È iniziato febbraio e la redazione Musica di Artwave ha deciso di cavalcare l’onda del carnevale, scegliendo otto brani, di otto artisti, in cui la maschera gioca un ruolo fondamentale.
Molti artisti decidono di utilizzarla per nascondere la loro identità e crearsi un personaggio fittizio. Ma cosa si nasconde sotto quella maschera?

© Illustrazione di Florenza Palamà

Claudia Pasquini ha scelto:

tha Supreme – blun7 a swishland

In un articolo in cui si parla di cantanti “misteriosi” è impossibile non partire da uno degli artisti emergenti più importanti della nuova scena hip hop e trap italiana: stiamo naturalmente parlando di tha Supreme.

Davide Mattei, vero nome dell’artista, è un rapper e producer di Fiumicino di 18 anni. È solito mostrarsi (anzi, non mostrarsi) attraverso l’immagine di un buffo personaggio in versione cartone animato a cui delega la parte di protagonista sia nei suoi video che nelle sue apparizioni pubbliche.

In un’epoca in cui siamo tutti costantemente iperconnessi in un mondo di immagini, tha Supreme ha fondato il proprio mito sulla non-apparenza. Ha mostrato per la prima volta la sua faccia in occasione del featuring Supreme presente nel nuovo disco di Marracash, ma per il resto, rarissime sono state le occasioni in cui ha mostrato il suo volto.

Il 15 novembre tha Supreme ha pubblicato il suo primo album, 23 6451, che in due settimane è diventato il quinto album più ascoltato in Italia su Spotify nel 2019, che contiene al suo interno tante collaborazioni di prestigio come quelle con Salmo, Fabri Fibra e Mahmood.

In 23 6451 l’artista parla del linguaggio degli adolescenti e tratta temi tipici di questa fase della vita: i rapporti con gli amici e con le ragazze, il sentirsi diverso dai coetanei e il bisogno di sfogarsi, l’uso e l’abuso di alcol e droghe.

Manuel Saad ha scelto:

Salmo – Perdonami

Come non poter nominare uno degli artisti che, all’inizio della propria carriera, ha indossato la maschera non per nascondersi ma per affrontare la realtà esterna?
Con questo brano, infatti, Salmo decide di non mandarle a dire, ma di metterci la faccia, o meglio: la maschera.
Perdonami“, pubblicato il 24 novembre 2017 da Sony Music, è una vera e propria critica alla scena trap di quell’anno, che utilizza lo stesso linguaggio musicale per dire che “I rapper di ora si vestono male, E cantano male, E più fanno schifo più sale la fama, Ti sembra normale?“.
Nel ritornello, simile ad un canto di preghiera, il rapper sardo chiede il perdono, rendendosi conto che la sincerità al giorno d’oggi ha i suoi problemi:
Se dico quello che penso, non resta neanche un amico“.

Mauro Bonomo ha scelto:

Sia – Chandelier

La vita di Sia (all’anagrafe Sia Kate Isobelle Furler) non è stata una passeggiata: dopo aver affrontato la tragica morte del fidanzato la cantante australiana ha sofferto di depressione, attacchi di panico e ha scoperto di avere una malattia autoimmune. La sua scelta di rendersi irriconoscibile durante le apparizioni televisive ha di certo a che fare con questo, ma non solo. In un mondo nel quale tutti cercano spasmodicamente la fama (dai celebri 15 minuti di Warhol in su) quasi nessuno sottolinea quanto possa essere traumatica. Dopo una lunga gavetta e almeno cinque dischi, Sia raggiunge il successo internazionale con pezzi come Chandelier, Elastic Heart Cheap Trills. In realtà già da qualche anno era autrice di brani per artisti di fama internazionale come Rihanna: in un certo senso, quindi, indossava già una “maschera”. E dunque quella dell’artista australiana è una scelta prima di tutto sovversiva: rispetto alle leggi che legano una persona alla macchina dell’idolatria e della fama, e rispetto alle conseguenze che possono essere devastanti su chiunque.

Cristiana Dicembre ha scelto:

Myss Keta – Milano, Sushi & Coca

Myss Keta, dal nome facilmente fraintendibile, nel 2013 pubblica il suo primo singolo dal titolo che non lascia spazio ad alcun equivoco: “Milano, Sushi e Coca”. In realtà l’intero personaggio vuole essere manifesto di una libertà ostentata, ed infatti il testo del brano è completamente sfrontato: volgarmente parla di droga in maniera del tutto esplicita, già, volgarmente perché non intende trovare rimedi indolori per arrivare dritta al popolo. Quel vulgus che vuole trasportare nella conoscenza di una dimensione esteriore, fatta anche di clubbing, che secondo la cantante “spinge ogni individuo ad abbracciare se stesso”. Il progetto Keta è nitido, è un’arma inconfutabile contro la quotidiana chiusura in gabbie in cui l’uomo stesso vi si rinchiude. Un personaggio contraddittorio quello della Miss, la quale con apparente superficialità tocca simbolismi per nulla scontati. Debuttando con questo singolo, infatti, lancia la sua immagine volontariamente carnevalesca, riferendosi alla cultura del teatro greco, da cui si ispira per l’uso della maschera con cui nasconde la sua vera identità. Quella maschera che la gente indossa “per poter fare la matta”.

