“Halloween è il giorno in cui ci si ricorda che viviamo in un piccolo angolo di luce circondati dall’oscurità di ciò che non conosciamo. Un piccolo giro al di fuori della percezione abituata a vedere solo un certo percorso, una piccola occhiata verso quell’oscurità.”
– Stephen King –

La notte di Halloween sta tornando e per celebrarla al meglio, la Redazione Musica di Artwave.it ha deciso di sfidare l’oscurità a suon di musica scegliendo brani riguardanti la notte più spaventosa di sempre. Immaginando un mondo popolato da zombie, fantasmi, streghe a cavallo di scope volanti e lupi mannari che ululano davanti la luna piena, ci siamo chiesti quale sarebbe la colonna sonora più adatta per uno scenario simile. Quello che è uscito fuori lo potete ascoltare nella nostra Playlist “Halloween Night“.

Maria Chiara Cionfi ha scelto:

The Misfits – “Night of the Living Dead”

Halloween è sinonimo di brivido, maschere, goliardia: cosa c’è di meglio quindi di una buona dose di punk targata Misfits? La band di Glenn Danzig, baluardo dell’horror punk in salsa statunitense, a partire dal loro esordio nell’ormai datato 1977, ci sembra infatti la soluzione ideale se si ha l’intenzione di volersi immergere nello spirito più viscerale di questa festività dal sapore pagano. Il nostro consiglio poteva cadere sui brani più disparati della loro più che assortita produzione, visto il volontario disseminarsi delle più variegate tematiche creepy sparse pressoché in ogni loro brano: abbiamo scelto per voi invece la loro “Night of the Living Dead“, brano immediato e serrato della durata minima (il minutaggio non arriva neppure a toccare i due minuti) contenuta nella loro fondamentale pietra miliare del 1982, Walk Among Us, reso unico e considerato come uno dei maggiori album punk del suo genere per la brutalità tipica delle loro performance on stage oltre che per la sinergia vulcanica che gli stessi Misfits, con le loro maschere di cerone, erano in grado di trasporre nella ferinità dei loro pezzi. Il riferimento lampante che balza senza remore ai nostri occhi è indubbiamente quello al capolavoro indiscusso dell’imperatore supremo nonché pioniere assoluto della cinematografia del terrore, George A. Romero,  il leggendario film “La notte dei morti viventi” del 1968. Potevamo quindi proporvi qualcosa di più adatto della quintessenza di una band che ha fatto di questa ricorrenza il suo stato mentale perenne e primario? Il suo testo parla da sé. Godetevi perciò il vostro 31 ottobre regalandovi qualche riproduzione firmata Misfits per viverlo con tutti i crismi, e con l’irriverenza che solo il punk sa donarvi. Get the Halloween mood.

Stumble in somnambulance so
Pre-dawn corpses come to life.
Armies of the dead surviving,
Armies of the hungry ones.

Il bassista dei Misfits, Jerry Only, durante il live all’Irving Plaza di New York nell’Halloween 1979. © Cyclopian Music Inc.

Manuel Saad ha scelto:

Tom Waits – “Murder in the red barn”

Come poteva non essere presente il mastodontico Tom Waits, in una playlist a tema Halloween? Infatti, non è stato possibile lasciarlo fuori.
Nell’album Bone Machine, uscito nel settembre del 1992, il cantautore americano riesce sempre di più nel ruolo di “narratore del sotterraneo“. Le atmosfere cupe, luci soffuse, qualche teschio sparso nella stanza e la terra sotto le unghie, sono solo alcuni degli scenari creati dalla mente geniale del Sig. Waits.
Murder in the red barn“, undicesima traccia del disco, è un racconto tetro che parla di un omicidio avvenuto in campagna e della velocità di come è stato dimenticato e rimasto un episodio isolato.

La traccia si ispira al fatto di Red Barn Murder verificatosi a Suffolk, in Inghilterra nel 1827. In quell’incidente, un uomo di nome William Corder doveva incontrare la sua amante incinta, Maria Marten , in un fienile rosso, per poter dare inizio alla loro fuga d’amore. Ma successe tutt’altro: Corder uccise Marten e nascose il suo corpo nell’edificio. Circa un anno dopo, la matrigna di Marten sognava continuamente il fantasma di lei e spinse gli investigatori a cercare nella stalla. Trovarono il cadavere nascosto della giovane Marten e Corder fu successivamente processato, condannato e giustiziato per l’omicidio.

