltare durante la permanenza nella città tedesca. Gli arrangiamenti complessi che caratterizzano questo lavoro rendono questo album la perfetta raffigurazione sonora della Berlino dei primi anni ’80, generando in questo concept album di prim’ordine una concreta attualizzazione artistica del disagio della Berlino pre-Riunificazione. In questo lavoro di Lou Reed, che rappresenta la sua rinascita umana e creativa, ed in particolare nell’omonima title track uscita già nel 1972, l’amore la fa da padrone, sebbene contaminato dallo scenario circostante segnato da abusi di droghe, violenza e, soprattutto, dalla depressione tipica della gioventù di quegli anni. Da non perdere, meglio se sparato in cuffia ad alti volumi, nella zona a voi più congeniale, accanto preferibilmente a quel tanto agognato somebody to love in un piccolo caffé. Lasciatevi avvolgere dalla vera essenza di Berlino secondo Lou Reed.

We were in a small cafe
you could hear the guitars play
It was very nice
it was paradise

6. Riprendere Berlino – Afterhours (I milanesi ammazzano il sabato, 2008)

I milanesi ammazzano il sabato ma colgono Berlino. La band di Agnelli e soci, tra i padri dell’alternative nostrano, tra riffetti e varie citazioni (dottissime) e velati riferimenti sparsi alla pellicola capolavoro di Wim Wenders Il cielo sopra Berlino, riescono nel difficile compito di provare a definire acusticamente la capitale tedesca nella sua miriade di sfaccettature, e il delizioso video girato nell’Übahn capitolina li aiuta di certo nell’impresa. Qui Berlino si afferma come un luogo della mente, l’unico in cui provare per certi versi a riprendere se stessi, a mettersi in gioco, migliorandosi in questa lotta interiore. Passeggiare per le vie di Mitte o costeggiare l’East Side Gallery può essere lo scenario ideale per un ascolto che trascende la natura del testo ed eleva il senso di un viaggio qualsiasi fino alla ricerca di noi stessi.

Non sarebbe bello
Riprendere Berlino?
Non sarebbe strano
Prenderla senza eroi?

La Fernsehturm vista da Prenzlauer Berg. Fonte: Maria Chiara Cionfi

7. Tiergarten – Rufus Wainwright (Release the Stars, 2007)

Una pausa a Tiergarten, il parco più imponente della capitale tedesca, è una tappa d’obbligo dopo una mattinata trascorsa a cercare le sue chicche più nascoste, meglio se nel primo pomeriggio, prima che il gelo ci stimoli piuttosto a prendere una birra al caldo. Un brano d’autore come Tiergarten dello statunitense figlio d’arte Rufus Wainwright stimola ed invoglia al relax più assoluto, con le sue sonorità morbide e avvolgenti, perfette per staccare la spina da un tour de force turistico impegnativo come quello volto alla scoperta della nostra Berlino.

Won’t you walk me through the Tiergarten?
Won’t you walk me through it all, darling?

8. Live in Pankow – CCCP (Ortodossia II, 1985 & Live in Punkow, 1996)

La storica irriverenza della band di Giovanni Lindo Ferretti si è sempre posta come il baluardo delle atmosfere punk nostrane, sconfinando però con questo pezzo i confini nazionali, conducendoci così diretti al cuore del quartiere di Pankow, capitale dell’ex DDR a nord del centro. La traccia, contenuta oltre che nello storico Ortodossia II anche nella raccolta di brani live del ’96 Live in Punkow (evidente qui il gioco di parole tra il genere punk e Pankow stessa) lascia respirare la pura cultura punk che anima la scena berlinese da tempo immemore, e ci catapulta col suo testo incalzante tra i palazzoni dell’ex Hauptstadt der DDR. Live in Pankow è la traccia perfetta per staccare dalla tipica routine del turista: meglio di un qualsiasi antidolorifico la voce di Ferretti e gli arrangiamenti scarni e rudi dei suoi CCCP sollevano dalla stanchezza e fomentano come solo le vecchie glorie di un punk ormai morto sapevano fare. Armatevi di anfibi e partite in direzione di Pankow, garantisce Artwave.

Di qua di là dal muro
Europa persa e in trance
In Alexander-Platz come
In piazza del Duomo

9. Where are we now? (The Next Day, 2013), Heroes (Heroes, 1977)

Il compianto ed amatissimo Bowie è da sempre stato legato a filo doppio alla città di Berlino, diventandone nel tempo un’icona quanto un suo elemento integrante. Heroes, album datato 1977 , segna l’inizio concreto di questo legame, questa sinergia tra il singolo e il tutto che si è fatta realtà con la sua rinascita creativa ed individuale. Per Bowie Berlino diventa casa, il luogo dove ripartire. L’identificazione del singolo, l’umano David e non Ziggy, con l’essenza della capitale tedesca culmina con la colonna sonora del film cult del 1981 Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino, con brani tratti da diversi album dell’artista londinese quali Station to Station (1976), Heroes appunto (1977), Low e Stage del ’78 e Lodger (1979). Bowie diventa così un simbolo per la Berlino più precaria, colui che con quel We can be heroes, just for one day lasciava nel cuore quel barlume di speranza per dei tempi migliori. Con Where are we now? del 2013 Bowie torna a parlare della sua Berlino, da uomo ormai maturo. La città tedesca diviene così spunto di riflessione sul tempo e sulla vita stessa, sulle occasioni sprecate, sul senso delle scelte fatte. Berlino è ancora una volta un rifugio, ma in questo caso quello del ricordo. Il Bowie di quei tempi è ritrovabile semplicemente respirando l’aria berlinese, ti entra dentro per non uscirne più.

Had to get the train from Potsdamer Platz
you never knew that
that I could do that
just walking the dead

10. Alexander Platz – Franco Battiato (Giubbe Rosse, 1989)

Quando il freddo di febbraio entra nelle membra nei pressi di Alexanderplatz, gettando un occhio alla Fernsehturm, il pensiero corre veloce a Franco Battiato. Il capolavoro Alexanderplatz, brano di un’intensità disarmante (specialmente nella versione della rossa Milva, amatissima peraltro dal pubblico tedesco), arriva rapido alle sinapsi e parte senza alcun permesso: infatti, nonostante il gelo rigido di un mese invernale, si sussurrano le sue poetiche parole tra un sorso di Glühwein e una sistemata alla sciarpa. L’idea dell’amore disperato prima della Riunificazione e l’emotività struggente del brano diventano all’ascolto qualcosa di nostro, privato e intimo, tanto da arrivare a sentire, nonostante il tatto anestetizzato dall’inverno, le famigerate borse sotto gli occhi e una gran voglia di ascoltare Schubert. Lo scenario perfetto per l’ascolto, oltre alla vastità di Alexanderplatz, sono tutte le zone del quartiere Mitte che cadevano nella zona Est prima del’90. Consigliamo in particolare una puntatina Volksbühne ed in particolare una passeggiata al quartiere di Scheunenviertel, non lasciandovi scappare il complesso edilizio in perfetto stile secessionista tedesco Hackescher Höfe.

Ti vedo stanca hai le borse sotto gli occhi,
Come ti trovi a Berlino Est?

Alexander Platz Auf-widersen
C’era la neve faccio quattro
Passi a piedi fino alla frontiera
Vengo con te

 

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