Simona Del Re ha scelto:

Liberato – 9 maggio

Nella città di Pulcinella, Tartaglia, Scaramuccia e dello Spagnolo, ecco a voi Liberato. Niente vestiti sgargianti per lui, niente calzamaglie o abiti settecenteschi, ma solo una felpa nera e un cappuccio calato sul volto. Certo, non proprio una maschera, direte voi. Ma in fondo che cos’è una maschera se non un apparecchio calato sul viso che rende impossibile il riconoscimento? L’apparecchio c’è, il volto coperto anche e quell’alone di mistero che si cela dietro le maschere, Liberato ne ha regalato in grande quantità. In una Napoli dove la musica è una cosa seria e dove si passa dalla tradizionale canzone napoletana al neomelodico e al rap, il cantante mischia le carte in tavola e sconvolge tutto. Il fenomeno Liberato nasce nel febbraio 2017, proprio grazie alla diffusione del video di 9 maggio, giorno che diventerà ricorrente nella storia del cantante. Tutto molto semplice: la storia di un amore tormentato, un video girato tra i quartieri di Napoli e, appunto, la lingua napoletana. Qual è la vera novità? Tutto, ovviamente. Dal suo non volersi mostrare, in un mondo fatto di apparenza e Instagram stories, fino ad arrivare al suo modo così naturale di mischiare la musica neomelodica all’R&B, all’elettronica e perché no anche alla trap. Insomma, “Nove maggio m’hê sciarmato”.

Giorgio Maria Duminuco ha scelto:

Bjork – Mutual Core

Definire stravaganti i suoi look sarebbe certamente un grande eufemismo e descrivere le infinità di parrucche, maschere ed abiti folli che è stata in grado di indossare durante i suoi 40 anni di carriera – sul palco e al di fuori di esso – sarebbe a dir poco impossibile: stiamo parlando del folletto islandese, Björk, che qualche mese fa ha ricaricato sul suo canale youtube il videoclip di Mutual Core.

Il brano appartiene a Biophilia (2011), un progetto titanico e certamente tra i più complessi e di valore dell’artista, dove Natura e Scienza sono le protagoniste che intrecciandosi e fondendosi portano a centro di tutto il concetto della Vita.
Scritto da Björk stessa e coarrangiato con Matthew Herbert, Mutual Core è un brano fortemente sperimentale che mescola organi a canne e cori con elettronica, techno e glitch pop. Nel testo viene stabilita una stretta analogia tra il movimento delle placche tettoniche della Terra e le relazioni umane, argomento ancora una volta centrale nei temi della cantante.

Il videoclip, realizzato con il Museum of Contemporary Art di Los Angeles (MOCA), è un’opera di straordinaria bellezza visiva avanguardistica dove gli avanzati effetti speciali contribuiscono a rendere vivida la forza distruttiva e generatrice della Natura in un contesto surreale e onirico.

STC ha scelto:

Kiss – God Gave Rock N Roll To You II

Quello che all’inizio può suonare come un coro gospel, può rivelarsi all’ascolto il più agguerito degli inni rock. Ciò che a un primo ascolto può sembrare un muro di chitarre, se ci si presta attenzione ci parla come una porta. E ci apre un sentiero.
I Kiss hanno sempre indossato una maschera, si trasformavano in animali di una specie sconosciuta, e i loro brani potevano così sembrare richiami di una razza misteriosa. In questo caso, è come se una divinità ci parlasse attraverso di loro: “God Gave Rock N Roll To You II” non è altro che questo, un invito a trovare la propria strada, e a trovarla nel rock.

Se c’è qualcosa che mi ha sempre colpito di questo brano è la dicitura “II” al fondo, in numeri romani, come se questa canzone fosse il seguito o la seconda parte di una precedente versione. Non è così. Non esiste un’altra canzone con questo titolo, quel “II” potrebbe sembrare gratuito.
Soltanto alla fine dell’ascolto se ne comprende il motivo. “II” è un 2, sì, ma all’inglese, two, si pronuncia come too, “anche”. Ciò che i Kiss stanno cercando di dirci è “God Gave Rock N Roll To You Too”, il rock è anche tuo, anche per te.

Questa strada, dicono i Kiss nascosti dietro una maschera, è anche la tua strada.

Maria Chiara Cionfi ha scelto:

CRO – Einmal um die Welt

Per questa playlist carnevalesca era impossibile esimersi dal non selezionare un brano del cavaliere mascherato del rap teutonico: stiamo parlando di CRO, al secolo Carlo Waibel, artista del Baden-Württemberg dal volto ignoto. Questa, oltre al fatto di essere il pioniere del raop, definito da CRO stesso come la perfetta ibridazione tra rap e pop, è la sua principale caratteristica focale: nessuno sa nulla dei suoi connotati facciali, da sempre celati dietro una curiosa maschera da panda.

Proprio per questo la nostra scelta ricade su uno dei suoi pezzi più noti, Einmal um die Welt del 2012, un brano eccezionalmente orecchiabile (a prescindere dalle possibili limitazioni linguistiche per i non germanofoni) in grado di centrare in pieno la poetica del suo autore.

Nel tenerissimo video, ambientato nella splendida cornice di un’assolata Lisbona, vediamo un CRO in miniatura (corredato, ovviamente, della sua inconfondibile maschera animalesca) nell’atto di convincere la sua piccola amata a non preoccuparsi della materialità economica e di partire all’avventura sulla base di un grande amore, talmente forte da essere capace di comprarsi il mondo intero.

Baby bitte mach dir nie mehr Sorgen um Geld
Gib mir nur deine Hand ich kauf dir Morgen die Welt

Immagine di copertina: © Illustrazione di Florenza Palamà

 

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