Cibo per il pensiero, miele per le orecchie. Oggi la musica come la buona cucina rientra fra i diritti inalienabili per noi. Ma quando c’è da mettere in tavola qualche brano che richiami un immaginario gastronomico, vengono in mente le solite canzoni italiane, un po’ datate, stereotipate e che non hanno più nulla da dirci.

Scrivere una canzone che richiami il cibo non è facile: si scade facilmente nel demenziale o nel banale. Ne sono testimoni le metafore di terza e quarta mano sulla dolcezza dello zucchero, delle caramelle, sulla semplicità del caffè, della pasta e del sugo al pomodoro. Quando però il cibo riesce a spazzare via questi trucchetti e a prestarsi come un’immagine vera, immediata, è lì che nasce un brano che funziona, perché riesce a colpirci nell’intimo e nel quotidiano, ma anche perché collega nuovi mondi.

Madeleine, o maddalene. Fonte: Pixabay

Paolo Conte – Madeleine

In questo brano l’avvocato di Asti parla a una donna francese, Madeleine. Ma siamo sicuri che sia un nome proprio di persona? Nell’immaginario comune la madeleine è quella specie di plumcake che, inzuppato nel tè di tiglio, aveva attivato la memoria involontaria di Proust nel primo volume di Alla ricerca del tempo perduto. Madeleine di Paolo Conte è un inno jazz al ricordo, un cenno di commiato verso amori ormai perduti, l’augurio che certe immagini stampate nella mente (“laggiù li vedi ancora danzanti che più che gente sembrano foulards”possano tornare ancora, ricondivise con qualcuno. “Io capisco soltanto il tatto delle tue mani e la canzone perduta e ritrovata”. Alla ricerca del tempo perduto e Il tempo ritrovato.

La versione live di questo brano che vi proponiamo è contenuta in Live in Caracalla: 50 years of Azzurro, album dal vivo registrato a giugno in occasione delle due date alle Terme di Caracalla (Roma) e uscito a novembre per BMG Rights Management/Warner.

 

Tricarico – La Pesca

Anche qui un alimento come la pesca serve per agganciarci e poi portarci da un’altra parte. Di cosa vuole parlare Francesco Tricarico è facile a dirsi: la meraviglia. Ma in pochi riescono a farlo senza risultare melensi o noiosi. Viene da pensare a una delle più famosi citazioni di Picasso: “A quattro anni dipingevo come Raffaello, poi ho impiegato una vita per imparare a dipingere come un bambino“. Provate a parlare con un bambino di massimi sistemi e vedete cosa ne esce fuori. Qui un esempio: “L’amore è la prima cosa che si sente, prima che arrivi la cattiveria” – tutto costruito a tavolino da qualche adulto, dite? Date una letta alle poesie d’amore di Instagrammer e blogger da strapazzo o, per fare prima, ai testi delle pop star nostrane. Eh…

La semplicità dei versi di Tricarico è disarmante perché Francesco stesso è rimasto bambino, può saltare come un pazzo su basi elettroniche ma anche sbattere la testa su un pianoforte. In Tricarico, l’album omonimo da cui è tratta La Pesca, c’è quello che conta, raccontato con una semplicità a cui non siamo abituati, e che per questo diventa più artistica di tutte le dietrologie con cui veniamo martellati. Proprio come conclude Tricarico: Bisogna riscoprire tutti i sensi / Olfatto, vista, tatto, gusto, udito / Per inventare un mondo più bello / Pieno di magie e di scintille / E d’intuizioni e mille scoperte / Perché le parole sono un trucco.

 

Gazzelle – Zucchero filato

Forse lo zucchero filato di cui canta Flavio Bruno Pardini è la madeleine dei millennials, anche se qualcuno ha detto che a Bologna “zucchero filato” significa eroina.

Quella canzone è un elenco di cose della mia adolescenza che vorrei ricordare: gli amici, il gelato, la roba che brucia. Sono delle immagini che mi piaceva memorizzare. L’adolescenza è la droga più forte che ci sia stata, fino adesso.

Se siete pronti ad andare oltre all’adolescenza dei dolciumi venduti nelle feste di paese, c’è Punk: il nuovo album di Gazzelle è uscito alcune settimane fa e noi lo abbiamo recensito con una lacrimuccia sul viso.

 

The National – All The Wine

Altrimenti detta come “Tutto Il Vino che si scola Matt Berninger sul palco”. All The Wine può raccontare delle manie di grandezza, momentanee e facili portatrici di frustrazione, proprie degli avvinazzati; oppure, come segnala SlowShow.org, “si può leggere il testo come una critica alle religioni, o ancora immaginare un Gesù contestualizzato nella realtà americana moderna, che stavolta non divide il vino e non si fa crocifiggere”.

 

Calcutta – Briciole

Abbassiamo i toni con la traccia di apertura di Evergreen. Potrebbe sembrare un pezzo di poche pretese, deprimente quanto basta, su cui può puntellarsi la trionfante, urlante Paracetamolo; Briciole suona come gli intermezzi di An Awesome Wave, ma ha la sua dignità poetica. È proprio nei luoghi meno noti che si nascondono i segni del cambiamento: Briciole dimostra che, con tutti i difetti, Edoardo D’Erme sta facendo dei passi in avanti.

 

Oasis – Magic Pie

Gli Oasis hanno un rapporto particolare con il cibo. Sarebbe stato bello includere in questa playlist Digsy’s Dinner, nella quale si parla di un tè delle cinque a base di lasagna, ma Definitely Maybe (album in cui è contenuto il brano) non è presente su Spotify. Ci sarebbe stata bene anche Stand By Me, ispirata da un’intossicazione alimentare del povero Noel Gallagher. Non ci spostiamo di molto con Magic Pie, traccia che precede Stand By Me nell’album Be Here Now.

A guardarla da vicino, questa canzone non parla di buona cucina né di cibo spazzatura. La magic pie (torta magica) è il contrario della humble pie (torta umile): l’espressione to eat humble pie equivale al nostro italiano abbozzare, chiedere scusa e affrontare un’umiliazione. Un campione di umiltà come Noel Gallagher non poteva che intitolare in questo modo un brano sulle sue abilità cantautoriali.

 

Tori Amos – Cornflake Girl

In un’intervista del 1994 al Baltimore Sun, Tori Amos ha definito come una trilogia i brani Cornflake Girl, Bells For Her e The Waitress. Gran parte di Under the Pink, album da cui sono tratte, è nato dalla riflessione sul tradimento perpetrato dalle donne ai danni delle sue simili: ad esempio, cosa succede quando una madre, da vittima del patriarcato, diventa in prima persona l’aguzzina della propria figlia?

È una tale delusione per me essere tradita da un’altra donna. Cornflake Girl parla di quella delusione.

Le ragazze stile cornflake sono contrapposte alle ragazze uvetta. D’altronde in una scatola di cereali è un miracolo trovare dell’uvetta. Da una parte sono schierate le bigotte, le conformiste, mentre dall’altra stanno le ragazze più indipendenti, magari solitarie a causa della loro originalità, ma fedeli a sé stesse. Indovinate da che parte ha scelto di stare Tori Amos?

Ci siamo persi qualche brano? Puoi segnalarcelo nei commenti, se ti va.

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