Se è vero che compito della musica è cristallizzare emozioni nel tempo e nello spazio, Alice Cooper ne è una dimostrazione vivente.
“Alice Cooper”, che sembra risalire a una strega bruciata viva nel diciassettesimo secolo e che l’artista ha scelto per creare l’immaginario di una “ragazzina con un lecca lecca in una mano e un coltello da macellaio nell’altra” era inizialmente il nome della band, poi pseudonimo personale di Vincent Damon Furnier. Ancora oggi, emblema di una sfida lanciata a chiunque approcci alla sua musica, di mettersi in gioco e di non lasciarsi sopraffare dalla paura del diverso.

© Wikipedia

L’artista che oggi compie 72 anni non si è mai sottratto al proprio talento – inteso qui come capacità di pensarsi come un artista a pieno titolo -, capace di curare ogni dettaglio della propria immagine e di intercettare la potenza ricettiva da parte del pubblico. Cooper non ha mai rinunciato alle proprie emozioni, dark, controverse e macabre, e ce le ha urlate in ogni forma possibile.

Iconicamente riconosciuto dal look eccentrico, trucco esagerato e volutamente sbavato, chioma foltissima e abiti ricoperti di lucida pelle nera, Alice Cooper, ben dotato di ironia e autoironia, ha lottato negli anni contro una classificazione che lo voleva un artista brutto e cattivo, giocando finemente con questo aspetto a tal punto da renderlo vantaggioso per sé stesso e per la propria immagine, seguendo uno schema dettato dalla propria indole e che lo ha reso celebre per eccentricità e sagacia.

© Wikimedia

Artista controverso, cruento e sopra le righe, Alice Cooper ha inoltre da sempre puntato sulla caratterizzazione quanto più teatrale e scenica possibile della propria arte, portando in scena orrori e traumi dell’essere umano, ispirati a un genere di narrazione horror che ha da sempre affascinato l’artista e che ne permea tutta la produzione. Una costante creativa che parte dalle sonorità e approda alla selezione delle parole cantate, fino allo show che nasce durante i live e si traduce in oscenità ed elementi dissonanti tra loro, ma in grado di abbracciare ogni paura recondita dell’essere umano.

Un pilastro della nostra cultura, Pasolini ha spesso lottato contro l’idea che la paura dello sconosciuto portasse l’uomo ad avere timore e disgusto del diverso, dell’audace, quando per il poeta scandalizzare e lasciarsi scandalizzare restava un enorme piacere e soprattutto un privilegio che tutti avrebbero dovuto accogliere, nella vita come nell’arte, capace di insegnarci ad affrontare l’osceno come qualcosa in grado di arricchire.

Di questa teoria Cooper ne è di certo un esempio: le sue performance hanno lasciato un segno indelebile, hanno provocato reazioni e spesso indignato. Uno shock rock che ha fatto la fortuna dell’artista e che lo ha consolidato nella storia della musica come un uomo coraggioso e un artista fuori dal comune.

© Pexels

Cooper ci spinge così a metterci alla prova, in un rapporto di fiducia reciproca tramite il quale veniamo invitati a indignarci, dove, quindi, lo scalpore viene inteso come la più alta forma di piacere. Uno scandalo che, agevolato dal potere comunicativo innato della musica, solleva anime e ha l’irruenza di porre domande, insinuare provocazioni, instaurare nell’uomo il pensiero che sia giusto guardarsi dall’esterno e perché no giudicarsi un po’.

La carriera di Alice da solista si apre con Welcome to My Nightmare, nel 1975, album simbolo di una lunga carriera costellata di successi e autoritratto che lo stesso artista ci regala, in un atto di donazione strettamente vincolata a una forte richiesta di empatia, invitandoci così ad addentrarci con lui nel proprio incubo, nella propria interiorità, elemento quanto più intimo e spaventoso della realtà umana, e insieme nella sua realtà fatta di esplorazione e analisi artistiche.

Una vera e propria caccia alle streghe che conduce la sensibilità umana a tutelarsi, una difesa della propria innocenza che sembra a tutti i costi perdersi per ritrovarsi in sonorità aggressive del No More Mr. Nice Guy che prende di mira ogni gentilezza e spara contro ogni parvenza di buonismo sociale, facendo del “they say he’s sick, he’s obscene” il proprio motto.

Come un veleno ancorato all’esistenza, che brucia e incatena ma di cui non si può fare a meno. Poison. Runnin’ deep inside my veins. Burnin’ deep inside my brain. Poisoning. I don’t want to break these chains. (Poison)

 

Ancora oggi, a 72 anni compiuti, Alice non viene meno alla propria urgenza comunicativa alimentata da una copiosa produzione musicale da far invidia a molti.  È infatti negli anni duemila che Cooper si abbandona senza freni a sperimentazioni di ogni tipo, rilasciando album con una cadenza e un ritmo coerenti alla propria persona, sprezzanti di ogni pericolo.

Un’urgenza, quella del musicista, di informarci costantemente della propria passione e di renderla manifesta in forma chiara e dirompente in singoli dalla forza esplosiva, potenti e profondi come solo i prodotti di un rocker sanno essere, trasmessi a ritmo di colpi scena degni di un thriller psicologico. Da ballate romantiche – Only Women Bleed, Be My Lover, Only My Heart Talkin – a pezzi rock ed heavy metal, non manca nella discografia cooperiana alcun elemento al passo con i tempi, profondamente concorde con il proprio coraggio, tradotto instancabilmente in parole e musica: “I may be lonely / But I’m never alone / And the night may pass me by / But I’ll never cry” (I never cry)

Cooper ci rende partecipi ancora oggi di un mondo idealmente intrappolato nei favolosi anni dei sogni di gloria che si nutrivano di rock’n’roll, testimone intrepido di sensazioni che si fanno carico di reagire al mondo interiore, restituendoci una realtà quanto più vicina a noi per dimostrarci come le epoche in fondo non esistano e come tutto ciò che di più scandaloso e reazionario si possa immaginare, sia in grado di sconfiggere ogni tipo di demone.

Chi lo ha detto che la musica debba per forza seguire una classificazione, autoimposta e autoreferenziale? Così, dunque, se è vero che il potere della musica è nel cristallizzare emozioni e non epoche, ecco che Cooper ci ricorda quanto sia facile e altamente possibile abbandonarsi a esse, farsi sopraffare e intimorire da esse, senza mai sentirsi inadeguati o fuori dal tempo.

Immagine di copertina ©  Pinterest
© riproduzione riservata