Cercare di catturare l’essenza di una città come la cosmopolita e caotica Londra in appena una decina di pezzi appare come una vera e propria Odissea all’interno dello sconfinato panorama musicale made in UK. Noi di Artwave abbiamo tentato questa impresa, inoltrandoci nei meandri della produzione contemporanea britannica, vivendo queste selezionatissime vibrazioni sonore direttamente sulla nostra pelle, tra le impolverate atmosfere vintage di Brick Lane, il caos di Camden Town, passando per le lanterne rosse e i profumi di Chinatown tramite la Central line di un’affollatissima Tube da Notting Hill Gate. Se la vostra intenzione è quella di farvi rapire dalle atmosfere puramente british di una Londra poliedrica ed eclettica, questi sono i brani per voi, una breve ma intensa guida acustica per vivere la capitale britannica tramite le vostre cuffie.

Enjoy and get the London mood.

 

1. The Guns of Brixton – The Clash (London Calling, 1979)

Come può essere possibile non citare in pole-position il capolavoro dei Clash, l’iconico London Calling del 1979? Album fondamentale nel florido panorama punk-rock britannico, terza fatica della band di Strummer, Jones, Simonon e Headon, è in tutto il suo essere il ritratto sonoro della Londra dei late Seventies, quella puramente anarco-punk avvolta dall’austerity della Lady di Ferro Margaret Thatcher. La traccia di apertura, l’omonima London Calling, col suo ritmo incalzante e i suoi scenari apocalittici catapulta l’ascoltatore nella tensione nuda e cruda di quegli anni e apre la strada ad un intenso viaggio sonoro che percorre ogni singola traccia di questo masterpiece. Una tappa obbligata è di certo The Guns of Brixton, che conduce direttamente chi l’ascolta nel quartiere periferico di Brixton, a sud della capitale, a cavallo tra le zone 2 e 3. Il crogiolo culturale presente nell’area e la violenza, ingrediente costante nella storia della Londra dell’epoca, sono tra i temi focali del brano, scandito quest’ultimo dall’atmosfera e della ritmicità del reggae giamaicano, a riflettere la multiculturalità dell’area della South London. Raccomandata anche la cover bossa nova dei francesissimi Nouvelle Vague.

 

2. Albion – Babyshambles (Down in Albion, 2005)

Accantonati i Libertines per via delle sue plurime dipendenze nei confronti delle sostanze più disparate, il famigerato Pete Doherty, sgangherato eroinomane ma iper-affascinante chitarrista e frontman, dà vita nel 2004 ai Babyshambles, band promotrice di un’indie rock essenziale ma fedele alla linea. Il primo prodotto di questo nuovo progetto di Doherty è Down in Albion, fortunato debut album della band, prodotto peraltro da Mick Jones dei Clash, costellato da diverse perline musicali come l’irriverente Fuck Forever o The 32nd of December, brano dalle splendide linee di basso. La punta di diamante però è la traccia numero 12, Albion, un vero e proprio inno, in acustico, ad una Gran Bretagna priva dello smalto di un tempo, avvolta un alone di degrado non solo ambientale, ma quasi anche intimo e personale. Le note avvolgenti dell’acustica di Doherty e la sua voce ovattata, quasi trasognata, non ci lasciano fare però attenzione al testo; è una tipica canzone da camminata ad Hyde o Regent’s Park, magari ammirando lo skyline londinese da Primrose Hill, tra le foglie autunnali alzate dal vento in un tipico foggy day britannico, avvolgendoci con la morbidezza delle sue note.

 

 3. Panic – The Smiths (Singolo, 1986; Rank, 1988)

Panic on the streets of London

Panic on the streets of Birmingham

I wonder to myself

Could life ever be sane again?

Esordisce in questo modo uno dei brani simbolo degli Smiths, band alternative rock formatasi a Manchester nel 1982. La voce dell’icona globale Morrissey e la chitarra inconfondibile del magistrale  Johnny Marr ci portano, con passo cadenzato e ritmato, indietro nei primi anni ’80, facendo porre anche a noi, semplici ascoltatori di una perla di questo genere, la stessa domanda: Could life ever be sane again? Una domanda simile sorge spontanea, forse è addirittura d’obbligo, dopo la visita di una città fantasmagorica come la Londra attuale, così ricca di contaminazioni architettoniche, culturali e musicali da farci girare la testa tanto da cambiare quasi la nostra visione del mondo, della nostra personale idea viaggio e forse, addirittura, della vita stessa. London, contenuta in Louder than Bombs del 1988, sortisce lo stesso effetto, meglio se ascoltata nelle zone più alternative della città, nei pressi di Brick Lane o mangiando qualcosa tra gli internazionali stands gastronomici di Borough Market. Da non perdere è anche la soave Come back to Camden di Morrissey (You are the Quarry, 2004) ideale da ascoltare durante una passeggiata per Camden Town, magari con le prime luci dell’alba dopo una serata goliardica per locali.

Camden Town, Ottobre 2017. Fonte: Fonte Maria Chiara Cionfi

 

4. Bar Italia – Pulp (Different Class, 1995)

I Pulp, con un album del calibro di Different Class del 1995, hanno segnato un’epoca, quella scandita dal passaggio della Britpop-wave. La voce inconfondibilmente british di Jarvis Cocker ci conduce senza indugio nella zona di Soho, fulcro della multiculturalità presente nel centro della capitale britannica, dove il melting-pot è non solo uno stato mentale ma una realtà concreta. Nel caso di questo brano troviamo di fronte a noi un luogo fisico, il famoso Bar Italia al numero 22 di Frith Street, nel cuore caotico di Soho, pittoresco punto di riferimento per gli italiani d’oltremanica che hanno voglia di respirare l’aria di casa con un espresso di livello. Altro masterpiece contenuto in Different Class è l’inno generazionale Common People, brano dalle sonorità puramente britpop, da ascoltare preferibilmente durante un invivibile sabato pomeriggio, sgomitando nella tonnara di persone lungo Regent’s Street, ammirando carissime vetrine e sentendoci così, inesorabilmente, delle persone comunissime.

