Cena del 24 dicembre, ore 20, possibile set di un lungometraggio di Sergio Leone. In un’istantanea fugace visualizzi le sedie strisciare indelicatamente sulla superficie del pavimento, percepisci il brusio dei commensali desiderosi di una postazione. Quella zia un po’ latitante nei meandri della memoria sfoggia una spilla a forma di cornucopia che le annaffia il pullover con fiori e frutti di lustrini. È un attimo e nemmeno te ne accorgi: ha intercettato il tuo sguardo curioso. La iena muove le labbra ed emette un suono, forse più di uno: “Beh, ma… il fidanzatino dove l’hai lasciato?”. Gelida cade la stessa condanna che adesso le regala un ghigno. Non ci puoi credere, è successo davvero.

Le feste tirate per le lunghe ti danno lo stesso effetto di una pepata di cozze ingurgitata al sorgere del sole?

Sei nella fase nefanda in cui alterni il tuo makeover in un burrito di piumone e pigrizia ai sensi di colpa per non aver studiato?

L’abuso di panettone ti ha appesantito lo stomaco e qualche messaggio sbagliato ha reso il tuo cuore un macigno?

Allora quest’articolo potrebbe fare al caso tuo. Conserva zenzero e cetrioli e digerisci i malumori delle vacanze con la playlist detox firmata Artwave. L’unica raccomandazione è di chiudere gli occhi e farsi trasportare dal flusso, trascurando per una volta i testi e lasciandosi accarezzare. Effetti collaterali: studi medici sconosciuti hanno documentato uno strano senso di leggerezza.

 

White – Frank Ocean feat. John Mayer

L’ouverture tutta bollicine e antiossidanti dura appena un minuto e sedici secondi. Eppure in questa White c’è qualcosa di magico, speciale. Dodicesima traccia di channel ORANGE, album di debutto di Frank Ocean, appare dolce, pacata, inaspettata ed affascinante, figlia di un sound a cavallo tra la fine degli anni Settanta ed il decennio successivo. La morbidezza di questo pezzo è condita dalla chitarra di John Mayer, nota per parlare in modo fluente la lingua dell’amore.

 

Galatea’s Guitar –  Gábor Szabó

Altro magister delle sei corde, seppur precipitato nel dimenticatoio senza un’effettiva motivazione, è l’ungherese Gábor Szabó. Qualora volessi rendergli giustizia, ti consigliamo caldamente l’ascolto del mistico Dreams, LP registrato negli Stati Uniti e pubblicato nel dicembre ’68. Galatea’s Guitar costituisce quel brano d’apertura che, già dalle primissime riproduzioni, ha il potere di incantare l’ascoltatore, fortunato di assistere ad un ménage tra jazz e psichedelia. È un’esperienza di erotismo uditivo esclusiva, da non perdere.

 

Lifeboats (Freestyle) – Jorja Smith

In Jorja Smith dev’esserci senza ombra di dubbio qualcosa di trascendentale, divino, eludente i limiti della ragione. Non potrebbe essere altrimenti se pensiamo che questa ventunenne abbia supportato il tour di Drake, sia stata eletta dalla stampa britannica come una delle artisti più promettenti del Regno Unito per poi vincere i Brit Critics’ Choice Award solo un anno fa. L’Atomic Flea, questo il suo nomignolo di battaglia, ha la potenza di un vulcano e la fierezza di un leone: ne sentiremo piacevolmente parlare ancora ed ancora.

 

Synergy – Tash Sultana

L’australiana Natasha (Tash) Sultana, invece, di anni ne ha ventitré e sa suonare almeno una decina di strumenti, inclusi chitarra, basso, flauto, tromba, sassofono e percussioni. Si è esibita all’ultima edizione del Coachella e del Lollapalooza, vincendo un ARIA Award (Australian Recording Industry Association) per la categoria Blues and Roots Album of The Year con Flow State, primo album in studio. Oggi vogliamo esplorare il background musicale di quest’artista presentandoti un assaggio del suo EP Notion (2016). Nota bene la particolarità di questo video: registrato nella propria cameretta con una GoPro, è un fantastico esempio di sinergia, rapporto tra elementi e forze come purezza, talento, dedizione. E tanta, tanta anima da far splendere.