Mariaelena Tucci ha scelto:

Salmo feat Noyz Narcos – “Rob Zombie”

Cos’è Halloween, se non un’ulteriore occasione per ricordarci dei mostri che ogni giorno vivono dentro e fuori di noi? Salmo, che di atmosfere allucinate se ne intende, ha cucito con Noyz Narcos “Rob Zombie”terza traccia dell’ album Midnitein cui l’atmosfera del classico American Diner fa da sottotraccia – come si può notare dal video – a una carneficina: le vittime sono i vari clienti del locale, mentre gli esecutori materiali del misfatto i due rapper, i quali a loro volta cucinano i cadaveri servendoli sotto forma di hamburger. Troppo cruento? È la realtà, bellezza: “Volete il mostro per metterlo in mostra/ ma se mostri il vero stato finisce che il mio mostro fa strage a teatro”. In un amaro gioco delle parti in cui i ruoli gradualmente si mistificano, Salmo e Noyz Narcos si divertono, come sempre, a smontare gli ingranaggi che regolano le nostre esistenze per farceli vedere più da vicino: il risultato è un homo homini lupus che lascia poco spazio agli armistizi (“Bravo chi intuisce, sta nel suo, aspetta e colpisce”).

Mauro Bonomo ha scelto:

Mogwai – “How To Be A Werewolf”

I Mogwai sono uno dei pilastri della scena post-rock dagli anni zero in poi. Sono nati, a detta loro per fare musica chitarrosa (traducete voi “guitar music”) e da ormai una ventina d’anni la loro attitudine non è mai cambiata: riff incalzanti, muri sonori arricchiti da influenze elettroniche (ma senza mai esagerare). “How To Be A Werewolf” è contenuta nel disco del 2011 Hardcore Will Never Die But You Will e, seppur non sia un tutorial di wikihow, possiamo comunque trasformarci – idealmente – in licantropi facendoci trascinare dall’incalzante crescendo delle chitarre che si sovrappongono e si sommano fino a diventare un wall of sound che dal vivo acquista ancora più corpo (se capitano dalle vostre parti: andate a sentirli, non ve ne pentirete). Così non dovremo aspettare necessariamente la luna piena, ci basterà schiacciare play e immergerci nella grandiosità dei Mogwai.

Luca Ianniello ha scelto:

The Rolling Stones – Sympathy For The Devil

A ritmo di samba rock, “Sympathy for the Devil” fu uno dei grandi successi targati The Rolling Stones degli anni ‘60. Jagger, come dichiarò in varie interviste, prese ispirazione dal capolavoro di Bulgakov, Il Maestro e Margherita, per scrivere una canzone che parlasse del Diavolo dal punto di vista del Diavolo stesso. Ne uscì fuori un testo a ritmo di percussioni che fece discutere non poco – scatenò una polemica su quanto gli Stones fossero vicini ad ambienti satanisti – e che in maniera sarcastica affrontava tematiche religiose difficilmente violabili. Un Diavolo ben vestito e signorile che si prende gioco dei peggiori eventi della storia dell’umanità, dalla Guerra dei Cent’anni alla Seconda Guerra Mondiale fino all’assassinio di Kennedy.

Oggi questo pezzo ci fa sorridere e ballare, ma leggendo il testo si può rimanere interdetti per la semplicità con cui vengono raccontate pagine tristi della nostra storia.

STC ha scelto:

Crash Test Dummies – “The Ghosts That Haunt Me”

Tutti hanno uno scheletro nell’armadio, cantano i Crash Test Dummies nei primi versi di “The Ghosts That Haunt Me“. È una pacifica melodia agreste quella su cui il gruppo di Brad Roberts canta il testo che dà il titolo all’album. È quasi con allegria che i Crash Test Dummies ci parlano dei fantasmi e delle paure che li perseguitano. Perché, in fondo, il loro messaggio è positivo anche stavolta.

“Ci sono notti in cui le ossa mi fanno male e demoni vengono a farmi visita”, riprendono. È nel 1991 che The Ghosts That Haunt Me vede la luce. È un disco di debutto, ma porta i marchi di tutta la produzione successiva del gruppo. La tranquillità, la sicurezza di un timbro caldo come quello di Roberts, sono lì a coccolarci. E a mettere in fuga i nostri, di fantasmi. 

Perché sì, ci sono notti in cui i demoni mi fanno visita, ma se tu sarai al mio fianco potrai mandarli via. Quando avremo paura dei nostri scheletri, questo Halloween, potremo chiedere loro di starci vicini. Con una musica che tiene caldo, una coperta sotto cui nasconderci, dove il buio non spaventa più.