 

 5. Chinatown – Liam Gallagher (As you were, 2017)

Il simbolo per eccellenza del britpop, il nostro amatissimo Liam Gallagher, è tornato finalmente sulla scena in versione solista, con un album impeccabile come As you were, già in vetta alle classifiche britanniche con vendite da record. Nonostante i suoi natali lo leghino a filo doppio alla città di Manchester, ascoltare la sua voce nasale, a tratti lamentosa, condita dalla sua consueta spocchia (ma che noi adoriamo in tutto e per tutto) ci lascia immaginare le strade di una Londra anni ’90, con il revival del Mod style, tra parka, occhiali scuri e caschetti alla Lennon & co. Liam ci conduce in una parte di Soho, la Chinatown ormai turistica della ristorazione orientale a prezzi assurdi e dei boomerang di Instagram alle lanterne cinesi, ma vi è una differenza: la Chinatown di Gallagher è nostalgica, quasi perduta. Vale la pena ascoltare questo pezzo passeggiando proprio tra quelle luci e quei profumi, per vivere una Chinatown che non è più un luogo fisico, ma un luogo della mente.

 

 6. London Town – Paul McCartney & The Wings (London Town, 1978)

Quando si parla di Gran Bretagna non si può tralasciare il lascito inestimabile dei Fab Four. In questo caso però è ideale suggerire l’ascolto di London Town, scanzonato brano del 1978 firmato Paul McCartney, accompagnato dai Wings, per respirare appieno l’aria londinese. L’ascolto ideale potrebbe consistere nel percorrere uno degli svariati ponti del cinereo Tamigi, come il modernissimo Millennium Bridge, tra la cattedrale di St. Paul e la Tate Modern Gallery, sotto la famigerata pioggerellina della capitale. Per catapultarsi invece nella Londra beatlesiana più pura si può puntare su qualsiasi brano dei quattro ragazzi di Liverpool, preferibilmente della produzione pre-India come Hard day’s night del 1964, da selezionare attraversando le strisce pedonali di Abbey Road, davanti agli Studios o per le strade della moda in pieno stile Sixties, come Carnaby Street.

Londra dal Millennium Bridge. Fonte: Maria Chiara Cionfi

 

7. It’s hard to get around the wind – Alex Turner (Submarine OST, 2011)

In questo caso non vi è uno specifico riferimento spaziale a connotare questo delizioso brano di Alex Turner, membro delle band indie-garage rock degli Arctic Monkeys e The Last Shadow Puppets. Un brano avvolgente, incluso nella colonna sonora del film Submarine del 2011, ideale da ascoltare per le vie total white del municipio di Kensington & Chelsea, più precisamente per le stradine di Notting Hill. La struttura acustica del brano, essenziale ma piena allo stesso tempo grazie alla chitarra e alla voce calda e tendenzialmente malinconica di Turner, è idealmente adatta per accompagnarci nel tardo pomeriggio dei quartieri più tranquilli della città, tornando verso casa o verso l’hotel dopo una lunga giornata passata a scovare le chicche della città, meglio se con in mano un bel bicchierone di caffè fumante.

 

8. Waterloo Sunset – The Kinks (Something Else by the Kinks, 1967)

Se vi ritrovate nei pressi di uno degli snodi ferroviari focali della città, Waterloo Station, provate ad essere lì per l’ora del tramonto, il momento ideale per ascoltare questa ballata dai picchi rock e dall’arrangiamento pieno e complesso di una delle band storiche del rock britannico, i The Kinks, datata 1967. Waterloo Sunset è una tenera canzone d’amore, di quelle scalda cuore per eccellenza, da ascoltare dirigendosi verso la stazione, meglio se in uno degli iconici bus rossi a due piani, prendendo la linea 139 diretta a Waterloo. Sempre dei The Kinks, un pezzo ideale per girovagare tra i mercatini dell’usato di Brick Lane, fra l’odore di cuoio e pellame d’annata, pellicce multicolor e occhiali vintage, è certamente All day and all of the night del 1964.

 

9. Portobello Road – Cat Stevens (Matthew & Son, 1967)

Cat Stevens ci regala un brano da passeggio ideale per vagare tra le bancarelle del mitico mercato di Portobello Road. L’artista inglese, con questo pezzo di sola chitarra, voce e fischiettate sparse, aiuta noi turisti nel peregrinare senza meta, e con la dovuta leggerezza che solo una passeggiata per mercatini dell’usato ricchi di chincaglierie di ogni genere può donarci, tra le bancarelle di uno dei markets di culto a livello mondiale. Da non dimenticare.

 

10. Last of the English Roses – Pete Doherty (Grace/Wastelands, 2009)

Pete Doherty ci regala ancora un’altra perla dalle atmosfere e sonorità puramente british, The Last of the English Roses, inclusa nel suo ottimo lavoro solista Grace/Wastelands del 2009. Questo brano è in realtà adatto a qualsiasi città d’oltremanica, ma a noi piace pensare che colga appieno tra le sue note la tipica attitudine londinese. È un brano ovattato e caldo, ben cadenzato e dotato di un refrain che si attacca addosso come la pioggia su Tower Bridge. È consigliato l’ascolto, mandando in riproduzione anche l’intero album, in prossimità di attrazioni storiche della città come Trafalgar Square  o Westminster Abbey,  in modo che la magnificenza di questi luoghi venga enfatizzata dalla voce inconfondibile del buon Pete.

 

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