 

Small Worlds – Mac Miller

Forse avrà lasciato il mondo terreno, ma la sua musica continuerà a resistere a qualsiasi caducità. Mac Miller ha pubblicato Swimming, il quinto album, il 3 agosto 2018; solo dopo un mese, precisamente il 7 settembre, un cocktail di cocaina, fentanyl e alcol ha posto fine alla sua vita. Nella piccolezza del mondo di questa ottava traccia, la voce di Malcom è gentile, smooth, scanzonata, quasi infantile. Difficile e contronatura skipparla.

 

Some Feeling – Mild Orange

I Mild Orange sono un’interessantissima band neozelandese. La copertina del loro album Foreplay, pubblicato il 18 aprile scorso, dà una sazietà cromatica da godere, ponendosi tra l’artwork di quell’album di Frank Ocean di cui abbiamo parlato precedentemente e To Record Only Water for Ten Days di John FruscianteDefinirli semplicemente pop risulta un po’ ostico, anche solo prendendo considerazione il pezzo che abbiamo scelto per il detox plan: in Some Feeling c’è la malattia dolce-amara, il viaggio mentale, la cura panacetica. Tre minuti e diciassette per auspicare l’equilibrio.

A Secret Place – Grover Washington, Jr.

Se stai pensando di ampliare la tua collezione di vinili ma non sai ancora quale scegliere, ti suggeriamo un qualsiasi capolavoro funk-jazz di Grover Washington Jr. per regalarti un po’ di felicità. Il pezzo che abbiamo inserito nella playlist risale all’ottobre 1976, eppure non credi che la tua pace abbia questo stesso suono senza tempo?

 

Redbone – Childish Gambino

Nessuno tocchi Donald Glover aka Childish Gambino. Tutti, o almeno quelli che ne abbiano le possibilità economiche, vadano a sentirlo al Coachella ad aprile, perché lui è tra i protagonisti della meravigliosa line up del festival. Redbone, vera e propria chicca, è il secondo singolo estratto dall’album Awaken, My Love! che si è aggiudicato un Grammy come miglior interpretazione R&B tradizionale. Qualsiasi parola non sarebbe abbastanza per raccontarti degnamente la sua bellezza.

 

Turn Blue – The Black Keys

I Black Keys sono composti da Daniel Auerbach, Patrick Carney e una dose di sana e splendida malinconia. Turn Blue è la title-track del loro ottavo lavoro in studio, rilasciato nel maggio 2014; il suo è un trip introspettivo, necessario, fraterno, consapevolmente maturo. Ascolta l’intero album ed innamorati.

 

Tadow – Masego feat. FKJ

Siamo alla penultima traccia della nostra colonna sonora digestiva e dobbiamo dire che, finora, il numero degli artisti-bomba nati sotto la buona stella negli anni ’90 è davvero alto. In questa moltitudine non potevamo esimerci dall’annoverare i due geni che ritroverete nel video qui sotto. Micah Davis ovvero Masego, classe ’93 per metà americano e metà giamaicano, sceglie come pseudonimo il corrispettivo africano per il termine ‘benedizione’. Vincent Fenton, invece, ha tre anni in più del collega ed è meglio conosciuto come French Kiwi Juice (FKJ). La loro cultura musicale, la passione trasmessa da ogni singolo gesto o nota e l’abilità esecutiva non hanno nulla a che vedere con la soggettività: sono fuochi, materia viva ed ardente alla vista di tutti. E non potremmo far altro che esser grati per questo spettacolo. Ecco Tadow in tutta la sua eleganza.

 

Albatross – Fleetwood Mac

Albatross è una hit dei Fleetwood Mac inclusa sia nel disco-compilation English Rose del ’69 sia nel live album Shrine ’69 del 1999. È la chiusura perfetta, una ninna nanna dolcissima che porterà i tuoi pensieri negativi a migrare lontano, accompagnandoli verso un eterno riposo… O almeno fino allo stress delle prossime feste.

Non avrà effetti miracolosi, ma speriamo che questa playlist ti abbia aiutato almeno un po’ a sorridere, a non sbuffare, a non fissare di continuo lo schermo del telefono in attesa di una notifica nefanda, ad alleggerire il cuore. Buona digestione da tutti noi di Artwave.

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