Simona Del Re ha scelto:

“This is Halloween”, dalla colonna sonora di Nightmare before Christmas

Nightmare before Christmas significa bere una cioccolata calda in un freddo pomeriggio di dicembre o mangiare gommose a forma di scheletri durante la notte più spaventosa dell’anno. Se c’è un film che rappresenta a pieno non solo il periodo natalizio, ma soprattutto la notte di Halloween è proprio quello firmato Tim Burton. Il film realizzato in stop-motion racconta la storia di Jack Skellington, re della città di Halloween, un mondo immaginario abitato da tutti i mostri e le maschere tipiche di questa festa. Stanco di questa festività dopo aver scoperto il Natale con i suoi regali, le sue luci colorate e i suoi dolci, Jack decide di rapire Babbo “Nachele” e organizzare il “suo natale”. L’intera colonna sonora è stata creata da Danny Elfman, che ha avuto il merito di creare un mondo parallelo a quello delle immagini e di farlo attraverso la musica. Questo mondo è fatto di sentimenti e di scenari interamente raccontati attraverso le venti canzoni di Nightmare before Christmas. Ad aprire questo film è This is Halloween, brano che tutt’ora ci viene in mente se parliamo di questo bellissimo lungometraggio o più in generale di questa festa fatta di zucche, scheletri e fantasmi. “Boys and girls of every age/Wouldn’t you like to see something strange?/Come with us and you will see/This, our town of Halloween”. Il benvenuto nella spaventosa città ce lo danno tutti i personaggi della storia: dal lupo mannaro ai fantasmi, passando per il mostro sotto le scale e arrivando a suon di This is Halloween fino al cittadino onorario del paese di Halloween. Piccole ma interessanti curiosità su questa canzone: nella versione italiana questo brano e tutto il doppiaggio di Jack è stato affidato a Renato Zero, ma non è finita qui. Oltre ad essere inserita in alcuni videogiochi, Marilyn Manson ha eseguito una cover della canzone in occasione di un’edizione speciale della colonna sonora del film.

Claudia Pasquini ha scelto:

“Thriller” – Michael Jackson

La canzone probabilmente più ascoltata in occasione della notte più paurosa dell’anno è “Thriller”, l’iconico brano del Re del Pop. Se volete ricreare quell’atmosfera da zombie e creature spaventose, il suo videoclip fa al caso vostro.

Attraverso la sua hit del 1982, Michael Jackson introdusse un nuovo concetto di video musicale, rivoluzionando per sempre il modo di realizzarli. Quello di “Thriller” fu il primo nel mondo ad avere una trama, una coreografia e degli effetti speciali, mentre prima i videoclip erano dei semplici collage di immagini, la cui unica funzione era quella di accompagnare la canzone da promuovere.

Il video di “Thriller” è un vero e proprio horror con tutte le caratteristiche di qualsiasi altro film hollywoodiano, ma con la durata di 14 minuti. Per realizzarlo ci vollero 500mila dollari: a quel tempo fu il video più costoso della storia (poi battuto da un altro video di Jackson, Bad, costato 2,2 milioni di dollari).

Stefano Molinari ha scelto:

“Ti voglio al mio funerale” – Nuela

Avete mai provato a cercare Halloween sul dizionario?
“Festa macabra celebrata nella notte fra il 31 di ottobre e il primo di novembre. Contrazione scozzese settecentesca dell’inglese Allhallow’s-even, Vigilia di Ognissanti”.
È la notte delle streghe, delle zucche illuminate e dei personaggi mostruosi che ci bussano alla porta per urlare “dolcetto o scherzetto”. Ma se non vi spaventano né vampiri, né licantropi, e se pensate che i veri zombie li vedete ogni mattina appena svegli, io ho qualcosa che davvero vi spaventerà a morte.
Emanuele Crisanti, in arte Nuela, ha 16 anni e ha partecipato alle audizioni più recenti di XFactor, spopolando in tutta la penisola con il suo tormentone “Carote”. Checché ne pensiate, Nuela è diventato un fenomeno social da 10 milioni di visualizzazioni di YouTube. Il suo secondo singolo si abbina bene alla notte più horror dell’anno: “Ti voglio al mio funerale“. È grottesca e dissennata, ma porta a galla quella parte di popolazione italica che non distingue libertà espressiva e cattivo gusto.
Il cantante wannabe dice a proposito delle sue composizioni “Volevo fare qualcosa di simpatico, non serio e mi sono detto, prendo un oggetto a caso e ci faccio tutte le rime che mi vengono in mente”.
Ecco, se non vi fa paura tutto questo, non so davvero cosa possa spaventarvi! Io, nel frattempo, corro a nascondermi!

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Immagine di copertina: © Florenza Palamà

 

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