Il 23 luglio del 1920, a Lisbona, nasceva Amália Rodriguesla voce del Portogallo e la regina del fado.
Figura musicale di spicco a livello internazionale, la Rodrigues ebbe non pochi problemi durante la sua vita e carriera, ma andiamo per gradi.

Cos’è il fado?

Per chi non lo conoscesse, il fado è un genere di musica popolare portoghese tipico delle città di Lisbona e Coimbra che, nel 2001, è stato riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio intangibile dell’umanità.
Generalmente, l’esecuzione di un brano fado viene eseguito da una voce fadista e da una chitarra portoghese a 12 corde ai quali possono aggiungersi un’altra chitarra e un baxio, un basso portoghese.

Il nome deriva dalla parola latina fatum che vuol dire “destino” e non è proprio un caso che l’intento di questo genere musicale sia quello di voler raccontare temi profondi come quello dell’emigrazione, della lontanza e della sofferenza.

Come altre musiche popolari, quali il tango e la samba, il fado trova il suo punto d’inizio proprio nei luoghi dove la delinquenza urbana trova pane per i suoi denti.
Come accennato all’inizio, però, bisognerebbe fare una distinzione tra il fado di Lisbona e quello di Coimbra.
Il secondo veniva praticato da studenti universitari di famiglie colte e la differenza sostanziale con quello di Lisbona sta nel suonarlo in toni maggiori mentre quello originario della capitale aveva scenari tutt’altro che descrivibili in toni maggiori.
Ed è proprio qui che la politica del tempo mise mano sulla musica come forma di controllo.

Amália Rodrigues

Illustrazione di © Alfredo Scarpetti (boyblue_illustrations)

La dittatura di Salazar

La dittatura di António de Oliveira Salazar, economista e dittatore politico portoghese, cercò, fin dal suo inizio, di veicolare e controllare il fado attraverso una censura dei testi e il tesseramento dei musicisti che portò, inevitabilmente, ad una scomparsa di anarchici e socialisti in questo settore musicale.
Un cambio radicale, drastico e innaturale dal momento che questi canti popolari fuoriuscivano dalle gole di questi personaggi.
Ma Salazar decise di nazionalizzare il fado per portarlo a livelli più alti, sradicandolo dal terreno nativo su cui giaceva.

Amália Rodrigues e i rapporti con la politica del tempo

L’intento di Salazar, quindi, era quello di divinizzare la cultura portoghese anche attraverso il fado. Per questo, però, aveva bisogno di una squadra di interpreti divinizzabili per il loro grande talento e le smisurate capacità canore.
Ercília Costa a Berta Cardoso, Alfredo “Marceneiro”, Fernando Farinha e Amália Rodrigues.

Proprio quest’ultima fu l’esponente storica in grado di far viaggiare la cultura e la musica del fado portoghese in tutta Europa. La sua bravura fu quella di sperimentare musicalmente e scrivere testi più complessi di quelli che erano gli standard.

Fu allevata dai nonni materni e si fermò alla terza elementare, iniziando così a lavorare come venditrice di arance per poi passare ad una pasticceria di Lisbona. Fin da sempre appassionata di musica, la Rodrigues cantò instancabilmente in ogni momento della giornata facendosi così notare durante le manifestazioni locali. Da lì, poi, passò nell’esibirsi nei locali aumentando notorietà e cachet per diventare così l’artista più pagata di quel tempo.

Il suo repertorio era completamente di stampo fado e, forse, fu proprio questo a crearle non pochi problemi.

La Rivoluzione dei garofani

Siamo nel 1974 e l’ala progressista delle forze armate portoghesi attuò il colpo di Stato militare ponendo fine al regime dittatoriale fondato da Salazar, morto quattro anni prima.
Dopo numerose lotte politiche, venne ripristinata la democrazia nel Portogallo.

Nel frattempo, la Rodrigues era diventata ormai intoccabile visti i suoi successi internazionali tanto da essere riconosciuta come la voce del Portogallo.
Ma a metà degli anni ’70, fu presa di mira proprio dalla Rivoluzione dei garofani in quanto venne identificata come un simbolo di quel Portogallo canceroso di Salazar.
Fu esiliata e questo la portò a intensificare la sua attività musicale all’estero fino alla scoperta del tumore che la porterà via per sempre nel 1999. Il governo socialista la “riaccolse” ma fu, comunque, costretta a ritirarsi dalle scene e vivere i suoi ultimi anni nella sua casa di Lisbona.

Fernando Pessoa, uno dei più importanti poeti portoghesi, anche lui molto vicino al “movimento” del fado, nel 1929 scrisse:

«Il fado non è né allegro né triste, è la stanchezza dell’anima forte, l’occhiata di disprezzo del Portogallo a quel Dio cui ha creduto e che poi l’ha abbandonato: nel fado gli dei ritornano, legittimi e lontani…»

Molti sostengono che Amália Rodrigues fu estranea alle dinamiche politiche del tempo mentre altri le additano, tutt’ora, la colpa proprio di questa sua alienazione.
Ha vissuto nell’ombra della dittatura di Salazar? Condivideva le scelte politiche del tempo?
L’unica cosa certa è che la Rodrigues non andò mai contro il governo né lo appoggiò.

Amália Rodrigues

Amália Rodrigues. Fonte: © Wikipedia

Pagina Instagram dell’illustratore: @boyblue_illustrations

Immagine di copertina: © Wikipedia
© riproduzione riservata